Traffico illecito di rifiuti Italia-Grecia-Bulgaria: 6 arresti, maxi-operazione anche a Salerno
Maxi-blitz contro il traffico transnazionale di rifiuti: 6 arresti tra Italia e Bulgaria
I Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, insieme ai Reparti territoriali di Brindisi, Bari e Salerno, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Brindisi nei confronti di 6 persone accusate di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti pericolosi che, dal Salento, raggiungeva Grecia e Bulgaria.
Dettagli dell’operazione: 4 in carcere e 2 agli arresti domiciliari
Dal primo mattino le forze dell’ordine hanno dato esecuzione a 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere e a 2 ordinanze di arresti domiciliari in una vasta operazione che ha colpito le province di Brindisi, Bari, Salerno e la capitale bulgara Sofia. L’accusa è di aver creato un sodalizio criminale strutturato, capace di organizzare il trasferimento illegale di rifiuti pericolosi lungo l’asse balcanico.
Come funzionava il giro di affari illecito
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo riusciva a:
- raccogliere rifiuti speciali e pericolosi in Puglia e Campania, spesso mascherandoli come «materiale di risulta»;
- formalizzare false dichiarazioni di smaltimento presso impianti in realtà inesistenti o non autorizzati;
- spedire i carichi in Grecia e Bulgaria attraverso società di comodo registrate all’estero;
- riciclare i proventi attraverso società fittizie e conti correnti off-shore.
Il ruolo della provincia di Salerno
L’indagine ha confermato che alcuni degli imballaggi tossici e i fanghi industriali partivano proprio da Salerno, dove il gruppo contava su una rete di complici nel settore dello smaltimento. I rifiuti, una volta giunti a destinazione, venivano abbandonati in cave dismesse o bruciati in piazzole abusive, causando gravi danni ambientali e rischi per la salute pubblica.
I reati contestati e le misure cautelari
Gli indagati devono rispondere di:
- associazione a delinquere transnazionale;
- traffico illecito di rifiuti pericolosi (art. 260-bis del D.Lgs. 152/2006);
- frode nelle certificazioni ambientali;
- riciclaggio di capitali.
I giudici hanno ritenuto sussistere gravi indizi di colpevolezza e pericolo di inquinamento probatorio, motivo per cui è scattata la custodia cautelare.
Le indagini future e il ruolo della cooperazione internazionale
L’operazione è stata condotta con il supporto di Eurojust e dell’Europol, che hanno consentito scambi istantanei di informazioni tra Italia, Grecia e Bulgaria. Altre perquisizioni sono in corso nei depositi di rifiuti e negli uffici delle società coinvolte, mentre i magistrati brindisini ipotizzano nuovi sviluppi dell’indagine.
Il Comando Carabinieri Tutela Ambientale ha annunciato un’intensificazione dei controlli lungo le principali arterie stradali e portuali, per contrastare il traffico illecito di rifiuti che, negli ultimi anni, ha riguadagnato terreno a causa della crisi economica e della domanda estera di «materia prima» da riciclare.
Per i cittadini, è disponibile il numero verde 800 45 45 45 del Noe dei Carabinieri per segnalare illeciti ambientali: l’anonimato è garantito.
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