Pastena insorge contro il porto turistico: “3 spiagge scompariranno per il profitto privato”
Centinaia di cittadini si sono stretti intorno al piccolo porticciolo di Pastena, ad Anzio, per opporsi con forza al progetto di un nuovo porto turistico che, secondo il comitato di quartiere “Giù le mani dal porticciolo”, cancellerebbe tre spiagge libere a vantaggio di interessi privati. L’assemblea pubblica di ieri sera ha raccolto pescatori, bagnanti, residenti e attiviste ambientaliste, determinati a bloccare un’opera già in cantiere da dieci anni e mai decollata per mancanza di consenso popolare.
Il cuore della protesta: salvare spiagge e identità locale
La piazza–molo si è riempita intorno alle 18:30, quando il sole declinava e le barche da pesca tornavano al loro ormeggio. «Non vogliamo cemento dove ora c’è sabbia e rocce» ha urlato un pescatore, raccogliendo applausi. Le firme raccolte finora superano le 1.500 e il comitato promette di portarle in Regione Lazio entro l’estate.
Il piano, redatto dalla società “Marina di Anzio Srl” e già presentato nel 2013, prevede:
- 320 posti barca (di cui 60 per mega-yacht oltre i 24 m)
- Due nuovi moli foranee per un’estensione di 450 metri nel mar Tirreno
- Una darsena commerciale con centro servizi, ristoranti e discarica di acque nere
- La riqualificazione dell’arenile antistante con interventi di beach nourishment
Secondo i residenti, però, questi interventi comporterebbero la scomparsa di tre calette libere – Cala Sottile, Spiaggia degli Olmi e Scoglio del Leone – oggi frequentate da famiglie, sub e canoisti.
I numeri del contendere: occupazione del suolo e profitti
L’area interessata è pari a 9,8 ettari di mare e 3,2 di terraferma. Il costo stimato sfiora i 42 milioni di euro, di cui 28 milioni già stanziati da fondi interprofessionali e 14 di natura privata. Il comitato sostiene che:
- Il 73% delle quote dell’impresa concessionaria è in mano a società con sede in Lussemburgo e Malta
- Gli oneri concessori versati al Demanio marittimo ammonterebbero a soli 180.000 euro/anno, pari a 0,43% dell’investimento
- Lo scavo di 180.000 mc di sabbia danneggerebbe la posidonia oceanica, habitat protetto dalla Direttiva europea 92/43/CEE
Il presidente del consorzio “Marina di Anzio”, ing. Roberto Galli, ha dichiarato alla stampa locale che «l’opera creerà 120 posti di lavoro stagionali e indurrà uno sviluppo economico stimato in 7 milioni di euro l’anno». Una cifra che i manifestanti giudicano “irrisoria rispetto al valore paesaggistico perduto”.
Il fronte ambientalista: rischi per mare e biodiversità
Legambiente Anzio e il WWF Latina hanno presentato un dossier tecnico al ministero della Transizione ecologica, evidenziando:
- La presenza di 22 specie di avifauna nidificante (fra cui il fratino e il gabbiano corso)
- Una prateria di posidonia di 12 ha che trattiene 1.600 t di carbonio, pari all’inquinamento annuale di 1.800 automobili
- La compromissione del flusso sedimentario litoraneo che alimenta le spiagge di Lavinio e Nettuno
«Con 42 milioni si potrebbero creare 400 imprese di eco-turismo invece di favorire cinque armatori» ha detto la dott.ssa Valeria Mancini, portavoce locale di Legambiente, durante il comizio.
Le prossime tappe: referendum consultivo e ricorso al TAR
Il comitato ha annunciato che raccoglierà almeno 2.000 firme per chiedere un referendum consultivo comunale previsto dallo Statuto di Anzio. Nel frattempo gli avvocati Mauro Virgili e Carla Benedetti stanno preparando un ricorso al TAR del Lazio contro la Valutazione di impatto ambientale (VIA) rilasciata dalla Regione nel dicembre 2022.
La scadenza cruciale è il 30 settembre 2023, quando scadrà la convenzione provvisoria tra Marina di Anzio Srl e l’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centro-Settentrionale. Se il Ministero delle infrastrutture non la riconfermerà, il progetto tornerà a essere “carte da parati” – come lo definisce ironicamente il comitato – e le spiagge di Pastena potrebbero continuare a risplendere di sabbia e rocce, non di cemento.
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