Salerno, il Tar decide il futuro delle Fonderie Pisano: in bilico l’Aia scaduta
Il Tribunale Amministrativo Regionale di Salerno si appresta a sciogliere il nodo cruciale per la sopravvivenza delle Fonderie Pisano. Nelle prossime ore la Terza Sezione esaminerà il ricorso con cui l’azienda metal-meccanica ha chiesto la sospensione cautelare del provvedimento con cui la Regione Campania ha negato il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia), scaduta da mesi. Una decisione che – in un senso o nell’altro – segnerà la sorte di uno degli stabilimenti simbolo dell’industria siderurgica campana.
Il caso: un’Aia scaduta e una produzione a rischio
Le Fonderie Pisano, insediate da oltre cinquant’anni nell’area di Pontecagnano Faiano, versano da mesi in uno stato di legalità sospesa. L’Aia, il documento che consente di esercitare le attività potenzialmente inquinanti in ottemperanza alla normativa europea, è scaduta lo scorso 31 dicembre. La Regione Campania, in qualità di autorità competente, ha negato il rinnovo, ritenendo insufficienti le prescrizioni e gli aggiornamenti presentati dall’azienda per contenere emissioni e impatti ambientali.
La Pisano, che dà lavoro a circa 120 dipendenti e fattura intorno ai 35 milioni di euro l’anno, ha subito impugnato il diniego, affidandosi agli avvocati Amato e Santaniello del foro di Salerno. Il ricorso chiede appunto la sospensiva: se il Tar accoltesse la richiesta, l’impresa potrebbe continuare a produrre fino al giudizio di merito, atteso per la prossima primavera. In caso contrario, scatterebbe la paralisi forzata, con conseguenze economiche e sociali pesanti per l’intera Piana del Sele.
L’udienza lampo e le opposizioni delle associazioni ambientaliste
L’udienza è fissata in camera di consiglio alle 11,30 di oggi, con procedura abbreviata: il collegio, presieduto dal presidente Vincenzo Santi, dovrà valutare il periculum in mora—il danno immediato che la società subirebbe in caso di stop—e il fumus boni iuris, ossia la plausibilità della pretesa. In sostanza, stabilire se il mancato rinnovo dell’Aia appaia, in prima analisi, illegittimo.
Contro la sospensiva si sono costituiti in giudizio quattro comitati cittadini—Salerno Respira, Noi Rione Petrara, Comitato Cittadino di Pontecagnano e Movimento 5 Stelle di Salerno—assistiti dagli avvocati Valentina Picariello e Gennaro Falco. Le associazioni sostengono che l’azienda non abbia mai raggiunto i limiti di emissione previsti dal D.Lgs. 152/2006 e che l’eventuale riprese produttive determinerebbero un incremento di inquinanti atmosferici già superiori alle soglie raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Il contesto: una valle industriale tra crisi e riconversione
Le Fonderie Pisano rappresentano l’ultimo grande sito siderurgico attivo tra Salerno e Battipaglia. Aperti nel 1971, gli impianti hanno subito nel tempo diversi ammodernamenti, beneficiando anche di finanziamenti pubblici per la conversione a tecnologie a basso impatto. Tuttavia, negli ultimi dieci anni la vicenda autorizzativa è stata un valzer di proroghe, integrazioni e contestazioni, tra esposti in Procura, ordinanze sindacali e controlli dell’Arpac.
La Regione, nel respingere il rinnovo, ha richiamato l’art. 29-ter del D.Lgs. 152/2006: «L’autorizzazione non può essere rilasciata qualora le emissioni risultino superiori ai valori limite, indipendentemente dalle migliori tecniche disponibili adottate». L’azienda, dal canto suo, ha presentato una nuova mappatura delle fonti emissive e un piano di investimenti da 5 milioni per captazione e abbattimento delle polveri sottili, ma il dossier è rimasto insabbiato per mesi negli uffici di Via Santa Lucia.
Possibili scenari: lavoro, ambiente e ricadute politiche
Il verdetto odierno avrà un’eco ampia. Se la sospensiva venisse concessa, la Pisano riprenderebbe la piena attività, ma dovrà comunque confrontarsi con il merito del ricorso e, eventualmente, con un nuovo iter autorizzativo. Se invece il Tar boccerà la richiesta, l’azienda sarà costretta a fermare forni e linee di colata, con cassa integrazione e possibile mobilità per i lavoratori.
Il caso ha già acceso la politica locale. Il sindaco di Salerno Vincenzo Napoli ha auspicato «una soluzione condivisa che salvaguardi sia l’ambiente sia il tessuto occupazionale», mentre il governatore Vincenzo De Luca—intercettato ieri a Palazzo Santa Lucia—ha ribadito che «la tutela della salute dei cittadini resta prioritaria, ma non si può perdere un pezzo importante di industria campana». Domani, intanto, i lavoratori scaleranno il Consiglio regionale per un sit-in di protesta: «Se chiudiamo, Salerno perde un pezzo di storia industriale», avverte il delegato Fiom Cisl Bruno Savio.
Il countdown è iniziato
La decisione del Tar arriverà entro 30 giorni, ma l’orientamento potrebbe emergere già in serata, quando la sentenza sarà depositata in cancelleria. Intanto l’attenzione resta altissima: quella di oggi non è solo una vicenda giudiziaria, ma lo specchio di un’intera provincia che cerca un equilibrio fra sviluppo economico e tutela ambientale, fra esigenze di una comunità che vuole respirare aria pulita e centinaia di famiglie che ogni mese portano a casa la paga grazie alle Fonderie Pisano.
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