Corte dà ragione a poliziotti: 5mila euro l’anno per trasferimento dopo chiusura carcere Sala Consilina
Il Consiglio di Stato ha rivoluzionato la vicenda dei trasferimenti forzati che hanno colpito gli agenti della Polizia Penitenziaria dopo la chiusura del carcere di Sala Consilina. Con una sentenza resa nota oggi, l’organo di giustizia amministrativa ha riconosciuto il diritto al trattamento accessorio di trasferimento, pari a circa 5.000 euro annui, ribaltando il rigetto del TAR Campania. La decisione apre la strada a un risarcimento collettivo che potrebbe valere decine di migliaia di euro per ogni dipendente coinvolto.
La sentenza: riconosciuto l’indennizzo per trasferimento “non richiesto”
Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello di un gruppo di agenti che, nel 2014, vennero spostati d’ufficio da Sala Consilina verso altri istituti campani dopo la chiusura dell’unico penitenziario del Vallo di Diano. I giudici hanno stabilito che l’imposizione del trasferimento costituisce un pregiudizio economico e familiare rilevante, configurando il diritto all’indennità prevista dal contratto collettivo per i casi di dislocazione “non volontaria”.
Perché il TAR Campania aveva respinto il ricorso
Il Tribunale Amministrativo Regionale aveva rigettato la domanda sostenendo che il trasferimento fosse da considerarsi «di servizio» e non produttivo di diritto accessorio. Questa tesi è stata ritenuta «manifestamente infondata» dal Consiglio di Stato, che ha evidenziato come la soppressione dell’intero istituto abbia reso impossibile il permanenziamento sul posto, rendendo la dislocazione obbligatoria e indennizzabile.
La storia: chiusura del carcere di Sala Consilina nel 2014
La chiusura del carcere “San Michele” di Sala Consilina risale al 30 settembre 2014 con decreto interministeriale emesso per esigenze di riorganizzazione e risparmio economico. L’istituto, aperto nel 1990, contava all’epoca circa 50 detenuti e impiegava 45 agenti della Polizia Penitenziaria. Il provvedimento, motivato dall’obsolescenza strutturale e dal ridotto numero di detenuti, costrinse gli operatori ad accettare trasferimenti verso le case circondariali di Salerno, Napoli e Caserta.
Le difficoltà dei lavoratori e le famiglie divise
Moltissimi agenti, originari dell’alto Cilento o del Vallo di Diano, si trovarono a dover affrontare 80-120 km di tragitto quotidiano o a trasferire la residenza lontano da parenti e figli. Secondo i calcoli dell’associazione sindacale OSAPP, i costi aggiuntivi di carburante, vitto e alloggio superavano i 400 euro mensili, aggravando la già precaria situazione economica.
Cosa succede adesso: quanto spetta e a quanti
Con la nuova pronuncia, l’indennità di trasferimento (circa 5.000 euro lordi all’anno) spetterà dal momento della dislocazione sino al rientro volontario o al nuovo trasferimento. Gli interessati potranno:
- presentare istanza di liquidazione a favore al Ministero della Giustizia entro 90 giorni;
- richiedere gli arretrati maturati dal 2014 ad oggi, soggetti a rivalutazione ISTAT e interessi legali;
- assicurarsi il mantenimento dell’indennità fino a nuovo provvedimento.
Precendente storico e impatto sul comparto sicurezza
Giuristi del lavoro considerano la sentenza un precedente storico per tutti i trasferimenti imposti dopo chiusura di istituti penitenziari. Secondo l’avvocato Nicola Santaniello, patrocinatore degli agenti, «la decisione potrebbe aprire la strada a centinaia di ricorsi analoghi in Italia, dove negli ultimi dieci anni sono stati soppressi o accorpati oltre 20 istituti minori». Il Ministero della Giustizia, interpellato, non ha ancora reso note le eventuali contromisure, ma fonti interne parlano di «valutazioni tecniche per limitare l’esborso straordinario».
Le reazioni sindacali
Federico Greco, segretario regionale OSAPP Campania, esulta: «È una vittoria di civiltà. I nostri colleghi non dovranno più pagare di tasca propria per scelte politiche fatte in nome del risparmio». Il SAPPE chiede invece «un tavolo di confronto urgente per evitare ulteriori contenziosi».
L’epilogo di questa vicenda dimostra come la tutela dei diritti dei lavoratori della sicurezza passi anche attraverso il contenzioso amministrativo. Per i 45 poliziotti penitenziari di Sala Consilina, finalmente, la parola fine è scritta in «beneficio economico» e non più in « sacrificio personale».
Lascia un commento