Papa Giovanni Paolo II alla Sinagoga di Roma: il 13 aprile 1986 che cambiò la storia
Il 13 aprile 1986 è entrato nella storia come il giorno in cui Papa Giovanni Paolo II varcò per la prima volta la soglia della sinagoga di Roma, compiendo un gesto senza precedenti che segnò un punto di svolta nei rapporti fra la Chiesa cattolica e l’ebraismo.
Perché fu rivoluzionario
Fin dai tempi degli Atti degli Apostoli, nessun pontefice aveva mai varcato l’ingresso di un tempio ebraico. Giovanni Paolo II, nato Karol Wojtyła, scelse di farlo nel Sabbato ebraico, quando le luci dell’Aron ha-Kodesh illuminavano il Grande Tempio di Roma. Accolto dal Rav Elio Toaff, allora Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma, il Papa pronunciò parole che ancora oggi risuonano: «Con voi siamo vostri fratelli».
Il clima dell’epoca
Gli anni ’80 erano segnati da tensioni geopolitiche, ma anche da un desiderio crescente di dialogo interreligioso. Giovanni Paolo II, già noto per il suo impegno ecumenico, volle spezzare il lungo silenzio nato dai secoli di supersessionismo cristiano. Il gesto arrivò a meno di vent’anni dal Concilio Vaticano II e dalle dichiarazioni di Nostra Aetate (1965), che avevano condannato l’antisemitismo.
Dettagli della visita
- Ore 10:30 – Arrivo alla Sinagoga di Roma in Lungotevere de’ Cenci
- Ore 10:45 – Saluto del Rabbino Elio Toaff: «Siete il nostro fratello maggiore»
- Ore 11:15 – Lettura del Salmo 122 in ebraico e latino
- Ore 11:45 – Discorso del Papa davanti a 1.000 feddi ebrei e 200 rappresentanti cristiani
- Ore 12:30 – Scambio di doni: un menorah in bronzo e un codice della Torah rilegato in pelle
L’impatto sulla Chiesa e sul mondo ebraico
Secondo l’Osservatore Romano, quella giornata «ha aperto un nuovo capitolo nella storia del dialogo cattolico-ebraico». Il Centro Simon Wiesenthal la definì «una pietra miliare contro ogni forma di antisemitismo». Per la comunità ebraica romana, allora composta da circa 15.000 persone, fu «una benedizione». Rav Toaff, intervistato pochi giorni dopo, dichiarò: «Molti dei nostri anziani piangevano. Erano lacrime di gioia miste a memoria».
Le parole chiave di Giovanni Paolo II
«In questo luogo sacro, desidero dichiarare solennemente che l’antisemitismo è contrario al Vangelo. È un peccato contro Dio e contro l’uomo.»
Con questa frase, Giovanni Paolo II ha posto le basi per successive riammissioni diplomatiche fra Santa Sede e Stato di Israele, culminate nel 1993 con l’istituzione di relazioni ufficiali. Inoltre, ha ispirato otto successive visite papali in sinagoghe di tutto il mondo, da Mainz a New York.
Eredità e significato oggi
Il 13 aprile 1986 non fu solo un’inaugurazione simbolica; fu un atto profetico in un mondo ancora lacerato da guerre religiose. L’evento è oggi studiato in teologia, storia e diplomazia come esempio di soft power spirituale. In occasione del 38º anniversario, la comunità ebraica di Roma ha annunciato un ciclo di incontri dal titolo «Le radici dell’amicizia», mentre il Vicariato ha programmato una messa ecumenica alla basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, cuore simbolico dell’ebraismo romano.
Fonte: Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma – Notiziario dell’Osservatore Romano, 14 aprile 1986.
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