Trapianto cuore bimbo 2 anni Napoli: infermieri Monaldi “tentammo scongelare con acqua calda
Morto il piccolo Domenico di 2 anni dopo un trapianto al Monaldi: emerge il tentativo disperato degli infermieri di “scongelare il cuore danneggiato con acqua calda”. Le nuove testimonianze, pubblicate da Repubblica, ricostruiscono i drammatici minuti in cui l’organo arrivato da Bolzano è risultato compromesso, mettendo sotto la lente la catena di custodia del reperfusionista e i protocolli di conservazione degli organi in Italia.
Caso Monaldi, il racconto choc degli infermieri: cuore “congelato” e acqua calda per salvarlo
Secondo le dichiarazioni rese al quotidiano da tre infermieri presenti in sala operatoria, l’organo – giunto in aereo da Bolzano – è apparso “parzialmente scongelato” già al momento del trasferimento dal contenitore al campo sterile. «Provammo a scongelare il cuore con acqua calda» avrebbero riferito, descrivendo un’operazione estrema e del tutto fuori protocollo per cercare di recuperare un tessuto ormai compromesso dal calore e dall’edema.
Il piccolo Domenico, affetto da una grave cardiopatia congenita, era in lista d’attesa da mesi; l’arrivo del call era stato salutato come “l’ultima possibilità” dai genitori. L’intervento, eseguito la notte tra il 18 e il 19 ottobre 2023, è durato poco più di due ore prima del collasso circolatorio irreversibile.
La catena del freddo e i sospetti sul reperfusionista
Il cuore pediatrico deve essere mantenuto a 4-6 °C per tutta la fase di ischemia fredda, con tempi massimi di 4 ore fra prelievo e impianto. Le indagini della Procura di Napoli, coordinata dal pm Maria Antonietta Troncone, puntano a verificare:
- le temperature registrate dal data-logger trasportato con l’organo;
- il ruolo del reperfusionista, l’operatore addetto alla valutazione macroscopica e alla preparazione del cuore in sala;
- eventuali interruzioni della catena di freddo durante il volo Bolzano-Napoli.
«Abbiamo visto un organo tumefatto e scolorito» avrebbe dichiarato un’infermiera citata da Repubblica, «non sembrava un cuore utilizzabile». Nonostante le perplessità, l’équipe ha proseguito nell’intervento, confidando nel recupero funzionale una volta rianastomizzato.
Trapianti pediatrici in Italia: numeri e criticità
Secondo il Centro Nazionale Trapianti, nel 2023 sono stati eseguiti solo 17 trapianti di cuore in età pediatrica contro una lista d’attesa media di 40 bambini. La penuria di organi e la necessità di tempi chirurgici strettissima rendono ogni donazione preziosa, ma anche vulnerabile a errori logistici.
«Quando un organo viene considerato marginale, la decisiono di procedere spetta al centro trapianti, ma deve essere supportata da check-list rigorose» spiega il dottor Marco Rinaldi, cardiochirurgo pediatrico non coinvolto nel caso. «L’edema da riperfusione può rendere l’impianto tecnicamente impossibile».
Indagini in corso e possibili accuse
La Procura ha aperto un’inchiesta per omiccola colposa e iscritto nel registro degli indagati, tra gli altri, il direttore della cardiochirurgia del Monaldi e il reperfusionista. Gli accertamenti tecnici affidati al Ris di Napoli comprendono:
- analisi dei data-logger di temperatura;
- esame istologico del tessuto cardiaco;
- perizia sul tempo di ischemia fredda effettivo.
La famiglia del piccolo Domenico è assistita dall’avvocato Filippo Pappalardo che ha già annunciato una citazione per dolo eventuale qualora emergano omissioni valutabili come consapevoli.
Reazioni istituzionali e rivolte alla sanità campana
Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha disposto una commissione d’accesso straordinaria al Monaldi per verificare «ogni anomalia nelle procedure di accettazione e preparazione degli organi». Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha convocato per il 15 novembre una conferenza Stato-Regioni per rivedere il protocollo di allocazione degli organi pediatrici e introdurre un audit esterno obbligatorio nei centri trapianti.
Cosa cambierà per i pazienti in lista
Tra le misure in arrivo figurano:
- l’obbligo di doppio data-logger tracciabile in tempo reale;
- una “hot line” pediatrica 24 ore su 24 del Centro Nazionale Trapianti;
- la possibilità per i genitori di accedere alla documentazione di conservazione dell’organo.
«Vogliamo trasparenza» dicono mamma Anna e papà Giuseppe, «perché ciò che è successo a Domenico non capiti ad altri bambini».
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