Rave party illegale a Padula, bloccato dai carabinieri: 100 partecipanti e 50 auto in località ex polveriera
Maxi rave party abusivo a Padula: l’operazione dei carabinieri dell’ex polveriera di Mandranello
Nelle prime ore di domenica 30 giugno 2024, i carabinieri della Compagnia di Sala Consilina hanno sgominato un rave party illegale che stava per radunare centinaia di persone nell’area dell’ex polveriera di Mandranello, nel comune di Padula (Salerno). L’intervento tempestivo ha evitato l’ulteriore afflusso di partecipanti che, secondo gli organizzatori via social, avrebbe fatto lievitare il numero degli avventori fino a oltre 500.
Come è avvenuto il blitz
Allertati via social: la segnalazione decisiva
I militari sono entrati in azione poco dopo l’alba, quando sul posto erano già presenti circa 100 partecipanti e una cinquantina di autovetture parcheggiate tra le boscaglie dell’ex polveriera, una zona dismessa e isolata che negli ultimi anni è stata più volte teatro di eventi clandestini. Le pattuglie hanno setacciato l’area, identificato i presenti e disposto il sequestro preventivo di casse acustiche, impianti d’amplificazione, mixer, luci strobo e generatori di corrente.
Il rischio sanitario e ambientale evitato
Le verifiche hanno rilevato l’assenza totale di autorizzazioni: nessun permesso per l’occupazione di suolo pubblico, nessuna polizza assicurativa, nessun piano di sicurezza. Nello stesso tempo erano emerse criticità igienico-sanitarie per la presenza di bagni chimici improvvisati e l’utilizzo di bombole a gas senza controllo. «L’area – spiegano i carabinieri – è anche protetta per via della vicinanza a siti Natura 2000, oltre che soggetta a vincolo archeologico».
Identificazioni e sanzioni immediate
Ogni partecipante è stato fotosegnalato e identificato. Le multe per assembramento e violazione delle normative anti-rave (art. 659-bis c.p.) oscillano tra 1.000 e 10.000 euro, ma i vertici indagati rischiano il carcere da 3 a 6 anni e l’obbligo di risarcimento dei danni ambientali. Al momento non risultano arresti né denunce in stato di libertà, ma l’inchiesta è appena iniziata: i dati raccolti dai cellulari sequestrati e i filmati delle telecamere di sorveglianza mobile saranno fondamentali per risalire agli organizzatori.
Il sindaco di Padula: “Zero tolleranza per eventi abusivi”
Il primo cittadino Giuseppe Canfora ha ringraziato i carabinieri sui social: «Padula non può essere territorio di illegalità. Gli eventi illegali deturpano l’immagine di un patrimonio UNESCO come il Certosa di San Lorenzo e minano la sicurezza dei residenti e dei turisti». Il Comune ha inoltre annunciato un’ordinanza che vieta l’ingresso notturno nell’area dell’ex polveriera, facilitando i controlli futuri.
Il fenomeno rave party nella provincia di Salerno
Secondo i dati della Questura, nel 2023 in Campania sono stati registrati 23 rave party irregolari, 6 dei quali in provincia di Salerno, con un incremento del 40% rispetto all’anno precedente. L’isolamento delle aree dismesse, la facilità di accesso via autostrada A3 e A2 e l’alto tasso di disoccupazione giovanile sono ritenuti fattori che alimentano il fenomeno. «Serve un’azione sinergica tra forze dell’ordine, prefetture e Comuni» sottolinea il vicequestore aggiunto Maria Rosaria Vitale.
Cosa prevede la legge: multe salate e carcere
- Art. 659-bis c.p.: pena da 3 a 6 anni di reclusione e multa fino a 10.000 euro per chi organizza rave abusivi
- D.L. 146/2021: sequestro preventivo di attrezzature e strumenti utilizzati per l’evento
- Decreto Sicurezza bis: responsabilità solidale per manutentori e proprietari dell’area
Prossimi controlli e piani di prevenzione
I carabinieri intensificheranno i pattugliamenti nei prossimi weekend, in collaborazione con Polizia Locale e Forestale, mentre il Comune di Padula valuta l’istallazione di telecamere a circuito chiuso in prossimità delle ex aree militari. «Il messaggio è chiaro – conclude il capitano Antonio De Marco –: chi organizza o partecipa a rave party abusivi sarà perseguito con la massima severità». Per i residenti, l’intervento di ieri è un segnale forte: «Finalmente si agisce prima che il danno sia fatto», commenta Francesca Rizzo, titolare di un B&B a pochi chilometri dal sito.
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