Falsa scomparsa, maxi-schiamazzo: 400 ore di lavoro e due indagati
L’allarme che non c’era: un “gioco” da 400 ore di lavoro dei carabinieri
Quando il telefono dei Carabinieri di Tivoli (RM) ha squillato alle 17:47 del 12 aprile 2024 con la notizia di una ragazza scomparsa, nessuno avrebbe immaginato che dietro quella chiamata si nascondesse una goliardata finita sotto inchiesta. L’allarme lanciato da due ragazzi ha spinto l’Arma a mobilitare pattuglie, elicotteri e decine di uomini per una ricerca durata oltre 400 ore di lavoro, rischiando di sottrarre risorse preziose ad altre emergenze reali.
Cronaca di una “sparizione” inventata per gioco
Secondo la ricostruzione ufficiale, i due giovani – un diciannovenne e un ventiduenne entrambi residenti a Guidonia – hanno simulato la scomparsa di una loro coetanea. Hanno fornito false indicazioni, descritto una dinamica inesistente e preoccupato familiari ed amici che, ignari, si sono uniti alle ricerche. Le ricerche sono iniziate nel tardo pomeriggio e si sono concluse solo nella notte, quando i militari hanno ricostruito l’intera vicenda e hanno accertato che la ragazza era al sicuro da un’altra parte.
I costi nascosti di una telefonata “per ridere”
I Carabinieri hanno quantificato lo spreco di forze pubbliche in oltre 400 ore di personale, l’impiego di un elicottero del Nucleo Elicotteri di Pratica di Mare e l’interruzione di altri servizi ordinari sul territorio. «Ogni minuto di lavoro dei nostri operatori è prezioso per chi ha veramente bisogno di aiuto» ha dichiarato il capitano Marco D’Alessandro, comandante della Compagnia di Tivoli. «Un comportamento irresponsabile può mettere a repentaglio vite umane».
Quali reati rischiano i due ragazzi?
L’avvocato penalista Simone Labonia, esperto in responsabilità da procurato allarme, spiega che «scherzare con le forze dell’ordine non è mai una buona idea, soprattutto quando lo “scherzo” consiste nel denunciare falsamente la scomparsa di una persona». In questo caso, la condotta può integrare:
- Procurato allarme (art. 658 c.p.): fino a tre mesi di arresto o 309 euro di multa;
- Ostacolo alle operazioni di soccorso (art. 381-bis c.p.): se l’allarme ostacola pubbliche operazioni di salvataggio;
- Favoreggiamento personale (art. 378 c.p.): se la simulazione è finalizzata a depistare le indagini.
In più, le spese investigative potrebbero essere poste a carico degli indagati, con un risarcimento che supera i 10.000 euro stimati dall’Arma per carburante, ore di volo e straordinari.
La lezione: il soccorso non è un gioco
Alla luce dei fatti, il procuratore capo di Tivoli, dott.ssa Daniela Luppino, ha aperto un fascicolo per procurato allarme aggravato. I due ragazzi, attualmente indagati a piede libero, rischiano di finire sotto processo con rito direttissimo. «È fondamentale che i giovani comprendano che le forze dell’ordine non possono essere “convocate” per una burla, pena gravi conseguenze penali e civili» ha concluso il procuratore.
La vicenda torna utile anche come monito: segnalare falsi allarmi non solo è reato, ma può costare caro alla collettività e a chi ha veramente bisogno di aiuto. Il numero unico di emergenza 112 va usato solo per casi reali: ogni chiamata falsa può ritardare l’arrivo di un’ambulanza o di una pattuglia a chi è in pericolo di vita.
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