Karl Marx muore a Londra: 14 marzo 1883, la fine del padre del socialismo
Il 14 marzo 1883 si spegneva a Londra Karl Marx, il filosofo, economista e rivoluzionario tedesco che avrebbe cambiato per sempre la storia del pensiero politico-sociale. Aveva 64 anni e da quasi tre decenni viveva in esilio nel quartiere londinese di Primrose Hill, dove aveva continuato a lavorare instancabilmente alla sua «critica radicale di tutto l’ordine esistente», il programma intellettuale che si era prefissato a soli venticinque anni.
L’ultimo giorno del “padre” del comunismo
Marx morì nel suo appartamento di 41 Maitland Park Road, circondato dalla famiglia e da una biblioteca di oltre duemila volumi. Da tempo le sue condizioni di salute erano peggiorate: soffriva di bronchite cronica, forti cefalee e di un’ulcera al polmone che, secondo i medici dell’epoca, era stata aggravata dalla sua intensa attività di studio e dalla povertà in cui spesso era caduto. Negli ultimi mesi aveva persino smesso di scrivere, limitandosi a dettare alcune note alla moglie Jenny von Westphalen e alla figlia Eleanor.
Un’eredità che supera la morte
Con la scomparsa di Marx non si chiuse soltanto una vita, ma si aprì ufficialmente l’epoca del marxismo come corrente politica organizzata. I suoi manoscritti, in particolare i volumi inediti de Il Capitale, vennero raccolti e curati dall’amico e mecenate Friedrich Engels, che ne assicurò la pubblicazione postuma. Già il giorno successivo, il 15 marzo 1883, Engels scriveva al compagno Johann Philipp Becker: «La morte di Marx è un lutto immenso per il movimento operaio. Ma la sua teoria vive, e nessuno potrà mai cancellarla».
Il contesto politico europeo del 1883
La morte di Marx si inserisce in un momento di profonda trasformazione per l’Europa. Le potenze industriali stavano attraversando la cosiddetta Prima globalizzazione: borse valori, coloni e ferrovie cambiavano il volto del continente, mentre i salari reali degli operai rimanevano stagnanti. In Germania, il cancelliere Otto von Bismarck aveva appena varato le prime leggi sociali per contrastare l’ascesa dei partiti socialisti, che proprio negli anni Ottanta del XIX secolo iniziarono a strutturarsi attorno ai principi marxiani. La Socialdemocrazia tedesca, fondata nel 1875, già nel 1891 adotterà ufficialmente il Programma di Erfurt, ispirato in gran parte da Marx.
Il funerale e il monumento londinese
I funerali si tennero il 17 marzo 1883 al Highgate Cemetery di Londra. Alla cerimonia, secondo i resoconti dell’epoca, parteciparono appena una decina di persone: oltre alla famiglia, Engels, i leader del Social Democratic Federation britannico e alcuni rifugiati politici tedeschi. Engels tenne l’orazione funebre, definendo Marx «il genio più grande che abbia mai servito la causa del proletariato». Solo nel 1954, grazie a una sottoscrizione internazionale, fu eretto il celebre monumento con il busto di Marx che ancora oggi attira migliaia di visitatori ogni anno.
Perché la data del 14 marzo resta importante
A oltre un secolo e mezzo di distanza, il 14 marzo 1883 è ricordato non solo come il giorno della morte di Marx, ma come il momento in cui la sua analisi del capitalismo iniziò a diventare patrimonio collettivo. Dai club di discussione operaia di fine Ottocento alle università odierne, il pensiero marxiano continua a influenzare dibattiti su lavoro, globalizzazione e disuguaglianza. In tempi di crisi economica e di nuove forme di precariato, le categorie di plusvalore e alienazione tornano persino nei titoli dei principali quotidiani internazionali.
La tomba di Marx, con la celebre scritta «I filosofi hanno solo interpretato il mondo in vari modi, si tratta però di trasformarlo», resta così meta obbligata per studiosi, attivisti e semplici curiosi. Un luogo dove la storia non è solo da ricordare, ma da continuare a interrogare.
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