27 marzo 1968: la misteriosa morte di Jurij Gagarin, primo uomo nello spazio
Cinquantasei anni fa il mondo perdeva un eroe. Il 27 marzo 1968 Jurij Gagarin, primo essere umano ad orbitare attorno alla Terra, moriva tragicamente in un incidente aereo nei cieli della Russia nord-occidentale. Il mistero avvolge ancora oggi le circostanze dell’ultimo volo del cosmonauta simbolo della corsa allo spazio.
L’ultima missione di un eroe sovietico
Alle 10:31 ora di Mosca, Gagarin decollò dall’aeroporto militare di Čkalovsky insieme al pilota collaudatore Vladimir Sereguin a bordo di un MiG-15UTI, un caccia addestratore biposto. L’obiettivo era un volo di routine, utile a mantenere l’abilità di volo che il capo propaganda sovietico temeva di perdere dopo anni lontano dai cockpit.
Quindici minuti dopo il decollo, l’aereo eseguì una manovra repentina, si immerse in una picchiata incontrollata e si schiantò al suolo in una zona boscosa a 12 km da Kiržač, nella regione di Vladimir. Entrambi i membri dell’equipaggio persero la vita sul colpo. Aveva compiuto 34 anni appena un mese prima.
Sette anni dopo l’impresa che cambiò la storia
Il 12 aprile 1961, Gagarin era diventato il volto della conquista spaziale. A bordo della Vostok 1, completò un’orbita ellittica della Terra in 108 minuti, battendo gli Stati Uniti e dando all’Unione Sovietica la supremazia simbolica nella Guerra fredda. Al suo ritorno, il cosmonauta venne accolto da milioni di persone a Mosca: una parata trionfale, il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica e un ruolo di primissimo piano come ambasciatore del regime.
I 3 dossier sul disastro ancora oggi segreti
L’inchiesta ufficiale, chiusa nel 1968, attribuì l’incidente a una manovra evasiva per evitare un pallone meteorologico o un aereo di linea che si trovava nella stessa area. Tuttavia, gli atti completi rimangono classificati. Negli anni sono emerse tre ipotesi principali:
- Errore del controllo di volo causato da una temporanea perdita di orientamento nelle nuvole basse.
- Avaria del sistema di controllo del velivolo, mai ufficialmente confermata.
- Intervento umano in risposta a un pericolo reale, come un velivolo militare fuori rotta.
Nel 2013, il vice-presidente della Roscosmos Vitaly Lopota rivelò che il dossier completo sarà declassificato soltanto nel 2028, a 60 anni dall’evento.
Eredità immortale: perché Gagarin è ancora un’icona mondiale
Nonostante il mistero, il mito di Gagarin supera i confini della Russia. Il suo sorriso, il suo saluto “Poekhali!” (“Andiamo!”) prima del lancio e la sua umiltà fanno di lui un simbolo universale di coraggio e cooperazione internazionale.
Ogni anno, il 12 aprile viene celebrato come Giorno del Volo Spaziale dalle Nazioni Unite, mentre il 27 marzo resta per gli appassionati di storia aerospaziale un giorno di riflessione e omaggio. In più di 30 città nel mondo esistono vie, scuole e planetari intitolati al cosmonauta bielorusso.
Info utili per chi vuole saperne di più
- Museo-Gagarin a Star City (40 km da Mosca): conserva il vero modulo Vostok 3KA e il manichino con cui Gagarin si allenava.
- Memoriale di Kiržač: una stele di granito rosso sorge esattamente nel punto dell’impatto.
- Archivio Nazionale Russo: fino a declassificazione, sono disponibili trascrizioni parziali delle comunicazioni radio dell’ultimo volo.
Il 27 marzo 1968 ha chiuso fisicamente la storia di Jurij Gagarin, ma ogni lancio di astronauta e ogni missione spaziale portano con sé il suo spirito pionieristico. Per questo, il primo uomo nello spazio continua a vivere nelle stelle e nella memoria collettiva dell’umanità.
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