Fuga di Napoleone dall’Elba: 26 febbraio 1815, il ritorno che scosse l’Europa
Il 26 febbraio 1815: la partenza segreta che cambiò la storia d’Europa
Alle ore 19:00 del 26 febbraio 1815, l’isola d’Elba divenne il palcoscenico di uno degli episodi più rocamboleschi della storia europea: Napoleone Bonaparte lasciò il suo esilio forzato per riprendersi l’Impero francese. Contrariamente alla narrazione romantica di una “fuga” improvvisata, l’operazione fu pianificata con cura militare nei minimi dettagli, come raccontano le cronache dell’epoca.
Perché Napoleone decise di lasciare l’Elba
Napoleone era stato relegato sull’Elba dopo la sconfitta del 1814 e il Trattato di Fontainebleau, firmato il 12 aprile 1814, che lo relegava “sovrano” dell’isola toscana. Tuttavia, due fattori decisero il colpo di teatro del 1815:
- Insoddisfazione politica: l’esilio era più simile a una prigione dorata che a un regno autonomo.
- Voci dall’Europa: notizie sull’instabilità della Restaurazione borghese in Francia spingevano Napoleone a credere nell’esistenza di un “vuoto di potere” da colmare.
I preparativi segreti: nave, soldati e moneta
Già nelle prime settimane di febbraio, Napoleone fece arrivare l’Elbano, una fregata da guerra francese confiscata, e la fece armare sotto il comando del capitano Baudin. Contemporaneamente:
- Furono radunati 600 uomini (cosacchi, granatieri e marinai).
- Le casse del Tesoro imperiale, ancora intatte, finanziarono l’impresa con 800.000 franchi.
- Si diffuse la voce (falsa) di una partenza per Roma, per depistare gli inglesi.
La notte del 26 febbraio: cronaca minuto per minuto
Le fonti ufficiali riportano che alle 19:00 precise, con il cielo velato di nubi, Napoleone salpò dal porto di Portoferraio. Accanto a lui:
- La Legione d’Onore in uniforme impeccabile.
- Il generale Cambronne, destinato a divenire leggenda con la celebre parola d’ordine “La Garde meurt mais ne se rend pas”.
- Famiglia e servitori, in tutto 1.100 persone.
La rotta puntava verso Cannes: in soli sette giorni, il 5 marzo 1815, l’esercito napoleonico sbarcò sulla riviera francese, dando inizio ai “Cento Giorni” che terminarono a Waterloo il 18 giugno 1815.
Conseguenze geopolitiche: il Congresso di Vienna e il destino dell’Europa
La notizia della fuga colse di sorpresa i grandi della coalizione anti-napoleonica riuniti al Congresso di Vienna. In meno di tre mesi, le potenze firmarono l’Atto Finale (9 giugno 1815) che ridisegnò i confini europei, ponendo le basi per il Sistema di Vienna. L’episodio dell’Elba divenne il simbolo di un’Europa ancora traballante sulle rovine dell’Impero napoleonico.
Curiosità da non dimenticare
- Sull’Elba esiste ancora oggi il Palazzina dei Mulini, residenza ufficiale di Napoleone, visitabile come museo.
- La nave Elbano fu requisita dagli inglesi nel 1816 e ridenominata HMS Myrmidon.
- Napoleone portò con sé anche una biblioteca di 1.200 volumi, oggi custodita a Parigi.
Il 26 febbraio 1815 resta quindi una data chiave per chi studia il Risorgimento europeo: non una semplice fuga, ma il colpo di coda di un imperatore che volle riscrivere la storia fino all’ultimo respiro.
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