Salerno, la crisi abitativa è un’emergenza trentennale: il vero volto del “Piano Casa
Salerno – Il campo largo della politica cittadina sul tema casa si apre con un duro atto d’accusa: la crisi dell’abitare non è improvvisa, ma figlia di trent’anni di scelte sbagliate. A lanciare l’allarme sono i movimenti per il diritto all’abitare che, con un manifesto-diffida, denunciano la retorica del neocostruito “Piano Casa” e chiedono trasparenza, dati veri e politiche di housing sociale. È una presa di posizione netta contro chi, secondo i firmatari, ha trasformato la questione abitativa in «operazione di pura propaganda».
Una denuncia partita dai numeri e dalla memoria
«Noi non dimentichiamo. Siamo memoria viva, perché senza verità non esiste futuro e senza dati non esiste giustizia sociale». Così inizia il documento diffuso questa mattina da comitati di quartiere, associazioni studentesche e cooperative, che punta il dito su responsabilità decennali di amministrazioni di ogni colore. L’obiettivo: spingere l’attuale governo cittadino a «liberare il dibattito dai slogan» e a confrontarsi con realtà oggettive – dalle liste d’attesa degli alloggi popolari alle migliaia di sfratti esecutivi bloccati solo dall’emergenza Covid.
I tre nodi del “Piano Casa” secondo i movimenti
L’iniziativa nasce come replica dura e veloce al documento programmatico varato nei giorni scorsi dal Comune di Salerno. Gli attivisti individuano tre macro-criticità:
- Mancanza di dati aggiornati sul fabbisogno abitativo reale: l’ultima mappatura risale al 2014.
- Assenza di vincoli antispeculativi per le nuove edificazioni, rischio di «regalo alle grandi imprese».
- Zero risorse per l’edilizia residenziale pubblica, a fronte di 12 milioni di euro stanziati per la sola riqualificazione del lungomare.
Lo specchio di Napoli: perché a Salerno serve una legge speciale
Nell’ultimo decennio, secondo l’Osservatorio Casa Campania, il numero di nuclei in lista d’attesa per un alloggio popolare nella sola città di Salerno è cresciuto del +78%, superando quota 7.200 famiglie. Di queste, il 42% sono single under 35, mentre il 31% sono famiglie con bambini. «Siamo sulla stessa china di Napoli – spiega Maria Grazia Verde, portavoce del Comitato Abitanti Centro Storico – dove il fenomeno Airbnb ha prosciugato l’offita a canone concordato. Se non si interviene subito con una legge speciale regionale, fra cinque anni avremo interi quartieri svuotati dal popolo di Salerno».
Le proposte degli attivisti: tavolo tecnico subito e fondo per l’emergenza
I firmatari del manifesto chiedono al sindaco Vincenzo Napoli un tavolo permanente aperto a cittadini, enti e cooperative entro 30 giorni, con tre pilastri operativi:
- Fondo affitti da 2 milioni di euro annui per arginare sfratti e morosità incolontaria;
- Piano edilizio sociale che vincoli almeno il 30% di ogni nuovo intervento a canone agevolato;
- Registro pubblico delle case sfitti, obbligatorio per accedere agli incentivi fiscali.
La replica del Comune: «Documento sarà integrato con audizioni»
Dall’assessorato alla Casa guidato da Marco Strianese arriva la prima apertura: «Nelle prossime settimane il Piano Casa sarà integrato con audizioni pubbliche e il confronto sarà davvero ampio, come promesso in campagna elettorale». Ma sul fondo affitti l’amministrazione resta cauta: «Dobbiamo vedere la copertura finanziaria. A ottobre chiederemo al ministero extra risorse dal PNRR».
Cosa succede adesso
Mercoledì prossimo il consiglio comunale straordinario sul tema, aperto alla cittadinanza in streaming. Intanto, il 12 giugno è in calendario un presidio sotto palazzo di città per dire «alziamo il tiro sul diritto alla casa». L’obiettivo dei movimenti è chiaro: far diventare l’emergenza abitativa di Salerno argomento centrale delle prossime elezioni regionali. Perché, come recita lo striscione esposto stamani in piazza Flavio Gioia: «Non si abita in una città senza un tetto sicuro».
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