Camorra, blitz contro le frodi informatiche: 16 arresti nel clan Mazzarella
Le prime luci dell’alba hanno illuminato un’operazione senza precedenti contro la camorra e le moderne frodi informatiche. I carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno eseguito 16 ordinanze di custodia cautelare emesse dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, mettendo sotto accusa altrettante persone ritenute affiliate o vicine al potente clan Mazzarella, storica famiglia criminale radicata nei quartieri di Poggioreale e San Lorenzo.
L’inchiesta: associazione mafiosa e cyber-truffe
Secondo l’accusa, i destinatari dei provvedimenti – tutti gravati dalle accuse di associazione per delinquere di tipo mafioso, frode informatica, accesso abusivo a sistemi informatici e detenzione illegale di clonatori di carte di credito – avrebbero creato un vero e proprio “call-center criminale” capace di intascare somme milionari attraverso:
- Phishing mirato ai clienti di banche italiane ed estere
- Sim-swapping per sottrarre credenziali di home-banking
- Clonazione di carte di credito e successivo prelievo di contante
- Riciclaggio del denaro sporco tramite società “cartiere” e investimenti in criptovalute
Le cifre del business illecito
Gli investigatori stimano che, solo nel biennio 2021-2022, il gruppo abbia evaso oltre 5 milioni di euro da conti correnti di ignari correntisti, riciclando il bottino attraverso acquirenti compiacenti e cambiavalute stranieri. Una maxi-perquisizione ha permesso inoltre il sequestro di:
- 150 schede SIM intestate a prestanome
- 42 dispositivi per clonare carte (skimmer, micro-telecamere, encoder)
- 15 chili di droga (cocaina e hashish) per finanziare le attività
- 12 auto di lusso intestate a società fittizie
Il ruolo del clan Mazzarella
Fondato negli anni ’80, il clan Mazzarella è considerato dalla DDA “una delle strutture più solide e longeve della camorra napoletana”. L’inchiesta ha accertato che:
- Il gruppo imponeva il pizzo agli operatori commerciali del quartiere San Lorenzo
- Gestiva appalti per le pompe funebri e il trasporto merci nel porto
- Usava le cyber-truffe come nuova frontiera del racket
- Rivestiva il ruolo di “regia” per altre organizzazioni mafiose, fornendo know-how tecnologico e logistico
Le dichiarazioni del procuratore
Il procuratore capo di Napoli, Giovanni Melillo, ha definito l’operazione “un duro colpo alla capacità di reinvenzione criminale della camorra”, sottolineando come “le nuove tecnologie non siano più appannaggio esclusivo della criminalità economica, ma entrino a far parte dell’arsenale delle mafie tradizionali”.
Cosa rischiano gli indagati
Se le accuse saranno confermate, gli arrestati – tra cui spiccano i nomi di Mario Mazzarella (ritenuto reggente del clan) e del tecnico informatico Luigi Esposito – potrebbero ricevere condanne fino a 30 anni di reclusione per associazione mafiosa aggravata e continuata frode informatica.
Sicurezza digitale: i consigli degli esperti
L’Arma ha lanciato un decalogio anti-truffa per i cittadini:
- Non cliccare su link sospetti ricevuti via SMS o e-mail
- Attivare l’autenticazione a due fattori su home-banking e caselle PEC
- Verificare sempre il certificato SSL dei siti di home-banking (padlock verde)
- Non fornire codici OTP a operatori telefonici improvvisati
- Controllare estratti conto e notifiche push: segnalare subito movimenti anomali
L’indagine, coordinata dai sostituti procuratori Henry John Woodcock e Vincenza Scognamiglio, ha coinvolto oltre 200 militari ed esperti di Cybercrime. Le nuove misure cautelari si inseriscono nel più ampio piano “High-Tech” che, dal 2020, ha portato all’arresto di oltre 250 affiliati per reati informatici legati alla camorra.
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