Referendum sulla giustizia, Ferrante (Fi): «Con il Sì si completa la riforma del giusto processo»
Il deputato di Forza Italia lancia un appello a favore del Sì al referendum: «È l’ultimo tassello per rendere la giustizia davvero indipendente». Parole che, in piena campagna elettorale, riaccendono il dibattito sulla riforma della giustizia e sui suoi possibili effetti sul sistema giudiziario italiano.
Referendum sulla giustizia: la posizione di Forza Italia
Per il parlamentare azzurro, il voto del prossimo 12 giugno non è solo un’occasione politica, ma «una svolta epocale per la tutela dei diritti dei cittadini». Secondo Ferrante, l’approvazione del quesito referendario comporterebbe il definitivo superamento di un sistema processual-penale ancora troppo legato a logiche d’ufficio e garantirebbe «una magistratura indipendente e al servizio della collettività».
L’importanza del codice accusatorio e dell’articolo 111 Cost.
Il deputato ricorda che il percorso di modernizzazione della giustizia partì nel 1989 con l’introduzione del codice di procedura penale accusatorio, volto a trasformare il processo da strumento di accertamento officioso a vero contraddittorio tra accusa e difesa. Tuttavia, «mancava ancora un passaggio fondamentale», ossia la riforma costituzionale dell’articolo 111, avvenuta poi in forma bipartisan negli anni successivi.
«Oggi quel percorso può finalmente completarsi», dice Ferrante, «ma servono coraggio e responsabilità da parte di tutte le forze politiche, mettendo da parte le ideologie per guardare al merito della riforma».
Perché il Sì rappresenta «l’ultimo tassello»
Il quesito referendario, secondo il promotore e i suoi sostenitori, inciderebbe su quattro nodi principali:
- Separazione delle carriere tra giudici e pm, per evitrie il cosiddetto “paravento” dell’unicità della magistratura;
- Obbligatorietà dell’azione penale, con meccanismi più stringenti per il giudice nel valutare la richiesta di archiviazione del pm;
- Revisione del sistema di responsabilità civile dei magistrati, per rendere più agevole il risarcimento dei danni a cittadini vittime di errori giudiziari;
- Modifica del CSM, riducendo le prerogative del Consiglio superiore della magistratura in tema di nomina e trasferimento dei magistrati.
«Sono interventi che non ledono l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, ma la rafforzano», spiega Ferrante. «L’obiettivo è una giustizia giusta, che tuteli davvero cittadini e imprese, riducendo i tempi dei processi e aumentando la fiducia nelle istituzioni».
Il contesto politico e sociale
La corsa al referendum si inserisce in un momento delicato per l’Italia: lo Stock di procedimenti pendenti nei tribunali penali supera i 3,5 milioni di fascicoli, con una durata media dei processi che sfiora i 4 anni e mezzo in primo grado. Numeri che, secondo la Ragioneria dello Stato, costano alle casse pubbliche oltre 10 miliardi di euro l’anno in termini di spese processuali, risarcimenti e mancata crescita economica.
«Una giustizia lenta è giustizia negata», afferma il deputato di Forza Italia. «Se vogliamo dare un futuro al nostro Paese, dobbiamo investire sulla certezza del diritto e sulla velocità dei processi. Il Sì al referendum è un passo in questa direzione».
Le reazioni degli altri schieramenti
Non mancano, però, le voci contrarie. Il fronte del No — composto da parte del PD, M5S, LeU e alcune associazioni di magistrati — sostiene che la riforma rischi di «svuotare di poteri il CSM» e di «indebolire la tutela giurisdizionale», aprendo la strada a «possibili pressioni politiche sui giudici».
Ferrante respinge le critiche: «Sono gli stessi argomenti utilizzati ogni volta che si prova a cambiare un sistema che non funziona. In realtà, la riforma rafforza proprio l’indipendenza, perché toglie al CSM il potere di decidere su carriere e trasferimenti in modo opaco».
Cosa succederà il 12 giugno
Per essere valido, il referendum ha bisogno del quorum del 50%+1 degli aventi diritto. In caso di vittoria del Sì, il governo dovrà approvare entro 12 mesi un decreto legislativo di attuazione, poi convertito in legge dal Parlamento.
«Sarebbe la prima volta che il popolo italiano si esprime direttamente su un tema così centrale per la democrazia», conclude Ferrante. «Non possiamo perdere questa occasione. Per una giustizia davvero giusta, il 12 giugno votiamo Sì».
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