Case di Comunità Salerno, la FP CGIL: «Serve un piano serio e più personale»
Le prime case di comunità stanno spalancando i battenti in provincia di Salerno, ma l’entusiasmo iniziale lascia già spazio a critiche e preoccupazioni. La Federazione dei Professionisti FP CGIL di Salerno non usa mezzi termini: «così non va». L’organizzazione sindacale ha inviato un documento ufficiale all’Azienda Sanitaria Locale (ASL) Salerno chiedendo «un piano serio» per garantire efficienza, sicurezza e diritti ai lavoratori e ai cittadini.
Case di comunità: le criticità dietro l’innovazione
Presentate dal Ministro della Salute Orazio Schillaci come modello di care integrata e vicinanza al territorio, le case di comunità dovrebbero offrire servizi socio-sanitari a bassa complessità, decongestionando i pronto soccorso e facilitando l’accesso alle cure. Nel Salernitano, però, le aperture sono accompagnate da organici precari e insufficienti.
La FP CGIL elenca i nodi da sciogliere:
- Personale a tempo su progetti a scadenza breve;
- Mancanza di figure professionali stabilizzate e di ruolo;
- Rischi di discontinuità assistenziale per i pazienti;
- Prospettive di burn-out per infermieri, medici e operatori sociali.
I numeri (ancora) vaghi sul personale
L’ASL Salerno non ha ancora diffuso un piano organico dettagliato per ogni singola struttura. Secondo una stima sindacale, ogni casa di comunità dovrebbe contare almeno:
- 2 medici di medicina generale in convenzione;
- 1 infermiere di ruolo dedicato full-time;
- 1 assistente sociale;
- 1 coordinatore infermieristico;
- Personale amministrativo a tempo indeterminato.
Al momento, però, «mancano all’appello almeno il 30 % delle figure previste», denuncia il segretario generale FP CGIL Salerno Mario De Stefano.
Le richieste ufficiali al direttore generale dell’ASL
Il sindacato ha trasmesso all’ingegnere Paolo Canalone, direttore generale dell’ASL Salerno, un documento con cinque punti chiave:
- Piano triennale con mappa aggiornata di tutte le case di comunità previste;
- Stabilizzazione immediata del personale precario che ha maturato almeno 36 mesi di servizio;
- Assunzioni a tempo indeterminato di nuove infermiere, fisioterapisti e assistenti sociali;
- Definizione di un percorso formativo continuo per aggiornare competenze su medicina territoriale e gestione delle cronicità;
- Contrattazione integrativa aziendale per regolare orari, turnazioni e carichi di lavoro.
Se non ora, quando? Il rischio di un’occasione sprecata
Secondo la FP CGIL, «l’Italia ha investito 100 milioni di euro nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per le case di comunità. Se adesso non si concretizza subito un tavolo permanente, rischiamo di sprecare il finanziamento e, peggio, di deludere i cittadini».
L’organizzazione ha già chiesto la convocazione di un incontro entro il 15 luglio 2024, «per evitare che la stagione estiva, con il conseguente turnover del personale precario, aggravi ulteriormente la situazione».
La risposta dell’ASL attesa entro 10 giorni
L’ufficio stampa dell’Azienda Sanitaria ha fatto sapere che «il direttore Canalone prenderà visione del documento sindacale e predisporrà una nota tecnica entro dieci giorni lavorativi». Intanto, a Cava de’ Tirreni, Battipaglia e Giffoni Valle Piana le case di comunità sono già operative, seppur con turnazioni ridotte.
La parola d’ordine resta una sola: stabilità. Perché senza organici certi e professionalità consolidate, «l’innovazione diventa solo un slogan» sottolinea De Stefano. La corsa contro il tempo è iniziata: cittadini e lavoratori attendono risposte concrete.
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