Aree interne, Filca Cisl: «Senza investimenti strutturali l’edilizia resta ferma»
Il divario tra costa e entroterra salernitano si allarga e il comparto delle costruzioni è tra i primi a pagarne il prezzo. A lanciare l’allarme è Giuseppe Marchesano, segretario generale della Filca Cisl Salerno, la federazione che raggruppa i lavoratori dell’edilizia e dell’industria del legno. Il suo intervento arriva a pochi giorni dalle riflessioni della segretaria generale della Cisl Salerno, Marilina Cortazzi, sulle difficoltà croniche delle aree interne.
La contraddizione del “patto infranto” con l’entroterra
«Condividiamo l’analisi della collega Cortazzi – spiega Marchesano – ma evidenziamo una contraddizione evidente: mentre si promettono risorse per il rilancio dei territori appenninici, nella pratica mancano opere pubbliche, cantieri e commesse capaci di far ripartire l’occupazione». Secondo la Filca, infatti, la mancanza di investimenti strutturali blocca la filiera edile-artigiano-industriale, con effetti domino su migranti, trasporti e servizi.
I numeri del settore edile in provincia di Salerno
- 12.000 addetti diretti nell’edilizia privata e pubblica (dati Inps 2023)
- -18% di ore di cassa integrazione in più rispetto al 2022
- 65% delle imprese artigiane con fatturato stagnante o in calo
- zero grandi opere avviate negli ultimi 36 mesi nell’Alta Valle del Sele e nell’Alto Cilento
Perché l’edilizia è il termometro dell’economia reale
«Cantieri fermi significa famiglie in difficoltà – continua Marchesano –. La nostra è una filiera lunga: muratori, carpentieri, geometri, consulenti ambientali, fornitori di materie prime. Quando mancano i cantieri pubblici, l’intero indotto subisce un colpo mortale». La Filca chiede quindi al Governo regionale e nazionale di inserire nei prossimi Piani integrati per lo sviluppo delle aree interne (PIA) almeno tre grandi priorità:
- Manutenzione straordinaria della rete viaria provinciale, oggi in stato di dissesto nel 42% dei tratti montani
- Efficientamento energetico di scuole, ospedali di comunità e patrimonio pubblico con l’utilizzo di contratti di servizio a lungo termine
- Bandi europei per la riqualificazione dei borghi storici, affiancati da crediti d’imposta per le imprese che assumono giovani under 35
Il rischio fuga dei giovani qualificati
Se non si interviene subito, avverte la segreteria della Filca, oltre 2.000 lavoratori specializzati potrebbero migrare verso il Centro-Nord o l’estero entro il 2025. «Un’emorragia di competenze che impoverirebbe ulteriormente il territorio – conclude Marchesano –. Servono cantiieri, non proclami. Solo così l’edilizia potrà tornare a essere volano di coesione sociale e non il sintomo di una crisi irreversibile».
La Filca Cisl ha già predisposto un tavolo di confronto con Regioni, Province, Comuni e Ance per il prossimo 15 maggio, con l’obiettivo di tradurre le risorse del Pnrr e del Fondo complementare in contratti di appalto con clausole sociali che garantiscano stabilità occupazionale e salari dignitosi. «Non possiamo permetterci un’altra estate di attese – avverte il segretario –. Il tempo delle scuse è finito».
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