Campania esce dal Piano di rientro: la sanità dell’Agro salernitano verso nuovi investimenti
La Campania ha chiuso definitivamente la partita col Piano di rientro dal disavanzo sanitario. Il 13 dicembre 2023 il viceministro alla Salute Edmondo Cirielli, con il via libera del premier Giorgia Meloni e del ministro Orazio Schillaci, ha firmato il decreto di «cessazione degli obblighi di risanamento». Un atto che restituisce alla Regione piena autonomia di programmazione e apre la strada a investimenti senza precedenti per il comparto della salute dell’Agro nocerino-sarnese e di tutta la provincia di Salerno.
Perché l’uscita dal Piano di rientro è una svolta per la sanità campana
Fino ad oggi la Campania era l’unica regione italiana ancora sottoposta al Piano di rientro, avviato nel 2007 per colmare un disavanzo sanitario che nel 2006 superava i 2,7 miliardi di euro. Grazie a una gestione virtuosa del fondo sanitario regionale e a un incremento delle entrate proprie, il debito residuo è stato progressivamente azzerato. L’ultima verifica tecnica del MEF e del ministero della Salute ha confermato:
- il pareggio di bilancio sanitario consolidato nel 2022 e 2023;
- il rispetto di tutti gli indicatori di spending review;
- la capacità di generare avanzi di gestione da reinvestire in servizi al cittadino.
Le reazioni istituzionali: la gioia di Odierna e il ringraziamento a Cirielli
Il consigliere regionale Franco Odierna, componente della commissione Sanità e da sempre impegnato sul dossier Piano di rientro, non ha nascosto la sua soddisfazione: «Desidero ringraziare il Governo, e in particolare il viceministro Edmondo Cirielli, per la collaborazione istituzionale che ha restituito fiducia e libertà di programmazione al nostro sistema sanitario». Secondo Odierna, l’uscita dal Piano rappresenta «una svolta storica per i cittadini dell’Agro e dell’intera provincia di Salerno, che potranno finalmente beneficiare di nuovi finanziamenti per ospedali, ambulatori e servizi territoriali».
Cosa cambia per l’Agro nocerino-sarnese e i presìdi provinciali
Con la cessazione degli obblighi di risanamento, la Regione Campania potrà:
- Programmare gare di appalto senza più il vincolo del Patto di stabilità interno alla sanità.
- Finanziare interventi strutturali negli ospedali di Nocera Inferiore, Pagani, Vallo della Lucania e Sapri, oggi in attesa di ammodernamento.
- Assumere personale sanitario con contratti stabili, dando risposta alla cronica carenza di medici di base e specialisti.
- Implementare la telemedicina e le reti ospedaliere integrate, un tema cruciale per le aree interne.
Il consigliere Odierna ha annunciato che nei prossimi mesi «sarà presentato un piano pluriennale di investimenti da oltre 700 milioni di euro», di cui una quota parte destinata espressamente «alla riqualificazione tecnologica del territorio dell’Agro».
Il ruolo della collaborazione istituzionale
L’azzeramento del disavanzo è stato possibile grazie a un lavoro sinergico tra Governo centrale e Regione: dal pacchetto di revisione della spesa introdotto dalla giunta De Luca alla legge regionale 21/2022 sul riordino dei presìdi ospedalieri, fino alla costante interlocuzione con il ministero dell’Economia. «Un modello di collaborazione che potrebbe diventare best practice nazionale», secondo fonti del MEF.
Le prossime tappe: piano ospedaliero, cardiologia avanzata e punti nascita
Entro gennaio 2024 il governatore Vincenzo De Luca presenterà il nuovo Piano ospedaliero regionale. Al centro dell’agenda:
- potenziamento della cardiologia interventistica all’ospedale di Nocera Inferiore, oggi assente;
- riapertura dell’ala materno-infantile di Pagani, con recupero dei punti nascita;
- istituzione di hub traumatologici lungo la Salerno-Reggio Calabria per ridurre i tempi di trasporto dei codici rossi.
L’obiettivo dichiarato è «garantire un’offerta sanitaria omogenea in ogni comune della provincia, senza più la forbice Nord-Sud che ha penalizzato l’Agro per vent’anni».
In sintesi: la Campania esce dal Piano di rientro e la provincia di Salerno può finalmente immaginare una sanità moderna, finanziata e capillare. Un cambio di paradigma che, se accompagnato da buona governance e monitoraggio trasparente, potrebbe ridisegnare il volto del Servizio sanitario regionale entro la fine del mandato De Luca 2025.
Lascia un commento