Sequestro a Sant’Antonio Abate: bloccata azienda di macellazione per inquinamento del fiume Sarno
Sequestro preventivo per un’azienda di macellazione nel cuore del Sarno
Sant’Antonio Abate (Napoli) – Un intervento deciso e tempestivo dei Carabinieri Forestali ha portato al sequestro preventivo d’urgenza di un’azienda di macellazione operante nel comune di Sant’Antonio Abate, nell’area a sud della provincia di Napoli. Il provvedimento, emesso dalla Procura di Torre Annunziata, ha bloccato l’attività di un imparto specializzato nella produzione di carni e derivati, ritenuto responsabile di un grave inquinamento del fiume Sarno, uno dei corsi d’acqua più inquinati d’Europa.
L’inchiesta: accuse di reato e danni ambientali
L’indagine, condotta dal Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale dell’Arma, ha accertato il riversamento illetto di reflui industriali e sostanze organiche nel tratto campano del fiume Sarno. Le verifiche hanno evidenziato scarichi non depurati, superamento dei limiti consentiti per sostanze azotate, sospensioni solide e batteri fecali, con un impatto devastante sull’ecosistema fluviale e sui comuni rivieraschi che si affacciano sul golfo di Napoli.
Le misure cautelari e i rischi per la salute pubblica
Il sequestro ha riguardo macchinari, vasche di decantazione e intere linee di lavorazione. Secondo i pm oplontini, l’impresa avrebbe omesso l’installazione di impianti di trattamento adeguati, bypassando i controlli di prelievo e versando direttamente i liquami in fogne collettori che confluiscono nel Sarno. Le analisi dei campioni d’acqua hanno restituito parametri chimici oltre quattro volte superiori ai valori di legge, configurando il reato di inquinamento ambientale ex art. 137-bis del Testo Unico Ambientale.
Il contesto: il fiume Sarno da bene ecologico a emergenza nazionale
Con i suoi 24 km di lunghezza, il fiume Sarno nasce sulle pendici del Monte Sarno e sfocia a Castellamare di Stabia, attraversando i territori di Scafati, Angri, Sant’Antonio Abate, Pompei e Torre Annunziata. Da decenni è tristemente noto come “il fiume più inquinato d’Europa”: scarichi industriali, colture intensive e mancanza di depuratori hanno trasformato il suo corso in una fossa biologica, con gravi ripercussioni sulla qualità delle acque di falda, sulla salute dei cittadini e sull’economia turistica della costiera vesuviana.
Precedenti e cronologia degli interventi
- 2019: la Cabina di Regia per il Sarno stanziò 150 milioni di euro per interventi di bonifica, ma solo il 35% dei fondi è stato effettivamente utilizzato.
- 2021: il Ministro dell’Ambiente riconobbe il bacino del Sarno area ad alto rischio di crisi ambientale, avviando un piano di monitoraggio condiviso da Arpac, Ispra e Capitaneria di Porto.
- 2023: la Commissione Europea ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per violazione delle direttive Nitrati e Acque, proprio a seguito delle segnalazioni sullo stato del Sarno.
Il ruuto delle forze dell’ordine e le prossime tappe
Il Comandante Provinciale dei Carabinieri Forestali di Napoli, Colonnello Giuseppe Trotta, ha sottolineato che “l’azione di ieri si inserisce in una strategia di contrasto sistematico agli inquinatori del Sarno”. Le indagini proseguono per ricostruire la catena di responsabilità: sono in corso perquisizioni negli uffici amministrativi, analisi delle fatture di smaltimento rifiuti e verifiche su eventuali connessioni con il ciclo illecito dei rifiuti nel napoletano.
Cosa succede ora all’azienda sequestrata
L’impresa rischia una multa fino a 1,5 milioni di euro e la revoca delle autorizzazioni sanitarie. I titolari sono stati segnalati alla Procura di Torre Annunziata per i reati di inquinamento ambientale, omessa depurazione e gestione illecita di rifiuti speciali. Se la gravità degli illeciti sarà confermata, il tribunale potrà disporre la confisca dei beni aziendali e la pubblicazione della sentenza sui media locali, come previsto dal codice ambientale.
Le reazioni istituzionali e civiche
Il Sindaco di Sant’Antonio Abate, Salvatore Sannino, ha espresso “soddisfazione per il provvedimento”, annunciando un’ordinanza per intensificare i controlli sugli scarichi industriali del comparto agroalimentare. Le associazioni ambientaliste Legambiente e WWF Campania hanno chiesto un tavolo permanente con la Regione Campania per accelerare la realizzazione del depuratore consortile di Scafati, opera attesa da oltre dieci anni e finanziata con fondi Pnrr.
Inquinamento del fiume Sarno: perché continua l’emergenza
Nonostante i sequestri, la concentrazione di ammonio, fosfati e sostanze organiche nel Sarno resta dieci volte superiore ai limiti Ue. L’assenza di una rete fognaria integrata e la dispersione di centinaia di aziende senza autorizzazione integrata ambientale (AIA) rendono il territorio un hot spot di illegalità. Gli esperti stimano che, senza interventi strutturali, il fiume continuerà a riversare in mare oltre 2.500 tonnellate di inquinanti l’anno, compromettendo la biodiversità marina e la sicurezza alimentare delle comunità costiere.
Come difendere il fiume Sarno: buone pratiche e suggerimenti
- Segnalare scarichi anomali al numero verde regionale 800-939393 o all’app YouPol dei Carabinieri.
- Preferire prodotti a “filiera corta” e certificati Dop, per ridurre la pressione dell’allevamento intensivo.
- Partecipare alle iniziative di “Adotta un tratto di fiume”, organizzate da associazioni locali per monitorare qualità dell’acqua e biodiversità.
Il sequestro di Sant’Antonio Abate dimostra che la tutela del fiume Sarno è ancora possibile, ma richiede la collaborazione di istituzioni, imprese e cittadini. Solo un approccio integrato tra repressione e prevenzione potrà trasformare il Sarno da simbolo di inquinamento a modello di sostenibilità per il sud Italia.
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