Fonderie Pisano, Piero De Luca e Visconti ricevono le Rsu: «Salute e lavoro si difendono insieme»
L’incontro decisivo tra istituzioni e lavoratori
La battaglia per la tutela ambientale e il diritto al lavoro nello stabilimento Fonderie Pisano di Salerno ha raggiunto un punto di svolta. L’onorevole Piero De Luca e il presidente del Consorzio ASI Salerno, Antonio Visconti, hanno accolto mercoledì 14 giugno la richiesta d’incontro avanzata dalle Rsu (Rappresentanze Sindacali Unitarie) dello storico impianto di via Irno, al centro da mesi di un acceso confronto tra esigenze produttive e preoccupazioni sanitarie.
Il nodo salute-lavoro al centro del confronto
All’ordine del giorno della riunione, durata oltre due ore nella sede del Consorzio ASI, solo due punti ma di cruciale importanza: garantire il pieno rispetto del diritto alla salute e alla sicurezza dei cittadini e, contestualmente, tutelare il diritto al lavoro e la dignità delle 170 famiglie che dipendono direttamente dalla produzione di ghise sferoidali dello stabilimento campano.
«Non esistono lavoratori “di serie A” e cittadini “di serie B”», ha dichiarato De Luca al termine del tavolo. «Serve una regia politica che faccia convergere sviluppo industriale, innovazione tecnologica e rigore nei controlli. Le Fonderie Pisano hanno una storia centenaria: non possono diventare un problema, ma devono essere parte della soluzione per il territorio».
Le richieste dei sindacati: monitoraggi e investimenti
Le Rsu, rappresentate da Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil, hanno consegnato alle istituzioni un documento di 12 pagine in cui chiedono:
- Campioni di emissione continui e pubblicazione in tempo reale dei dati sul sito dell’Arpac
- Accelerazione del Piano di risanamento ambientale già finanziato con 12 milioni di euro dal Mise
- Istanzione di un tavolo tecnico permanente con Regione, Comune, Asl e università
- Formazione obbligatoria e aggiornata su sicurezza e ambiente per tutto il personale
Il ruolo del Consorzio ASI e le prossime scadenze
Antonio Visconti ha assicurato che il Consorzio ASI metterà a disposizione “tutti gli strumenti autorizzativi e di vigilanza” affinché l’azienda completi entro dicembre 2025 i lavori di ammodernamento previsti dal decreto ministeriale 104/2021. «Non esisteranno proroghe lampo», ha avvertito Visconti. «Chi investe sul territorio deve rispettare regole e tempi; altrimenti scatteranno le procedure di decadenza delle autorizzazioni».
Il contesto: numeri e preoccupazioni
Fonderie Pisano spa, fondata nel 1920, occupa attualmente 173 dipendenti diretti e genera un indotto stimato di circa 400 unità tra logistica, manutenzione e servizi. Nel 2022 l’impianto ha prodotto 97 mila tonnellate di ghisa, pari al 4% del fabbisogno nazionale per il comparto automotive e oleodinamico.
Secondo il report Arpac 2023, nella zona a ridosso dello stabilimento si registra un valore di Pm10 superiore di 7 microgrammi rispetto alla media provinciale. Proprio quei dati hanno acceso le proteste dei comitati civici, che da mesi chiedono lo spegnimento dei forni a coke.
La strada tracciata: innovazione e trasparenza
L’incontro si è chiuso con un impegno formale: entro 30 giorni verrà firmato un Protocollo di legalità e sviluppo che prevede:
- L’installazione di sensori di ultima generazione per le emissioni, collegati in cloud con Arpac e Comune
- Un fondo di rotazione da 3 milioni per la ricerca su processi a basso impatto già stanziato dal Mise
- Il via libera, entro luglio, al nuovo forno elettrico che ridurrà del 65% l’uso di coke
- Incontri trimestrali pubblici con cittadini, autorità e management aziendale
Reazioni e prospettive
«È la prima volta che ci sentiamo ascoltati in modo concreto», ha commentato Rosa Scorpio, delegata Fiom-Cgil. «Ora servono i fatti: se i cronoprogrammi saranno rispettati, Fonderie Pisano potrebbe diventare un modello nazionale di transizione ecologica nell’industria siderurgica».
Il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, ha già annunciato che sottoscriverà il protocollo quale ente capofila: «Salerno non rinuncia alla sua vocazione industriale, ma la vuole green e di qualità. Da oggi la parola d’ordine è: controllo, innovazione, occupazione».
Entro la fine dell’estate le parti si ritroveranno per verificare lo stato di avanzamento. In gioco non c’è solo il futuro di 173 lavoratori, ma la credibilità di un intero territorio che prova a conciliare sviluppo economico e tutela ambientale, in una sfida che molte aree industriali italiane stanno vivendo con esiti ancora incerti.
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