Pio XII: l’elezione di Eugenio Pacelli, 2 marzo 1939, e il suo pontificato tra guerra e diplomazia
Il 2 marzo 1939 la storia della Chiesa e dell’Europa cambiò per sempre: il cardinale Eugenio Pacelli, segretario di Stato vaticano e nunzio apostolico a Berlino, fu eletto 262° Successore di Pietro con il nome di Pio XII. L’elezione avvenne in pieno Conclave, convocato dopo la morte di Pio XI il 10 febbraio 1939, mentre il continente era sull’orlo della Seconda guerra mondiale.
Un pontefice diplomatico: chi era Eugenio Pacelli prima di diventare Papa
Nato a Roma il 2 marzo 1876 – proprio il giorno che 63 anni dopo avrebbe visto la sua elezione – Eugenio Pacelli proveniva da una nobile famiglia romana profondamente radicata nella tradizione cattolica. Dopo gli studi in diritto canonico e la consacrazione sacerdotale nel 1899, entrò nella Segnatura Apostolica e poi nella Nunziatura di Monaco, distinguendosi per doti linguistiche – parlava fluentemente tedesco, francese, inglese e latino – e per una sensibilità diplomatica fuori dal comune.
Il 23 maggio 1917 Benedetto XV lo nominò nunzio apostolico in Baviera, prima sede diplomatica vaticana nella Repubblica di Weimar. Dal 1920 al 1929 ricoprì l’incarico più delicato: nunzio a Berlino, capitale di una Germania ancora provata dalla sconfitta e dall’instabilità politica. Fu in quegli anni che Pacelli strinse rapporti con i vertici politici e religiosi tedeschi, compiendo viaggi in tutto il Reich per difendere i diritti della Chiesa cattolica minacciati dalle leggi anticlericali.
Il Conclave del 1939: l’elezione in tempi record
Il Conclave per la successione di Pio XI si riunì il 1° marzo 1939 nella Cappella Sistina. Alla terza votazione del giorno successivo, con 61 voti su 62, Pacelli ottenne la maggiorità qualificata. L’annuncio «Habemus Papam» fu dato dal cardinale protodiacono Camillo Caccia Dominioni alle 18:02 del 2 marzo. Il nuovo pontefice scelse il nome di Pio XII per sottolineare la continuità con Pio XI, ma anche per evocare il Pio IX, l’ultimo Papa romano prima del 1939.
Un regno tra guerra fredda e Shoah: le sfide di Pio XII
Il suo pontificato, durato 19 anni, 4 mesi e 18 giorni, fu segnato dagli orrori della Seconda guerra mondiale, dalla Shoah, dall’emergenza dei profughi e dalle prime tensioni della Guerra fredda. Pio XII promulgò l’enciclica Summi Pontificatus (20 ottobre 1939) denunciando il razzismo e invocando la pace, ma fu anche accusato – soprattutto dopo la pubblicazione del dramma Il Vicario di Rolf Hochhuth nel 1963 – di non avere condannato apertamente il nazismo.
Archivi recentemente aperti al Archivio Segreto Vaticano (2020) hanno permesso agli storici di ricostruire la complessa rete di diplomazia parallela messa in atto da Pio XII: denaro per salvare ebrei, documenti di identità falsi, monasteri e conventi utilizzati come rifugi. Secondo lo Yad Vashem, la diplomazia vaticana contribuì a salvare oltre 4.000 ebrei romani soltanto tra settembre e ottobre 1943.
L’eredità di Pio XII: beatificazione e dibattito storiografico
Morì a Castel Gandolfo il 9 ottobre 1958 all’età di 82 anni. Le sue spoglie riposano nella Basilica di San Pietro, nella Cappella delle Beatificazioni. Il processo di beatificazione – aperto nel 1965 da Paolo VI – è ancora in corso: la Congregazione per le Cause dei Santi ha riconosciuto l’eroicità delle virtù nel 2009, ma il passaggio alla canonizzazione resta oggetto di accesi dibattiti tra storici, teologi e comunità ebraiche.
Oggi, a 85 anni dalla sua elezione, la figura di Pio XII resta un caso-studio cruciale per comprendere il ruolo della diplomazia vaticana nei conflitti globali e il peso morale delle istituzioni religiose di fronte alle tragedie del Novecento.
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