Processo al clan Fezza/De Vivo di Pagani: 60 a giudizio per droga, estorsioni e agguati
Sessanta presunti affiliati al clan Fezza/De Vivo di Pagani compariranno il prossimo 18 giugno davanti al Gup di Nocera Inferiore per giudizio immediato. L’udienza è il primo atto processuale dopo il mega-blitz del settembre 2023, quando furono eseguiti 84 arresti tra Pagani, l’Agro nocerino-sarnese e i Monti Lattari, stroncando un’organizzazione accusata di avere il monopolio dello spaccio di cocaina e di aver seminato il terrore con estorsioni e tentati omicidi.
L’inchiesta: 84 arresti e un territorio in ostaggio
L’operazione “Fezza”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno, ha acceso i riflettori su un gruppo criminale che, secondo l’accusa, controllava il mercato della droga da Pagani fino a Sant’Antonio Abate e Santa Maria La Carità, estendendo le sue influenze nei comuni della Valle dell’Irno e delle Colline salernitane.
Gli investigatori hanno documentato decine di episodi di spaccio di cocaina, detenzione illegale di armi, tentati omicidi e racket commessi con “finalità mafiose”, formula che ha consentito di contestare l’art. 416-bis del codice penale (associazione di tipo mafioso).
Le accuse: droga, armi e tentati omicidi
Il capo d’imputazione è lungo e articolato: spaccio di sostanze stupefacenti – in particolare cocaina – detenzione e traffico di armi da guerra, estorsioni aggravate dal metodo mafioso e tentati omicidi finalizzati al controllo del territorio. I pm hanno ricostruito almeno tre agguati avvenuti nel 2022 e nel 2023, fortunatamente falliti, ma considerati chiari segnali di “sistema punitivo” verso chi osava sfidare il gruppo.
Il patrimonio da confiscare: 3 milioni di euro
Parallelamente alle indagini penali, la Procura ha avviato le procedure di confisca dei beni illeciti. Beni immobili, auto di lusso, conti correnti e quote societarie per un valore stimato di oltre 3 milioni di euro sono stati sequestrati e già colpiti da decreto di prevenzione. Il provvedimento, firmato dal questore di Salerno, mira a colpire l’“aspetto economico” del sodalizio, secondo la formula introdotta dal codice antimafia.
Il processo: 60 riti immediati e 24 slittati
Dell’originale fila di 84 indagati, 60 hanno optato per il rito immediato, cercando di abbreviare i tempi e ottenere una riduzione della pena in caso di condanna. Per i restanti 24, l’udienza preliminare è stata rinviata al 15 ottobre 2024: difensori e pm dovranno decidere se mandare a processo anche loro o se stralciare le posizioni.
Il Gup Anna Maria Iannone dovrà vagliare centinaia di intercettazioni, testimonianze di collaboratori di giustizia e tabulati telefonici per stabilire chi effettivamente abbia fatto parte dell’associazione mafiosa Fezza/De Vivo.
Il contesto: Pagani crocevia della camorra
Pagani, comune di 35.000 abitanti in provincia di Salerno, è da tempo nel mirino delle forze dell’ordine per la presenza di famiglie criminali dedite al narcotraffico. L’indagine ha confermato che il clan Fezza/De Vivo non si limitava al piccolo spaccio di strada: la cocaina veniva acquistata in “pacchetti da 500 g” e rivenduta nei paesi dell’Agro, mentre le armi – kalashnikov e pistole – servivano a intimidire commercianti e artigiani costretti a pagare il “pizzo”.
Cosa succederà ora
Se il Gup dichiara il rito immediato ammissibile, il processo si svolgerà davanti alla Corte d’Assise di Salerno con calendario intensivo: le prime testimonianze sono attese già in estate. Le pene richieste, secondo i legali, potrebbero superare i 30 anni di reclusione per i vertici del gruppo, mentre i “pivellini” rischiano da 8 a 12 anni.
L’operazione è stata salutata dal prefetto di Salerno come “un colpo durissimo al traffico di droga in tutta la Valle del Sarno”. Il prossimo autunno dirà se sarà sufficiente a strappare Pagani dal cappio della camorra.
Lascia un commento