De Luca: «Sicurezza, basta propaganda: servono fatti e risorse»
Vincenzo De Luca, ex presidente della Regione Campania, torna a puntare il dito contro chi «specula» sull’insicurezza urbana. Nel corso della consueta diretta social del venerdì, il governatore ha usato la sparatoria di Rogoredo – nella quale è rimasto ferito un agente di polizia – per ribadire un concetto chiave: la sicurezza è una priorità, non uno strumento elettorale.
L’incidente di Rogoredo e la reazione di De Luca
Milano, zona sud. Un poliziotto in borghese viene aggredito e ferito da un commando armato mentre è in servizio. L’episodio, avvenuto in pieno giorno, ha riacceso il dibattito sulla prevenzione del crimine e sulle risorse destinate alle forze dell’ordine. Proprio su questo tema De Luca ha voluto intervenire, denunciando «l’ipocrisia di chi oggi piange sul sangue di un agente e ieri ha votato contro nuove assunzioni nella polizia».
«Sulla sicurezza non serve la propaganda – ha detto De Luca nel corso della diretta Facebook – serve una strategia seria, fatta di investimenti, tecnologie e uomini». Parole dure, che sembrano rivolte tanto alla destra quanto a trazioni centriste accusate di «fare show televisivo» senza presentare proposte concrete.
Il plauso al questore e il monito alla politica
L’ex governatore campano ha espresso «piena solidarietà» all’agente ferito e ha elogiato l’intervento tempestivo del capo della Polizia, Vittorio Pisani, che in tempi record ha coordinato le indagini portando all’identificazione degli aggressori. «Quando c’è professionalità, i risultati arrivano – ha sottolineato De Luca – ma servono strumenti adeguati: più telecamere, più agenti, più pattuglie».
Il riferimento è al deficit di organico che da anni affligge le forze dell’ordine: secondo i sindacati di polizia, in Italia mancano circa 30.000 unità tra agenti e personale amministrativo. Un gap che, secondo l’ex presidente, «non si colma con slogan, ma con stanziamenti certi nel prossimo DEF».
Sicurezza urbana: le proposte di De Luca
Per contrastare il fenomeno del microcrimine e delle gang che sempre più frequentemente imperversano nelle periferie, De Luca ha presentato un piano in quattro punti:
- Rafforzamento degli organici: concorsi annuali per 5.000 nuovi agenti di polizia e carabinieri;
- Tecnologia e videosorveglianza: installazione di 100.000 nuove telecamere HD con riconoscimento facciale nelle grandi città;
- Centri di recupero per minori: apertura di 50 strutture dedicate a ragazzi a rischio devianza, con percorsi di reinserimento scolastico e lavorativo;
- Intelligence di prossimità: incremento degli informatori di quartiere e collegamento in tempo reale tra commissariati e municipi.
Il contesto: campagna elettorale e sicurezza
Le parole di De Luca arrivano a meno di due mesi dalle elezioni regionali in Campania e a pochi giorni dal vertice nazionale di Palazzo Chigi sul piano sicurezza. Un momento delicato in cui ogni dichiarazione rischia di essere strumentalizzata. «Non voglio fare polemica – ha precisato l’ex sindaco di Salerno – ma è mio dovere denunciare chi strappa magliette da operazione ma poi vota tagli ai fondi».
Il riferimento velato è a esponenti di Fratelli d’Italia e Lega che, dopo l’agguato di Rogoredo, hanno chiesto «mani libere alle forze dell’ordine» e «piena autonomia d’intervento», ma che nei mesi scorsi hanno criticato il governo per aver stanziato «solo» 500 milioni nel Fondo per la sicurezza urbana, ritenuti insufficienti.
La sfida dei numeri: è davvero emergenza?
Secondo l’ultimo rapporto Istat, nel 2023 i reati denunciati in Italia sono calati del -7,3% rispetto al 2022. Tuttavia, omicidi, rapine e furti con strappo restano concentrati nelle aree metropolitane di Milano, Napoli e Roma. Proprio per questo De Luca invita a «non confondere l’opinione pubblica»: «I dati vanno letti con attenzione – spiega – il calo generale non cancella il disagio che si vive nelle periferie».
Conclusione: un appello all’unità
Chiudendo la diretta, l’ex governatore ha lanciato un appello trasversale: «La sicurezza è un bene collettivo: serve un patto istituzionale che vada oltre i colori politici». Un invito che, a pochi mesi dalle elezioni europee e in vista del voto di mid-term in Campania, suona come un monito: «Chi fa promesse irrealizzabili oggi, domani dovrà rendere conto ai cittadini».
La sfida, conclude De Luca, «non è vincere la comunicazione, ma vincere la paura». Un obiettivo che, secondo lui, si raggiunge solo con «fatti, numeri e presenza sul territorio». Una ricetta semplice, ma che in tempi di tweet virali e slogan da salotto sembra sempre più rara.
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