Sanità per i senza fissa dimora: torna in Regione la proposta di legge di Picarone
Il consigliere regionale Picarone ha ripresentato, come primo firmatario, la proposta di legge per garantire l’assistenza sanitaria ai senza fissa dimora. Un provvedimento definito «di civiltà» che mira a garantire alle persone senza residenza la possibilità di avere un medico di base, come ogni cittadino. La norma, oltre a tutelare la salute dei più vulnerabili, punta anche a ridurre il sovraffollamento dei pronto soccorso, spesso utilizzati come unico riferimento sanitario da chi vive per strada.
La proposta di legge: un diritto di salute per tutti
La legislazione vigente, infatti, non consente a chi non ha una residenza anagrafica di iscriversi al Servizio Sanitario Regionale e, conseguentemente, di avere un medico di famiglia. Questo crea una frattura insanabile tra i senza fissa dimora e il resto della popolazione, costringendo centinaia di persone a rivolgersi ai soli pronto soccorso anche per patologie banali.
«Una richiesta che è venuta insistente da associazioni di volontariato, operatori sanitari e semplici cittadini — ha spiegato Picarone —. Nessuno dovrebbe essere escluso dalla possibilità di curarsi dignitosamente.»
Come cambierebbe l’accesso alle cure
Il testo della legge prevede l’istituzione di un “tessero provvisorio di iscrizione” rilasciato dai servizi sociali competenti, valido per dodici mesi e rinnovabile. Con quel documento le persone senza fissa dimora potranno:
- iscriversi al Servizio Sanitario Regionale;
- scegliere o farsi assegnare un medico di base;
- accendere un fascicolo sanitario elettronico;
- accedere alle prestazioni specialistiche e farmaceutiche.
Ridurre i costi e salvare vite
Secondo i dati forniti dall’Agenzia regione sanitaria, un accesso al pronto soccorso costa alle casse pubbliche circa 300 euro, mentre una visita dal medico di famiglia si aggira sugli 8-10 euro. «Il risparmio economico è evidente — sottolinea Picarone —, ma il valore aggiunto è umano: si tratta di prevenire, diagnosticare precocemente e evitare che malattie curabili diventino croniche o, peggio, letali.»
L’esperienza di altre regioni
Toscana, Emilia-Romagna e Lazio hanno già adottato misure simili, registrando un calo degli accessi impropri ai dipartimenti di emergenza compreso tra il 15 e il 22% nei primi due anni. In queste regioni si è rilevato anche un aumento delle vaccinazioni e una diminuzione dei ricoveri ospedalieri per patologie infettive, spesso legate alle condizioni di vita precarie.
Il cronoprogramma e i passaggi istituzionali
La proposta ora dovrà superare l’esame delle Commissioni Affari sociali e Bilancio, dove sono previsti audizioni di esperti, rappresentanti delle associazioni di volontariato e operatori socio-sanitari. Se approdata in aula entro l’autunno, la legge potrebbe entrare in vigore già a gennaio 2025.
«Invito tutti i colleghi a valutare con spirito collaborativo questo testo — ha concluso Picarone —. È un investimento sulla salute pubblica, ma anche sulla dignità di chi vive ai margini. Il diritto alla cura non può essere un lusso per pochi.»
Prossimi passaggi e mobilitazione della società civile
Nelle prossime settimane sono previsti incontri pubblici, campagne di sensibilizzazione e raccolte firme per spingere la Regione ad approvare definitivamente il provvedimento. Le associazioni di volontariato si sono dette «fiduciose ma vigili», pronte a tornare in piazza se l’iter dovesse rallentare.
Con l’approssimarsi della stagione invernale, la richiesta di una sanità inclusiva diventa ancora più urgente: «Un gesto concreto di civiltà — come lo definisce Picarone — che può salvare vite umane e rendere la nostra comunità più giusta e coesa.»
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