Salerno, Fonderie Pisano: Aia negata, 100 lavoratori in bilico e azienda a rischio chiusura
Salerno – Parere negativo unanime alla richiesta di Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia). Così la Conferenza di servizi convocata stamani negli uffici regionali di via Clark ha messo seriamente in pericolo il futuro delle Fonderie Pisano nello stabilimento di Fratte: cento famiglie salernitane, oggi, attendono risposte concrete per scongiurare la cessazione delle attività e la conseguente perdita dell’occupazione.
Il verdetto della Regione: no all’Aia e incertezza totale
La Conferenza di servizi, alla quale hanno preso parte Regione Campania, Arpac e Asl Salerno, ha espresso parere sfavorevole al rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale necessaria per la prosecuzione della produzione. L’esito non lascia spazio a interpretazioni: senza Aia, le Fonderie Pisano non potranno più operare nello stabilimento di Fratte, una realtà produttiva attiva sul territorio da decenni.
Cosa comporta il diniego di Aia
- Blocco immediato della produzione previsto a partire dal termine ultimo fissato dagli enti.
- Indennità di disoccupazione per i lavoratori, con tempi di erogazione ancora da definire.
- Oneri di bonifica e smantellamento degli impianti a carico dell’azienda.
- Perdita economica stimata in milioni di euro per la filiera locale di fornitori e trasportatori.
I 100 operai tra apprensione e mobilitazione
Più di cento dipendenti – alcuni impiegati da oltre vent’anni – hanno seguito in diretta streaming la Conferenza. “Siamo preoccupati ma determinati – racconta Mario R., operaio della linea fusione – perché dietro ogni posto di lavoro c’è una famiglia intera che coltiva progetti e speranze”. I sindacati hanno già annunciato un’assemblea permanente e un presidio davanti alla Prefettura di Salerno per esigere tavoli tecnici urgenti con Regione e Ministero della Transizione ecologica.
Le ragioni tecniche del rifiuto
Secondo le relazioni tecniche presentate da Arpac, l’impianto non risulterebbe conforme ai nuovi limiti di emissione di Pm10, NOx e composti organici imposti dalla normativa europea. In particolare, l’ultima relazione del 12 maggio 2024 evidenzia superamenti “ripetuti e significativi” dei valori soglia negli ultimi 18 mesi, nonostante gli interventi di manutenzione straordinaria avviati nel 2023.
Quali strade restano alla Fonderia Pisano
L’azienda ha 30 giorni di tempo per presentare osservazioni e un piano di adeguamento ambientale integrato. Le opzioni sul tavolo sono almeno tre:
- Ricorso al Tar contro il diniego di Aia, sostenendo l’insussistenza dei superamenti emissivi.
- Piano di investimenti green da 8-10 milioni di euro per abbattimento inquinanti, da finanziare con contributi regionali e nazionali.
- Trasferimento dello stabilimento in un’area a basso impatto ambientale, soluzione finora osteggiata dai lavoratori.
Le reazioni politiche e sindacali
Il sindaco di Salerno Vincenzo Napoli ha convocato un vertice in Municipio entro 48 ore: “Serve una soluzione condivisa che tuteli l’ambiente e il lavoro”. Francesco Iovinella, segretario generale Fiom-Cgil Salerno, annuncia “lo stato di agitazione permanente finché non verrà trovato un percorso credibile”. Dall’altra parte, l’assessore regionale all’Ambiente Armando Cesaro sottolinea che “nessuno strappo alla legalità sarà possibile: la salute dei cittadini è prioritaria”.
Cronologia degli ultimi eventi
- 8 aprile 2024 – Arpac trasmette relazione critica sulle emissioni.
- 30 aprile 2024 – La Fonderia Pisano presenta piano di interventi per 5 milioni di euro.
- 14 maggio 2024 – Conferenza di servizi: parere negativo unanime.
- 15 maggio 2024 – Assemblea sindacale e proclama dello stato di agitazione.
Il futuro dell’industria siderurgica in Campania
Il caso Fonderie Pisano si inserisce nel dibattito più ampio sulla transizione ecologica dell’industria pesante in Campania. Secondo i dati Unioncamere, gli impianti a rischio di chiusura per non conformità ambientale nel prossimo triennio sono almeno sei, con oltre 600 dipendenti coinvolti. Per evitare il paradosso di “deindustrializzazione ambientale”, Regione e Governo stanno lavorando al Fondo per la riconversione green da 150 milioni di euro, ma i tempi restano incerti.
Mentre le lancette corrono, a Fratte l’atmosfera è tesa. Cento lavoratori, cento famiglie e un intero distretto produttivo attendono di capire se l’industria che ha contribuito a costruire l’economia salernitana potrà ancora avere un futuro, e quale.
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