Piero De Luca: «Il governo Meloni è subalterno sull’Iran, l’Italia senza strategia»
De Luca attacca il governo: «Linea inadeguata sul dossier Iran»
Il deputato del Partito Democratico Piero De Luca ha scaricato sul governo Giorgia Meloni la responsabilità di una politica estera definita «subalterna e priva di una strategia chiara in Medio Oriente». Le critiche sono arrivate durante la trasmissione Tagadà su La7, dove l’esponente dem ha analizzato la crisi innescata dall’escalation militare tra Iran e Stati Uniti.
L’Italia «assente» sul dossier nucleare iraniano
Secondo De Luca, l’Esecutivo starebbe «accettando passivamente le posizioni americane» senza promuovere iniziative autonome in sede europea o al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. «Siamo di fronte a un governo che non ha un piano B per impedire un nuovo conflitto nella regione del Golfo», ha dichiarato il parlamentare, sottolineando che l’Italia dovrebbe rivestire il ruolo di mediatore, sfruttando i canali diplomatici consolidati con Teheran.
Tra i punti che De Luca ha ritenuto inaccettabili:
- l’assenza di una dichiarazione congiunta con Francia e Germania per rilanciare l’accordo sul nucleare (JCPOA);
- il ritardo nell’invio di osservatori italiani nel quadro delle missioni Ue a supporto della sicurezza marittima nel Golfo Persico;
- la mancanza di investimenti diplomatici nella diplomazia energetica per garantire la continuità di approvvigionamenti.
Il costo economico di una crisi non gestita
Il tema della politica estera si è intrecciato a quello economico: De Luca ha evidenziato come un eventuale conflitto Iran-Stati Uniti colpirebbe l’Italia con un aumento del prezzo del greggio oltre i 120 dollari al barile, «con effetti a catena sull’inflazione e sul PIL». Il governo, secondo l’esponente dem, «non ha ancora predisposto misure di emergenza per proteggere le imprese italiane esposte nel settore energetico e nella cantieristica navale».
Le proposte del Pd: piano diplomatico e task-force economica
Il Partito Democratico ha presentato un documento in Commissione Esteri con tre priorità:
- Convocazione urgente del Consiglio europeo straordinario sulla crisi iraniana.
- Attivazione di una task-force interministeriale (Mise-Mef-Farnesina) per monitorare i rischi economici.
- Rafforzamento della presenza italiana in seno al Gruppo di contatto nucleare europeo.
Meloni risponde: «Uniti con alleati, ma pronti a tutelare l’Italia»
Dall’entourage di Palazzo Chigi arriva la replica: «Il governo lavora in stretto coordinamento con gli alleati Nato e Ue. Le iniziative italiane in Medio Oriente, dall’operazione Prima Pars alle missioni di addestramento in Iraq, dimostrano la nostra capacità di presidio». Fonti della Farnesina precisano che il ministro Antonio Tajani ha incontrato recentemente a New York il collega iraniano Hossein Amir-Abdollahian per sollecitare il ritorno al tavolo negoziale sul nucleare.
Il contesto: perché l’Iran torna al centro dell’agenda globale
A inizio aprile 2024, l’Iran ha annunciato di aver arricchito uranio al 60%, livello prossimo a quello militare, innescando una raffica di sanzioni Usa e Ue. Secondo l’Aiea, le scorte di uranio arricchito di Teheran sono ora 22 volte il limite fissato dall’accordo del 2015. Il timore di Washington è che un attacco preventivo israeliano possa trascinare gli Stati Uniti in un nuovo conflitto, con effetti economici devastanti per l’Europa, da cui l’Italia importa circa il 13% del gas naturale e il 9% del petrolio.
Con il braccio di ferro diplomatico che si fa sempre più serrato, il prossimo appuntamento chiave è il vertice G7 a Bari del 13-14 giugno, dove la crisi iraniana sarà al centro dell’agenda. La posta in gioco, per l’Italia, non è solo la stabilità del Mediterraneo orientale, ma la tenuta dell’intera economia nazionale.
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