Maltrattamenti in famiglia a Polla: braccialetto elettronico per 38enne dopo la denuncia della compagna
Un uomo di 38 anni residente a Polla, in provincia di Salerno, è stato costretto a indossare il braccialetto elettronico dopo essere finito al centro di un’indagine per maltrattamenti in famiglia. La misura cautelare è scattata a seguito della denuncia presentata dalla compagna, che ha raccontato agli inquirenti una storia di violenza domestica reiterata.
La denuncia della donna e l’attivazione del codice rosso
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della locale stazione, la donna ha trovato il coraggio di rompere il silenzio e di raccontare gli atteggiamenti violenti e reiterati del partner. Le sue dichiarazioni hanno immediatamente fatto scattare la procedura prevista dal “codice rosso”, la legge che garantisce protezione rapida e tempestiva alle vittime di violenza domestica.
L’intervento dei militari dell’Arma è stato immediato: dopo aver raccolto la testimonianza della donna, hanno avviato le indagini per verificare la sussistenza dei reati denunciati. Le verifiche hanno consentito di acquisire elementi sufficienti per richiedere l’emissione di un provvedimento restrittivo nei confronti dell’uomo.
Il braccialetto elettronico come misura di prevenzione
L’Autorità Giudiziaria, condividendo le risultanze investigative, ha disposto per il 38enne l’obbligo di braccialetto elettronico. Il dispositivo, satellitare e anti-manomissione, consente di controllare in tempo reale gli spostamenti dell’indagato e garantisce che rispetti il divieto di avvicinamento alla vittima.
Si tratta di una misura cautelare sempre più utilizzata nei casi di violenza di genere e maltrattamenti in famiglia, perché consente di tutelare la vittima senza ricorrere alla custodia cautelare in carcere, pur mantenendo alta la sorveglianza sul potenziale autore di reati.
Il contesto: Polla e il contrasto alla violenza domestica
Polla, comune dell’alto Vallo di Diano con poco più di 5.000 abitanti, si trova a fare i conti con un episodio che ha scosso la tranquilla realtà locale. La vicenda ha riacceso il dibattito sulla necessità di rafforzare le reti di ascolto e protezione per le vittime di violenza, anche nei piccoli centri dove spesso la paura del giudizio sociale frena le denunce.
Le statistiche sulla violenza domestica in Campania
Secondo i dati del Ministero dell’Interno, nel 2023 in Campania sono state oltre 2.700 le denunce per maltrattamenti in famiglia, con un incremento del 12% rispetto all’anno precedente. Gli esperti attribuiscono il aumento delle segnalazioni anche alla maggiore sensibilizzazione e alla diffusione del codice rosso, entrato in vigore nel 2019.
Il percorso di protezione per le vittime
Dopo la denuncia, la donna è stata immediatamente presa in carico dai servizi sociali e dalle associazioni che operano nel territorio, pronte a fornire supporto psicologico e legale. Il percorso di protezione prevede:
- valutazione del rischio da parte dei carabinieri e dei servizi sociali;
- eventuale collocazione in una struttura protetta se il pericolo è elevato;
- assistenza legale per la presentazione di ulteriori denunce o per avviare la separazione;
- supporto psicologico per affrontare il trauma subito.
Le indagini continuano
L’uomo, nel frattempo, dovrà presentarsi regolarmente ai controlli giudiziari e rispettare le prescrizioni imposte dal tribunale. Le indagini dei carabinieri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Vallo della Lucania, proseguono per accertare eventuali altri episodi di violenza non ancora emersi.
Il caso dimostra, ancora una volta, come il coraggio di denunciare sia il primo, fondamentale passo per spezzare il circolo della violenza domestica e per ottenere tutela concreta. Le forze dell’ordine invitano chiunque si trovi in una situazione simile a non restare in silenzio e a rivolgersi immediatamente ai carabinieri, alla polizia o al numero 1522, il telefono antiviolenza gratuito e anonimo.
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