Scabbia all’ospedale Ruggi di Salerno: morto il paziente “index”, ma il decesso non è legato alla parassitosi
Il paziente zero dell’episodio di scabbia al Ruggi è deceduto: nessuna correlazione con la parassitosi cutanea
L’uomo a cui si è attribuito l’inizio del focolaio di scabbia all’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno è morto questa mattina. Secondo le prime informazioni raccolte da Il Mattino, il decesso non sarebbe collegato alla parassitosi cutanea, ma a patologie pregresse e condizioni cliniche che il paziente presentava già al ricovero. L’evento ha riacceso l’attenzione sulla gestione dei casi infettivi nei nosocomi campani e sulla necessità di rafforzare i protocolli di screening all’ingresso.
La catena dei contagi: da paziente zero ai tre casi secondari
L’uomo, proveniente da una struttura sanitaria dell’area sud della provincia di Salerno, era stato trasferito nella Torre Cuore del Ruggi pochi giorni prima che emergessero i primi sintomi di scabbia: forte prurito notturno, lesioni papulo-vesicole tipiche e segni di grattamento. Nonostante i tamponi e le profilassi messe in atto dal reparto di Igiene ospedaliera, la micosi Sarcoptes scabiei var. hominis si è propagata in altri tre reparti:
- Medicina – 1 paziente immunocompromesso
- Chirurgia – 1 paziente anziano con ferite croniche
- Geriatria – 1 ricovero di lungo periodo
Attualmente, nessuno dei paziente secondari presenta complicanze gravi: tutti sono in isolamento precauzionale e seguono una terapia topica a base di permetrina 5 % o ivermectina orale, in linea con le linee guida del Ministero della Salute.
Indagini interne e controlli di sanità pubblica
L’Azienda Ospedaliera Universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona ha attivato immediatamente il Comitato di Controllo delle Infezioni Ospedaliere (CCIO) per mappare i contatti stretti, sanificare i locali e riaddestrare il personale sul corretto utilizzo dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI). Fonti interne parlano di un “rischio moderato” perché la scabbia si trasmette per contatto diretto prolungato, non per via aerea.
Il Dipartimento di Prevenzione ASL Salerno, in collaborazione con l’Unità Operativa di Igiene Pubblica, ha avviato un’indagine epidemiologica per accertare:
- eventuali lacune nella procedura di triage all’ingresso;
- l’efficacia dei filtri di sicurezza per pazienti provenienti da altri nosocomi;
- il tempo intercorso tra la comparsa dei sintomi e l’isolamento.
Scabbia: cosa sappiamo e quando chiedere aiuto
La scabbia umana è causata da un acaro microscopico che scava gallerie nella pelle, provocando un intenso prurito. Sebbene non sia considerata una malattia grave, in persone immunocompromise può sfociare nella scabbia crostosa, forma iperinfestante altamente contagiosa. I sintomi si manifestano dopo 3-4 settimane dal contagio (o anche 24-48 ore in caso di reinfezione) e includono:
- prurito notturno che interferisce con il sonno;
- piccole croste rosse o vescicole tra le dita, polsi, ascelle e zona genitale;
- presenza di “tunnel” sottocutanei di 2-10 mm.
Il trattamento domiciliare prevede:
- applicazione di permetrina 5 % dalla testa ai piedi, lasciando agire 8-12 ore;
- lavaggio ad alte temperature (≥ 60 °C) di biancheria e abiti utilizzati negli ultimi tre giorni;
- cura simultanea di tutti i familiari stretti.
Conclusioni e raccomandazioni per i pazienti
Il caso del Ruggi di Salerno ripropone il tema della gestione dei pazienti affetti da malattie infettive dimenticate. Se la scabbia è facilmente curabile, il rischio di focolai in ambiente ospedaliero resta elevato se non si attuano precisi protocolli. I cittadini che rientrano in ospedale o che hanno avuto contatti stretti con pazienti affetti sono invitati a:
- consultare il proprio medico di base al primo sospetto di prurito anomalo;
- non automedicarsi con corticosteroidi, che possono mascherare il quadro clinico;
- segnalare eventuali precedenti ricoveri o trasferimenti da altri nosocomi.
Il Ruggi d’Aragona ha assicurato che l’attività ordinaria dei reparti coinvolti prosegue senza restrizioni e che “sono già in corso ulteriori verifiche per escludere nuovi casi”. In attesa dell’esito dell’autopsia sul paziente deceduto, la direzione sanitaria ha chiesto ai media “rispetto e riservatezza per i familiari”.
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