Sequestrati 130 tonnellate di rifiuti tessili nel porto di Napoli: destinazione Nigeria
Maxi-sequestro nel porto di Napoli: 130 tonnellate di rifiuti tessili bloccati
Nel cuore dello scalo partenopeo, un’operazione congiunta tra Agenzia Dogane e Monopoli (ADM) e Guardia di Finanza ha portato al sequestro di 130.808 kg di rifiuti tessili destinati illegalmente alla Nigeria. Il carico, contenuto in diversi container, era classificato come rifiuti speciali non pericolosi, ma la documentazione presentata per l’esportazione risultava irregolare.
L’indagine: cosa è emerso dalla documentazione
Gli investigatori hanno accertato che i rifiuti tessili – in massima parte scarti di produzione e abiti usati non più commercializzabili – avrebbero dovuto essere smaltiti secondo le norme europee sul trasferimento transfrontaliero di rifiuti. Tuttavia, le autorizzazioni richieste dalla Convenzione di Basilea e dal Regolamento (UE) n. 1013/2006 mancavano o risultavano incomplete.
Le violazioni riscontrate
- Mancata notifica alle autorità nigeriane per l’importazione di rifiuti
- Classificazione errata del tipo di rifiuto nelle dichiarazioni doganali
- Assenza del consenso scritto dell’ente competente del Paese importatore
- Violazione dell’art. 259 del D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale)
Le forze dell’ordine sul campo
L’operazione è stata condotta dai funzionari dell’Ufficio ADM di Napoli insieme ai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza, nell’ambito dei controlli mirati al contrasto del traffico illecito di rifiuti. L’attività rientra nel piano nazionale “Green Storm” lanciato dal Ministero dell’Ambiente per intensificare le verifiche nei porti italiani sui flussi di esportazione verso Paesi extra-UE.
Le tappe dell’indagine
- Analisi preliminare dei documenti di carico presso il terminal container
- Ispezione fisica dei container selezionati a campione
- Confronto incrociato tra Dichiarazione di Movimentazione di Rifiuti (DMR) e bolle di accompagnamento
- Notifica di sequestro preventivo e avvio dell’istruttoria penale
Le conseguenze per l’ambiente e la salute pubblica
I rifiuti tessili, se smaltiti illegalmente in Nigeria, avrebbero potuto riversarsi in discariche non controllate, generando inquinamento dei suoli e delle falde acquifere. I coloranti e i trattamenti chimici presenti negli indumenti, infatti, contengono sostanze potenzialmente tossiche come metalli pesanti e solventi clorurati.
Cifre e trend in Italia
Secondo l’ISPRA, nel 2023 l’Italia ha prodotto circa 195 mila tonnellate di rifiuti tessili, di cui il 38% destinato all’esportazione. Di questi, più della metà finisce in Africa occidentale, dove la normativa ambientale è meno stringente. Il fenomeno è cresciuto del +12% rispetto al 2022, spingendo le autorità a intensificare i controlli.
Cosa succede adesso
I 130.808 kg sequestrati sono stati trasferiti in un centro di stoccaggio autorizzato in attesa di bonifica e smaltimento secondo le normative UE. Le società coinvolte rischiano sanzioni fino a 50 mila euro e il sequestro dei mezzi di trasporto. L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, ipotizza i reati di traffico illecito di rifiuti e falso ideologico.
Il ruolo della trasparenza nella filiera tessile
Il caso evidenzia la necessità di tracciabilità digitale lungo tutta la filiera, dall’industria di produzione al riciclo finale. Associazioni ambientaliste come Greenpeace Italia e Legambiente chiedono l’introduzione di un “passaporto digitale” per ogni capo, che certifichi origine, composizione materica e destinazione finale.
Napoli, 2024 – L’operazione di oggi conferma l’impegno delle autorità italiane nel contrasto al traffico transnazionale di rifiuti, un business che vale secondo Interpol oltre 12 miliardi di euro l’anno a livello globale.
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