Cava de’ Tirreni in piazza per salvare il Pronto Soccorso: studenti e cittadini dicono «no» alla chiusura
Cava de’ Tirreni si è svegliata sotto i cori di migliaia di persone. Studenti, genitori, pensionati, operatori sanitari e semplici cittadini hanno attraversato ieri il centro storico del Tridente cittadino per dire un secco «no» alla chiusura del Pronto Soccorso dell’ospedale “San Giuseppe Moscati”, l’unica struttura di emergenza presente nell’Agro nocerino-sarnese e nell’alta Costiera amalfitana. L’iniziativa, promossa dal Collettivo Studentesco Cavese con settimane di assemblee nelle scuole superiori, ha trasformato la paura per la revoca del servizio in una giornata di mobilitazione civica senza precedenti.
Perché rischia di chiudere il Pronto Soccorso di Cava de’ Tirreni
Alla base della protesta c’è la lettera inviata il 3 maggio scorso dalla direzione generale dell’Asl Salerno al sindaco cavese Vincenzo Servalli. Nel documento, l’azienda sanitaria comunica la procedura di “accorpamento” del DEA di II livello (che garantisce chirurgia, emodinamica e terapia intensiva) con l’ospedale “Ruggi” di Salerno. In pratica, dal 1° luglio il punto nascita, la cardiologia e il pronto soccorso cavese perderebbero pezzi essenziali: 8 medici su 16 verrebbero trasferiti, lasciando la città con un servizio ridotto e tempi di attesa fino a 40 minuti per codici gialli.
Il territorio che rischia di restare senza emergenza
«Non è solo un problema cavese», spiega Maria Pellegrino, presidente del Comitato “Salviamo l’ospedale”. «Senza il nostro pronto soccorso, 120.000 persone tra Vietri sul Mare, Cetara, Maiori, Minori, Tramonti e Pellezzano dovranno percorrere fino a 35 km per raggiungere il “Ruggi” o il “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”, spesso con la Costiera intasata dal traffico turistico». Un calcolo crudele: in caso di infarto, ogni minuto di ritardo riduce del 10% le possibilità di sopravvivenza.
Corteo studentesco: «La salute non si taglia»
Alle 9:30 di mattina il corteo è partito da piazza Abbro, davanti al liceo classico “T. Campanella”. In testa, uno striscione giallo: “La salute non si negozia”. Gli studenti del “Campanella”, dell’istituto tecnico “E. Majorana” e del professionale “G. da Cava” hanno sfilato per oltre due chilometri, passando sotto i portici di corso Mazzini e terminando davanti al nosocomio in viale Marconi. «Abbiamo fatto firme 6.000 firme in dieci giorni», racconta il portavoce del Collettivo, Matteo Raimondi, 18 anni, mentre tiene in mano il registro di petizioni. «Le abbiamo consegnate al direttore sanitario, ma la risposta è stata: “Decisioni già prese”. Per questo siamo tornati per le strade».
Il fronte politico: sindaco e opposizione insieme
Rarità politica: il primo cittadino di centro-destra Vincenzo Servalli e il consigliere di minoranza Pd Marco Galdi hanno condiviso il palco davanti al pronto soccorso. «Presenteremo ricorso al Tar entro 15 giorni», ha annunciato Servalli. «Chiederemo sospensiva immediata: non possiamo perdere un reparto che ha registrato 28.000 accessi nel 2023, con un incremento del 12% rispetto al 2022». Galdi ha promesso invece un’interrogazione in Consiglio regionale per «valutare la costituzione di un presidio sanitario provinciale autonomo».
La replica dell’Asl: «Taglio solo virtuale»
Contattata dall’agenzia Ansa Campania, la direzione dell’Asl Saloni replica: «Non c’è alcuna chiusura, ma un riordino della rete ospedaliera basato su criteri scientifici». Secondo l’azienda, il pronto soccorso cavese «passerà dalla classe A (alta intensità) alla B (media intensità)», mantenendo 24 ore su 24 ma con meno specializzazioni. «I tempi di attesa saranno comunque inferiori ai 30 minuti previsti dal Piano nazionale triage», assicura il direttore generale Giuseppe Russo. Una rassicurazione che non convince i manifestanti: «Chi garantisce che tra un anno non riducano ulteriormente?», chiede Raimondi.
Quali scenari dopo la manifestazione
I prossimi appuntamenti sono già fissati:
- 20 giugno: incontro pubblico alle 18:30 nel salone della biblioteca “Benedetto Croce” per raccogliere nuove adesioni;
- 24 giugno: tavolo tecnico in Prefettura a Salerno con Asl, sindaci e rappresentanze sanitarie;
- 1° luglio: se la revoca dovesse passare, è già annunciato un presidio permanente davanti al nosocomio.
Intanto, la Procura di Salerno ha aperto un fascicolo per interruzione di pubblico servizio: il pool di magistrati vuole accertare se la decisione di ridurre il pronto soccorso possa configurarsi come «reato di omissione in atti d’ufficio». Il clima resta tesissimo: la città intera attende di capire se la protesta riuscirà a salvare l’ultimo baluardo di emergenza territoriale o se Cava de’ Tirreni entrerà ufficialmente nella lista dei “comuni-satellite” costretti a trasferirsi in città per un banale punto di sutura.
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