Corruzione e immigrazione clandestina: ex dirigente del Lavoro sospeso per 12 mesi
Sospeso per un anno l’ex dirigente dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Napoli e Salerno
La Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di sospensione dai pubblici uffici per dodici mesi nei confronti dell’ex direttore ad interim dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro (Itl) dell’area metropolitana di Napoli e della provincia di Salerno. Il provvedimento, richiesto dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Napoli e firmato dal gip del capoluogo campano, accusa l’alto funzionario di corruzione e omissione di atti contrari ai doveri d’ufficio in un’indagine che ha messo in luce un intreccio fra immigrazione irregolare, appalti pubblici e favoritismi.
L’inchiesta: visti di soggiorno e controlli sul lavoro “aggiustati”
Secondo la ricostruzione dei pm della Dda, il dirigente – il cui nome non è ancora stato reso noto per ragioni di privacy – avrebbe favorito l’ingresso in Italia di lavoratori extracomunitari privi dei requisiti previsti dalla legge, rilasciando permessi di soggiorno per motivi lavorativi in cambio di denaro e altre utilità. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Vincenzo Luberto e dal sostituto Maria Vittoria D’Amico, sono partite da una serie di segnalazioni di operatori economici e sindacali che lamentavano “controlli superficiali” o “insufficienti” in alcune aziende campane, sospettate di impiego di manodopera in nero.
Gli investigatori hanno documentato almeno dieci episodi di corruzione consumati tra il 2021 e il 2023, durante i quali il funzionario avrebbe intascato somme comprese tra i 500 e i 2.000 euro a favore, alternandole a regali, pranzi e viaggi. In cambio, l’ex direttore ad interim avrebbe:
- accelerato le pratiche di rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno per lavoratori stagionali;
- ridotto o eliminato gli accertamenti ispettivi in aziende sospette di sfruttamento della manodopera immigrata;
- omesso di trasmettere alla Procura le violazioni penali emerse, impedendo l’avvio di procedimenti per caporalato e retribuzioni irregolari.
Misure cautelari e impatto sull’amministrazione
L’ordinanza di sospensione, emessa dal gip su proposta del pm, si basa sul principio di “necessità di prevenire reati contro la pubblica amministrazione” e rappresenta la prima fase del processo penale. Il provvedimento può essere prorogato o revocato in base all’evolversi delle indagini. L’uomo, fino a pochi mes fa al vertice di uno degli uffici provinciali più strategici della Campania – che sovrintende a 43.000 aziende e 250.000 lavoratori – è attuallo indagato a piede libero.
L’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Napoli e Salerno, intanto, è già al lavoro per “ garantire continuità”: subito dopo l’esecuzione dell’ordinanza è stato nominato un nuovo direttore reggente, tratto dalle fila interne del ministero. L’obiettivo è evitare rallentamenti nelle attività di contrasto al lavoro nero e nella gestione del contenzioso in materia di appalti pubblici, particolarmente delicato in un territorio ad alta densità edilizia e turistica.
Il contesto: corruzione e infiltrazioni criminali nel mondo del lavoro
La Campania è da anni sotto la lente d’ingrandimento di ministero dell’Interno e magistratura per il rischio di infiltrazioni della camorra negli appalti e nelle gestioni delle aziende di trasporto, logistica e ristorazione. Secondo l’ultimo rapporto di Transparency International Italia, la regione registra il più alto numero di procedimenti per corruzione del Mezzogiorno, con un tasso di 21,3 casi ogni 100.000 abitanti. In questo scenario, l’Ispettorato del Lavoro rappresenta un presidio cruciale: “Controlla il rispetto delle norme in materia di assunzioni, sicurezza e retribuzioni”, spiega il segretario generale della Cgil Campania, Mimmo Pantaleo. “Un dirigente corrotto può vanificare mesi di indagini e favorire caporalato e sfruttamento”.
Il caso salernitano si inserisce in una più ampia operazione denominata “Ghost Workers”, che ha già portato all’arresto di tre funzionari pubblici e quattro imprenditori accusati di associazione per delinquere, falso ideologico e truffa aggravata ai danni dello Stato. Le indagini proseguono: la Dda ha disposto perquisizioni in altri quattro uffici periferici del ministero del Lavoro in Campania e Puglia, al fine di verificare se il sistema di corruzione si sia esteso oltre la sola provincia di Salerno.
Cosa prevede la legge
La sospensione cautelare dai pubblici uffici, disciplinata dall’articolo 323 c.p. e dall’articolo 28 d. lgs. 165/2001, è una misura temporanea e non pregiudiziale. Se l’indagato dovesse essere rinviato a giudizio e poi condannato in via definitiva, rischia la interdizione perpetua dai pubblici uffici e una pena detentiva da due a dieci anni. In attesa del processo, il ministero del Lavoro ha avviato un’internal review su tutte le pratiche esaminate dal dirigente sospeso, per verificare eventuali altre irregolarità e procedere alla revoca dei permessi di soggiorno eventualmente rilasciati in modo illecito.
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