Fonderie Pisano chiuse, Fiom-Cgil: «Subito misure urgenza per 300 lavoratori»
Stop definitivo alle Fonderie Pisano: sindacati chiedono intervento Regione Campania
Il 25 marzo 2024 è arrivato il colpo di grazia: con un decreto dirigenziale regionale, la Campania ha rigettato l’autorizzazione ambientale alle Fonderie Pisano di Nola (Napoli), bloccando ogni attività produttiva. L’azienda, per decenni punto di riferimento nel settore della fusione di metalli ferrosi, rischia così di chiudere i battenti dopo oltre 50 anni di attività.
La situazione: 300 posti di lavoro sul filo del rasoio
Secondo le stime di Fiom e Cgil Campania, sono circa 300 i lavoratori – tra operai, impiegati e tecnici – che vedono compromesso il proprio futuro professionale. Le organizzazioni sindacali descrivono la condizione come «ulteriormente drammatica», poiché il provvedimento regionale impone l’obbligo immediato di cessazione di tutte le attività produttive, senza prevedere al momento alcuna soluzione alternativa per le maestranze.
Requisiti ambientali non più soddisfatti
L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (Arpac) aveva già segnalato nel 2023 criticità su emissioni, gestione rifiuti e sicurezza degli impianti. Nonostante i piani di investimento presentati dall’azienda – per un valore di circa 5 milioni di euro – le verifiche ispettive hanno evidenziato il mancato raggiungimento dei parametri richiesti dal D.lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale).
Le richieste di Fiom e Cgil: tavolo permanente e ammortizzatori sociali
In una nota congiunta, Fiom-Cgil Campania chiede alla Regione e al Ministero dell’Ambiente:
- la convocazione immediata di un tavolo permanente con Prefettura, sindacati, azienda e istituzioni locali;
- l’attivazione di ammortizzatori sociali straordinari (Cassa Integrazione in deroga e NASpI integrata) per l’intera durata della vertenza;
- il coinvolgimento del Mise per verificare la fattibilità di un piano di riconversione green con incentivi statali;
- il reperimento di fondi regionali e comunitari per la riqualificazione professionale dei dipendenti.
I precedenti: da record produttivo a crisi ambientale
Fondata nel 1970, la Fonderie Pisano S.p.A. ha fino al 2022 lavorato per clienti nazionali ed esteri nel settore automotive, meccanico ed elettromeccanico, con un fatturato 2021 di circa 45 milioni di euro. Negli ultimi cinque anni, però, l’azienda ha subito 11 sanzioni da Arpac per un totale di 680.000 € di multe, in gran parte accertate per superamento dei limiti di emissione di polveri sottili e IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici).
Il rischio sinergico: impatto su fornitori e indotto
Secondo la Camera di Commercio di Napoli, la filiera collegata alle Fonderie Pisano coinvolge oltre 120 imprese dell’indotto (manutenzione, logistica, servizi informatici e chimici) per un valore di circa 12 milioni di euro. «Se non si trova una soluzione entro l’estate – avvertono i sindacati – il rischio è un effetto domino che colpirebbe l’intera area industriale di Nola».
Cosa succede adesso: calendario degli incontri
- 10 aprile 2024: previsto incontro in Prefettura con Regione Campania, Comune di Nola, Arpac e organizzazioni sindacali.
- 24 aprile 2024: scadenza per eventuale ricorso al Tar Campania da parte dell’azienda.
- 15 maggio 2024: termine per la presentazione di un nuovo piano ambientale integrato (dopo correzioni tecniche).
«Serve un atto di responsabilità istituzionale – conclude Mario Lettieri, segretario generale Fiom-Cgil Napoli – perché non possiamo permetterci di perdere un’eccellenza manifatturiera e gettare nella disoccupazione centinaia di famiglie».
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