Riciclaggio e frodi informatiche: 68 indagati e sequestri da oltre 2 milioni in Campania
Operazione congiunta dei Carabinieri e della Guardia di Finanza a Battipaglia (Salerno): sequestrati conti correnti e rapporti finanziari per 2,3 milioni di euro a 68 indagati accusati di riciclaggio, autoriciclaggio e frodi informatiche. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Salerno, ha smantellato un’organizzazione dedita al riciclaggio di proventi derivanti da truffe online, con particolare riferimento al cosiddetto “social media fraud”.
Cos’è successo
Nella mattinata di mercoledì 14 giugno 2023, i militari della Compagnia Carabinieri di Battipaglia e i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Salerno hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelari reali emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Salerno, su richiesta della Procura della Repubblica. Il provvedimento ha disposto il sequestro di conti correnti, rapporti finanziari, carte prepagate e criptovalute per un importo complessivo di 2,3 milioni di euro.
Le indagini: un riciclaggio “a strati”
L’indagine, avviata nel 2021, ha ricostruito un schema di riciclaggio verticale: i proventi delle truffe, ottenuti attraverso phishing, fake invoice e CEO fraud, venivano riversati su conti intestati a prestanome e poi “lavati” in più passaggi:
- versamenti frammentati su centinaia di conti;
- acquisto di criptovalute con ricariche anonime;
- reinvestimento in beni di lusso (auto, orologi, viaggi).
L’attività di intelligence finanziaria ha permesso di ricondurre i flussi a 68 indagati, residenti tra Salerno, Napoli, Caserta, Roma e Milano, accusati a vario titolo di riciclaggio, autoriciclaggio, traffico illecito di dati e ricettazione.
Le vittime: aziende e privati
Secondo la Procura, il danno supera i 5 milioni di euro. Colpite soprattutto PMI campane del settore agroalimentare e della logistica, ma anche liberi professionisti e anziani raggirati via WhatsApp o email con la classica scusa del “nipote in difficoltà”. Una volta trasferiti i soldi, le somme venivano immediatamente «spazzate» su altri IBAN per renderne impossibile il recupero.
Gli arresti e i sequestri
Accanto ai sequestri patrimoniali, il GIP ha disposto:
- 3 arresti in flagranza per ricettazione aggravata;
- 5 obblighi di firma e divieto di esercitare attività finanziaria;
- 12 perquisizioni tra Salerno, Napoli e Roma, con sequestro di 45 SIM, 23 smartphone, 12 computer e una trentina di bancomat clonati.
L’operazione, denominata “Ghost Money”, ha visto impiegare oltre 90 operatori</strong tra Carabinieri e Finanzieri, con il supporto del CNAF – Centro Nazionale di Analisi per la Finanza e del Cybersecurity Unit del Comando Generale dell’Arma.
Cosa rischiano gli indagati
Le accuse contestate vanno dal riciclaggio (art. 648-bis cp) all’autoriciclaggio (art. 648-ter.1 cp), entrambi puniti con pene fino a 12 anni di reclusione, oltre a sanzioni interdittive e confisca dei beni. Per i reati informatici, la pena base è di 2 a 6 anni, ma la contestuale ricettazione può far salire la richiesta dell’accusa fino a 15 anni.
Prevenzione: come difendersi dalle frodi online
Il Colonnello Francesco Rizzo, Comandante del Nucleo PEF di Salerno, raccomanda:
- verificare sempre l’IBAN prima di ogni bonifico, anche se la mail arriva da un superiore;
- non cliccare su link sospetti e verificare il mittente (attenzione a domini “.com” anziché “.it”);
- attivare la doppia autorizzazione (2FA) su home banking e caselle PEC;
- denunciare subito alle forze dell’ordine ogniqualvolta si riceva una richiesta di denaro insolita.
«Mai come oggi il contrasto al cyber-crime richiede sinergia tra istituzioni, banche e cittadini» ha dichiarato il Procuratore di Salerno, Giuseppe Borrelli. «Ogni euro riciclato finanzia la criminalità organizzata: bloccarlo significa colpire il cuileconomico della mafia».
Prossimi passi
Il sequestro odierno è solo l’act one: la Procura ha già avanzato richiesta di confisca definitiva per ulteriori 3 milioni e sta valutando la posizione di presunti complici bancari che avrebbero omesso i controlli anti-riciclaggio. Le indagini, coordinate dal PM Luisa Anna Todisco, proseguono per individuare i “top executor” delle truffe, molti dei quali operano da Paesi extracomunitari.
Intanto, i conti sequestrati restano congelati: le somme, se collegate in via definitiva al reato, saranno destinate al Fondo unico giustizia per il risarcimento delle vittime, nel rispetto della direttiva “Restitution” dell’Unione Europea.
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