Salerno, chiesa San Giovanni diventa casa del commiato: addio ai funerali in parrocchia
Da luogo di culto a spazio per l’ultimo saluto. La chiesa di San Giovanni Battista, cuore religioso del rione Torrione Alto a Salerno, non ospiterà più messe e funerali: l’intera struttura è stata convertita in “casa del commiato”, una sala privata destinata alle cerimonie di commiato prima della cremazione o della sepoltura. La decisione ha acceso il dibattito tra fedeli e cittadini, sensibili alla trasformazione di un edificio sacro simbolo della comunità.
La storia di San Giovanni Battista: don Zoccola e la comunità di Torrione Alto
Per oltre cinquant’anni la chiesa di San Giovanni Battista è stata il punto di riferimento spirituale e sociale del popoloso quartiere collinare. Al centro di questa vicenda c’è la figura di don Luigi Zoccola, parroco storico che per decenni ha guidato la comunità, promuovendo iniziative caritative, doposcuola e feste patronali. “Senza don Zoccola questa chiesa non avrebbe mai avuto la stessa identità”, ricorda uno dei fedeli più anziani. La chiusura della parrocchia, avvenuta nei primi mesi del 2023, ha lasciato un vuoto che oggi si trasforma in spazio laico.
Perché nasce una “casa del commiato” in una chiesa sconsacrata
La trasformazione è legata all’ex art. 29 del Codice civile: una volta che un luogo di culto perde la destinazione religiosa, il proprietario – in questo caso la Curia – può alienare o riadibire l’immobile. L’operatore funebre privato che ha acquisito la struttura ha investito 250 mila euro per ristrutturare navata, sacrestia e locali annessi, creando:
- una sala cerimonie climatizzata per 120 posti;
- una zona ricevimento con coffee corner;
- parcheggio riservato e accesso facilitato per disabili;
- arredi modulabili per funerali laici o religiosi.
La nuova “casa del commiato” sarà operativa dal 15 settembre 2024 e si affiancherà alle altre tre strutture cittadine gestite da imprese di onoranze, rispondendo alla crescente richiesta di riti laici e personalizzati.
Le reazioni: fedeli, sindaco e Curia
La notizia ha diviso l’opinione pubblica. I residenti di Torrione Alto hanno lanciato una petizione – già 1.800 firme – per chiedere che almeno la piccola cappella laterale resti aperta al culto. “Qui abbiamo battezzato i nostri figli, celebrato matrimoni, salutato i nostri cari”, spiega Rosa Iannone, portavoce del comitato. Il sindaco Vincenzo Napoli si è detto “disponibile a valutare un’area alternativa per una nuova chiesa di quartiere”, ma ha precisato che «la proprietà ecclesiastica non è sottoposta a vincolo comunale».
Dalla Curia arcivescovile fanno sapere che “la parrocchia è stata aggregata a Santa Maria delle Grazie” e che “la decisione di alienare rientra in un piano di razionalizzazione del patrimonio”. Insomma, nessun ripensamento sembra in arrivo.
Che cos’è una casa del commiato e perché sta spuntando ovunque
Le “case del commiato” sono strutture private che offrono un’alternativa alle camere ardentali comunali, spesso sovraffollate e con orari rigidi. In Campania, dopo Napoli e Caserta, Salerno è il terzo capoluogo a registrare questa conversione. Gli esperti di settore indicano tre fattori chiave:
- Incremento delle cremazioni: +38% in provincia di Salerno dal 2020.
- Richiesta di riti personalizzati: musica, video, foto, libri di condoglianze digitali.
- Rientro economico per la Curia: le vendite di chiese in disuso finanziano opere caritative.
“Il mercato sta cambiando, ma la sensibilità religiosa resta alta” osserva il sociologo Mario Vivenzia. “Serve un dialogo istituzionale per non trasformare ogni chiusura in un trauma di quartiere”.
Salerno, addio alle chiese di quartiere: il futuro del patrimonio religioso
Secondo l’ultimo rapporto CEI-Isrea, negli ultimi dieci anni la Campania ha chiuso o aggregato 228 parrocchie, il 12% del totale. Il fenomeno tocca soprattutto aree collinari con popolazione anziana e scarsa natalità. Mentre alcuni immobili diventano sale eventi, altri rischiano il degrado. Il caso di San Giovanni Battista dimostra come la riqualificazione possa salvare l’edificio, ma anche allontanare la comunità dai propri luoghi simbolo.
La nuova “casa del commiato” sarà inaugurata con una cerimonia privata. Intanto, i fedeli continuano a radunarsi davanti al portone chiuso, pregando e ricordando. Perché, in fondo, l’“ultimo saluto” non si rivolge solo ai defunti, ma anche a un pezzo di storia cittadina che se ne va.
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