Paolo Apolito dona all’Archivio Atena l’inedito etnografico sul Vallo di Diano
L’intero patrimonio di ricerche sul Vallo di Diano raccolto negli anni ’80 dal sociologo e antropologo Paolo Apolito ha trovato ieri una nuova casa digitale: l’Archivio Atena, noto centro di conservazione della memoria sonora e culturale campana. Il trasferimento è avvenuto nel corso della giornata di studio “Etnomusicologia, archivio e territorio” che ha riunito nella sede dell’associazione musicologi, etnografi e appassionati di musica popolare.
La donazione: 40 anni di storia del Vallo in audio e carta
L’archivio consegnato da Apolito comprende bozze di libri, registrazioni audio in bobine e nastri, fotografie, appunti sul campo relativi a riti religiosi, pellegrinaggi, canti di lavoro e suoni tradizionali raccolti tra il 1980 e il 1989 nei comuni di Auletta, Caggiano, Sassano, Teggiano, Sala Consilina e altri centri del comprensorio salernitano. Si tratta di materiale in gran parte inedito, finora custodito nello studio privato del ricercatore: “Un fondo che restituisce voce ai protagonisti di una cultura ormai a rischio estinzione”, ha sottolineato Apolito durante la sua relazione.
I protagonisti della giornata di studio
Oltre al sociologo campano, hanno preso la parola:
- Francesco Langone, etnomusicologo dell’Università di Salerno, su “Le sonorità del pellegrinaggio di San Giacomo”;
- Arsenio D’Amato, antropologo, con un intervento sul lessico musicale del Cilento e del Vallo;
- Pietro Cantisani, direttore dell’Archivio Atena, che ha illustrato la strategia di digitalizzazione del fondo Apolito;
- Antonio Cimino, organettista e ricercatore sul campo, con esempi pratici di canti accompagnati dall’organetto a fisarmonica;
- Enrico Spinelli, musicologo e violoncellista, che ha eseguito trascrizioni di brani popolari raccolti da Apolito.
Perché il Vallo di Diano è un laboratorio vivo di etnomusicologia
Per tutto il Novecento il Vallo è stato crocevia di influenze culturali meridionali: dal canto liturgico bizantino, tramandato nei monasteri basiliani, alle ninne nanne in greco-locride ancora intonate nelle campagne fino agli anni ’70. “La musica popolare del Vallo – ha spiegato Langone – non è solo folklore, ma documento di strategie di sopravvivenza identitaria in un territorio di confine tra Campania, Basilicata e Calabria”.
La digitalizzazione: obiettivo accesso aperto entro il 2025
Archivio Atena ha annunciato che, grazie a un finanziamento della Regione Campania (POR FESR 2021-2027), completamente digitalizzerà e metterà online l’intero fondo entro la primavera 2025. Una piattaforma open-access consentirà la fruizione gratuita di audio ad alta risoluzione, trascrizioni, spartiti e foto georiferite. “Vogliamo che studenti, musicisti e studiosi del mondo possano ascoltare la voce di Rosa di Teggiano quando cantava le litanie o la filastrocca di donne che filavano la canapa a Sala Consilina nel 1983”, ha detto Cantisani.
Prossimi appuntamenti e call per ricercatori
L’associazione ha lanciato una call for papers per il prossimo convegno “Musica, territorio e identità nel Mezzogiorno” previsto per il 15-16 novembre 2024. Chi volesse collaborare, come ricercatore o come portatore di memoria, può scrivere a info@archivioatena.it.
La giornata si è chiusa con l’esecuzione dal vivo di “Lu rusciu de lu mare”, vecchia canzone di lavoro riarrangiata dal trio Cimino-Spinelli, mentre sullo schermo scorrevano le foto di Apolito degli anni ’80: un ponte sonoro tra passato e presente che, da oggi, non rischia più di spezzarsi.
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