Rifiuti Campania, Scarano (Ulssa): «Ato bloccati da 10 anni, lavoratori abbandonati»
La promessa mancata: dieci anni dopo la legge regionale
Il 26 maggio 2016 la Regione Campania approvava la Legge 14/2016, un provvedimento pensato per rivoluzionare il sistema di gestione dei rifiuti e offrire nuova stabilità occupazionale alle migliaia di lavoratori dei consorzi di bacino. A distanza di dieci anni, però, la realtà è ben diversa: gli Ato (Ambiti territoriali ottimali) sono ancora fermi al palo e centinaia di maestranze versano in una condizione di precarietà.
Il grido d’allarme di Ulssa Salerno: «Una ricollocazione solo sulla carta»
Francesco Scarano, segretario generale dell’Unione lavoratori servizi socio-assistenziali (Ulssa) di Salerno, denuncia con forza il mancato rispetto degli impegni presi:
«La legge prevedeva l’individuazione di nuovi Ato, la gara pubblica per l’affidamento del servizio e la ricollocazione dignitosa di tutti i lavoratori. Di queste tre tappe non è stata completata nemmeno una».
Secondo i dati sindacali, oltre 300 dipendenti dei vecchi consorzi di bacino in provincia di Salerno sono ancora in attesa di un contratto stabile: «Siamo di fronte a una vera e propria emergenza sociale. Alcuni colleghi hanno ricevuto lettere di licenziamento, altri sono stati trasferiti alle dipendenze di aziende private che hanno vinto le gare, ma senza garanzie sul futuro».
Cosa prevedeva la Legge 14/2016
- Riduzione dei costi del servizio attraverso l’aggregazione dei comuni in macro-Ato
- Procedure di gara trasparenti per scegliere i nuovi gestori
- Salvaguardia dei livelli occupazionali per 24 mesi dal subentro dell’operatore
- Formazione continua e riqualificazione del personale
- Incremento della raccolta differenziata e riduzione delle discariche
Campania: l’unica regione ferma sugli Ato rifiuti
Mentre tutte le altre regioni italiane hanno completato da anni il riordino degli Ato, la Campania resta l’unica eccezione italiana. «Il ritardo accumulato – spiega Scarano – ha prodotto un effetto domino: le aziende private non hanno certezze sui canoni tariffari, i comuni non possono programmare investimenti a lungo termine e i lavoratori vivono nell’ansia del posto di lavoro».
I numeri del disagio
- 3.800 lavoratori complessivi coinvolti in tutta la Campania
- 15 Ato previsti, zero ancora operativi
- €42 milioni l’anno di costi aggiuntivi stimati dalla Corte dei Conti
- 41% raccolta differenziata regionale, sotto la media nazionale del 65%
Le prossime mosse del sindacato
Ulssa Salerno ha già chiesto un tavolo istituzionale permanente con la Regione, le Province e i comuni capoluogo. «Vogliamo un cronoprogramma chiaro e vincolante – conclude Scarano –. Se entro il 30 giugno non avremo risposte, organizzeremo sciopero e manifestazioni davanti alla sede della Giunta regionale».
La partita, insomma, è ancora aperta. L’unica certezza è che, a dieci anni dalla legge, l’obiettivo di una Campania più pulita e con lavoratori tutelati resta ancora un miraggio.
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