Referendum Università Federico II, Vietri (FdI) denuncia: «Propaganda del no nella nostra ateneo, la neutralità è a rischio»
L’Università degli Studi di Napoli Federico II è finita al centro della bufera politica a pochi giorni dal referendum costituzionale del 16 giugno. A sollevare la polemica è Imma Vietri, deputata campana di Fratelli d’Italia, secondo cui l’ateneo partenopeo avrebbe ospitato iniziative a favore del «no» alla riforma, compromettendo la tradizionale imparzialità delle istituzioni accademiche.
Il caso: le «iniziative politiche» in Facoltà
Il parlamentare denuncia «episodi gravi e inaccettabili» svoltisi tra i banchi di una delle università più antiche del mondo. «Quanto accaduto presso la Federico II rappresenta un vulnus al principio di neutralità che deve contraddistinguere ogni casa di studi superiore», afferma Vietri in una nota. «I cittadini si aspettano che l’alma mater resti un luogo di formazione e confronto, non di propaganda elettorale».
Secondo la deputata, seminari, dibattiti e manifestazioni no-vax avrebbero ricevuto patrocini e spazi dell’ateneo, creando un clima «non propriamente equidistante» tra i membri della comunità accademica. Vietri non ha però specificato date o titoli degli eventi contestati, limitandosi a definirli «in contrasto con la legge n. 212/1956 sulla tutela della libertà di insegnamento e sul divieto di utilizzo degli edifici scolastici per fini di partito».
La rete dei rettori e il codice di autoregolamentazione
L’intervento della parlamentare di FdI riapre il dibattito sul ruolo dell’università nei processi democratici. Il Consiglio Universitario Nazionale (CUN) e la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) ricordano che il «Codice di autoregolamentazione per le università in periodo elettorale» vieta esplicitamente l’uso del logo istituzionale per manifestazioni a carattere politico-partitico.
La Federico II, che conta oltre 80.000 iscritti, ha aderito formalmente al codice CRUI. Il rettore, prof. Matteo Lorito, ha sempre ribadito il «impegno a garantire piena libertà di espressione nel rispetto del pluralismo». Al momento però non è arrivata alcuna replica ufficiale dell’ateneo alle accuse di Vietri.
Il contesto: il referendum sulla riforma Cartabia
Il 16 giugno gli italiani saranno chiamati a esprimersi sulla riforma del titolo V della Costituzione voluta dal governo Meloni e licenziata dal Parlamento con il sostegno della maggioranza di centro-destra. In Campania, dove il «no» ha registrato negli ultimi sondaggi un vantaggio di circa 8 punti, la battaglia è particolarmente accesa.
«La scuola e l’università devono restare luoghi di educazione, non di proselitismo politico», conclude Vietri, annunciando un’interrogazione parlamentare ai ministri dell’Università e dell’Interno per verificare «eventuali ingerenze e chiedere maggiori garanzie di neutralità nei luoghi della formazione».
Le parti in causa: cosa rischia l’ateneo
- Sanzioni amministrative: la legge 212/1956 prevede multe fino a 5.000 euro per chi usa edifici scolastici per propaganda.
- Danno d’immagine: la Federico II, prima università statale d’Europa (f. 1224), rischia un calo di credibilità internazionale.
- Controlli interni: il ministero dell’Università può avviare ispezioni e revocare finanziamenti se emergono violazioni.
Le reazioni: studenti e opposizioni
Il Coordinamento Studentesco Liber@ ha difeso l’autonomia accademica: «Università significa confronto. Impedire dibattiti significa censura». Il segretario regionale del PD, Marco Sarracino, ha invitato alla calma: «Evitiamo strumentalizzazioni. Se ci sono stati eventi trasgressivi, valuti la magistratura».
Prospettive
L’episodio getta luce sul delicato equilibrio tra libertà di ricerca e neutralità istituzionale. Con meno di due settimane al voto, la politica continuerà a tenere d’occhio le aule universitarie, ma l’auspicio comune è che l’ateneo torni presto a essere «casa di cultura» e non campo di battaglia.
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