Salerno, crisi nel PSI: l’assessore Avella guida la rivolta contro De Luca
Dissidi interni e tensioni crescenti stanno attraversando il Partito Socialista Italiano (PSI) di Salerno. La scelta del segretario nazionale Enzo Maraio di non sciogliere le riserve sulle alleanze in vista delle prossime elezioni comunali nel capoluogo ha generato caos e confusione tra i consiglieri uscenti e tra quanti ambiscono a un ruolo attivo nella città. A far da apripista del malcontento è l’assessore uscente Michele Avella, da sempre espressione del socialismo salernitano, che ha raccolto intorno a sé un fronte interno anti De Luca.
Maraio tace, Avella si mobilita
La mancata presa di posizione di Enzo Maraio ha lasciato in un limbo politico i socialisti salernitani, divisi tra la volontà di sostenere la ricandidatura del sindaco uscente Vincenzo Napoli – uomo forte del centrosinistra e legato alla famiglia De Luca – e la spinta a aprire un confronto alternativo capace di ridare centralità al PSI cittadino. È proprio su questo terreno che Michele Avella, assessore uscente alla Pubblica Istruzione, ha deciso di giocarsi la propria carta, raccogliendo adesioni e manifestando apertamente il proprio dissenso verso una linea ritenuta troppo “subalterna al Pd e al clan De Luca”.
Il fronte interno: consiglieri e militanti in fibrillazione
Alle spalle di Avella si è creato un comitato informale composto da consiglieri comunali uscenti, ex assessori, vecchi militanti e aspiranti candidati che chiedono a gran voce chiarezza sul futuro del partito. Le loro paure: un accordo blindato con il centrosinistra che, secondo loro, “avrebbe il solo effetto di svuotare il PSI del suo ruolo e del suo brand storico”. Tra le richieste che circolano nelle chat interne e nei tavoli di Piazza San Felice, la storica sede del partito, spiccano:
- la convocazione immediata di un’assemblea cittadina per discutere la piattaforma programmatica;
- la presentazione di una lista civica autonoma in grado di dialogare con tutti, senza vincoli precostituiti;
- la rivendicazione di un assessorato socialista in giunta, qualora si decidesse di appoggiare Napoli.
Il peso elettorale del PSI a Salerno
Il Partito Socialista, pur non avendo più il peso degli anni ’80, conserva a Salerno una rete di consenso radicata: bastano 3-4% per far pendere l’ago della bilancia in un consiglio comunale frammentato. Alle ultime amministrative del 2017 il PSI ha ottenuto quasi 4.000 voti, conquistando un seggio e diventando gruppo determinante per la maggoria di Napoli. Oggi, con l’astensione in crescita e la frammentazione del centrosinistra, anche poche centinaia di voti socialisti potrebbero decidere la sfida tra il sindaco uscente e le opposizioni guidate dal centrodestra.
La regia provinciale: occhi puntati su Napoli
La Federazione provinciale del PSI, guidata da Antonio Iannone, osserva la contemporanea fibrillazione di Salerno, Pontecagnano e Battipaglia, ma finora ha evitato smentite ufficiali. La linea, raccontano ben informati, è “non chiudere anticipatamente nessuna porta”: da un lato l’appoggio a Napoli garantirebbe posti in giunta e continuità amministrativa; dall’altro, la spinta interna chiede autonomia per non finire “inghiottiti dal Pd” e recuperare identità programmatica in vista delle regionali del 2024.
Prossimi appuntamenti e possibili scenari
I prossimi dieci giorni saranno decisivi: il 15 giugno scade il termine per la presentazione delle liste e l’ufficio elettorale comunale ha già fissato il calendario delle operazioni di voto. Se Maraio confermerà il silenzio-ritiro, Avella e i suoi potrebbero presentare una lista civica con il simbolo del PSI o, addirittura, correre in proprio con un simbolo di centro-sinistra alternativo. Il rischio, condiviso in molti, è una spaccatura irreversibile che consegnerebbe il partito nelle mani di avversari interni e di forze esterne pronte a cavalcare il malcontento.
La partita, insomma, è tutt’altro che chiusa: da una parte la leadership nazionale che preferisce non bruciarsi sul terreno salernitano, dall’altra una base locale che chiede voce in capitolo e che, se non ascoltata, potrebbe trasformarsi in gruppo di rottura. L’unica certezza, a meno di colpi di scena, è che il prossimo consiglio comunale si presenterà ancora più frammentato e che il peso del PSI, per quanto ridotto, continuerà a fare da ago della bilancia nel futuro politico di Salerno.
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