Estradizione di Concordio Malandrino da Dubai: ostacolo diplomatico blocca il rimpatrio di Agropoli
Il caso Malandrino tra reati milionari e intoppo diplomatico
Il braccio di ferro legale tra l’Italia e gli Emirati Arabi Uniti sul destino di Concordio Malandrino – l’imprenditore cilentano di Agropoli che dal 2022 risiede a Dubai – si è inaspettatamente complicato. Le Procure di Vallo della Lucania e di Catania, d’intesa con l’Europol Public Prosecutor’s Office (EPPO) di Palermo, stanno infatti cercando di far eseguire due ordinanze di carcerazione emesse a suo carico per reati tributari complessivamente milionari, ma l’ultimo passaggio diplomatico necessario all’estradizione è andato in stallo.
I dettagli dei reati contestati
L’imprenditore, 48 anni, è accusato di:
- evasione fiscale per oltre 2,3 milioni di euro, secondo l’accusa della Procura di Vallo della Lucania;
- frode comunitaria in materia di IVA e riciclaggio, per un importo di 1,8 milioni, per i magistrati catanesi;
- utilizzo di società off-shore per occultare proventi illeciti, con transiti finanziari attraverso conti in Belize e Singapore.
Le indagini – coordinate dal pool di europrocuratori di Palermo – hanno ricostruito un flusso di denaro pari a quasi 5 milioni di euro uscito clandestinamente dall’Italia fra il 2018 e il 2021.
La fuga e l’arresto in Emirati
Malandrino lasciò Agropoli la notte del 13 ottobre 2022, poche ore prima che i carabinieri eseguissero un’ordinanza di custodia cautelare. Raggiunta la Turchia con un volo charter da Roma-Fiumicino, ottenne un visto d’investitore per Dubai, dove acquistò un penthouse a City Walk e fondò una società di trading di derrate alimentari.
La Red Notice Interpol scattò il 29 novembre 2022; il 7 gennaio 2023 la polizia emiratina lo arrestò nel distretto di Jumeirah. Da allora è detenuto nel carcere di Al-Awir in attesa di estradizione.
L’ostacolo diplomatico
Fonti qualificate del Ministero degli Esteri spiegano che il nuovo intoppo non riguarda l’accordo bilaterale Italia-Emirati del 2022 – ritenuto solido – bensì l’art. 7 della legge emiratina sulle estradizioni. Il testo consente al Procuratore Generale locale di rivalutare il ricorso della difesa se “sussistono ragioni eccezionali”.
I legali di Malandrino – gli avvocati Giuseppe Iannaccone e Laura De Martino – hanno depositato un habeas corpus sostenendo:
- il rischio di malattie cardiovascolari non trattate adeguatamente in carcere;
- la presenza di reati politici strumentali nelle richieste italiane, tesi respinta dal Dipartimento di Giustizia di Roma.
Le prossime tappe
La Court of Cassation di Abu Dhabi ha fissato per il 18 luglio 2024 l’udienza decisiva: i giudici potrebbero rigettare o accogliere definitivamente l’estradizione. Se il provvedimento sarà favorevole, Malandrino verrà trasferito entro 30 giorni su volo della Polizia di Stato italiana; in caso contrario, scatterà la liberazione immediata.
Cosa accadrà all’arrivo in Italia
All’atterraggio – presumibilmente all’aeroporto militare di Pratica di Mare – l’imprenditore sarà tradotto nel carcere di Fuorni (Salerno) per iniziare a scontare le pene: secondo le indicazioni della Procura, la somma delle condanne potrebbe superare i 8 anni, con obbligo di risarcimento alle casse dello Stato per oltre 4 milioni di euro.
Il caso ha riacceso il dibattito sulle strategie di contrasto all’evasione fiscale transnazionale. L’europrocuratore Ignazio De Francisci ha dichiarato: “Malandrino è un test fondamentale per l’efficacia delle nostre rogatorie. Non possiamo permettere che Dubai diventi un rifugio sicuro per i grandi evasori”.
Intanto, ad Agropoli l’attività imprenditoriale dell’uomo – un tempo fiorente nel settore turistico-alberghiero – è in amministrazione giudiziaria. I creditori attendono il sequestro definitivo degli asset per recuperare almeno in parte i crediti vantati.
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