Morte bimbo 2 anni dopo trapianto cuore sbagliato: indagati anche due medici di Salerno
Il dramma del piccolo Domenico Caliendo all’ospedale Monaldi di Napoli
La morte di Domenico Caliendo, il bambino di appena 2 anni deceduto sabato scorso all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore fallito, ha aperto un’inchiesta che coinvolge sette professionisti sanitari, tra cui due giovani medici originari di Salerno. Il piccolo, ricoverato in terapia intensiva dal dicembre 2025 in attesa del trapianto, non ha superato le complicanze legate all’intervento.
Chi sono i medici indagati
Fra i sette indagati dalla Procura di Napoli figurano M.A., medico salernitano di 30 anni, e un’altra collega sempre della stessa città. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Maria Antonella Scarinzi e dal pm Giuseppe Cusano, vuole accertare le responsabilità sulla catena di errori che ha portato al tragico epilogo.
Secondo le prime ricostruzioni, il trapianto è stato eseguito con un organo non compatibile, scatenando una reazione immunitaria fatale. L’equipe medica avrebbe trascurato i protocolli di verifica dell’compatibilità tra donatore e ricevente, bypassando i controlli previsti dal Centro Nazionale Trapianti.
Cosa è successo nel reparto di cardiochirurgia pediatrica
Il piccolo Domenico soffriva di una cardiomiopatia dilatativa severa, patologia che rendeva urgente il trapianto. Ricoverato nel reparto di cardiochirurgia pediatrica diretto dal dott. Michele Grassi, il bambino era in lista d’attesa da mesi. Quando è arrivata la chiamata per l’organo, la famiglia ha respirato un attimo di speranza, subito cancellato dall’incubo.
L’intervento è stato eseguito il 20 marzo 2026 ma già nelle prime 48 ore si sono manifestate complicanze. Il cuore trapiantato non era sufficientemente compatibile: l’antigene HLA presentava una disparità superiore al 50%, limite massimo tollerato. Nonostante i tentativi di rianimazione e la terapia immunosoppressiva, il bambino è entrato in shock cardiogeno irreversibile.
Le lacune nell’iter del trapianto
- Mancata verifica del cross-match linfocitario
- Omissione del controllo PRA (Panel Reactive Antibodies)
- Negligenza nella valutazione pre-operatoria
- Ritardo nel riconoscimento dei segni di rigetto iper-acuto
La Asl Napoli 1 ha immediatamente sospeso l’attività di trapianto del Monaldi, mentre il ministero della Salute ha inviato una task-force ispettiva. Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha promesso «massima trasparenza e rigore» annunciando un fondo di solidarietà per le famiglie delle vittime.
La risposta delle istituzioni e delle associazioni
L’Ordine dei Medici di Salerno ha espresso «profondo cordoglio» invitando alla prudenza fino a chiarimento dei fatti. Intanto l’associazione italiana malati di cuore ha lanciato una petizione per riformare i protocolli di trapianto, richiedendo:
- Obbligo di doppia revisione indipendente dei dati di compatibilità
- Registro nazionale degli errori per migliorare la formazione
- Indennizzo rapido per i casi di malasanità
La Procura ha disposto l’autopsia e l’esame istologico del cuore trapiantato, mentre i carabinieri del NAS hanno sequestrato la cartella clinica e i server informatici del reparto. Le accuse ipotizzate vanno dall’omiccolto colposo all’abuso d’ufficio, con pene che potrebbero superare i 10 anni di reclusione.
Le parole della famiglia Caliendo
«Vogliamo solo giustizia per nostro figlio», ha dichiarato il papà Giuseppe Caliendo, ingegnere di Cava de’ Tirreni. «Domenico era la nostra luce, ci avevano detto che il trapianto era la sua unica possibilità. Ora scopriamo che qualcuno ha giocato con la sua vita». La madre Rosa Esposito ha annunciato una class action contro l’azienda ospedaliera: «Non vogliamo che accada mai più a nessun altro bambino».
La comunità di Salerno si è stretta intorno alla famiglia, organizzando una fiaccolata di solidarietà davanti alla chiesa di Sant’Antonio. Il sindaco Vincenzo Napoli ha proclamato il lutto cittadino per venerdì 4 aprile, giorno in cui si terranno i funerali del piccolo Domenico.
L’inchiesta è tuttora in corso: nel prossimo mese sono attese le prime audizioni dei testimoni e l’esito delle perizie. Intanto il Monaldi ha ripristinato i controlli solo dopo l’intervento del ministero della Salute, ma la fiducia delle famiglie resta profondamente scossa.
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