Omicidio del panettiere di Sarno: la figlia racconta l’ultimo consiglio del padre
Il delitto di Gaetano Russo: un mese di silenzio rotto dal dolore dei familiari
A un mese esatto dall’omicidio di Gaetano Russo, il 54enne titolare di un forno storico nel centro di Sarno (Salerno), i familiari rompono il silenzio e raccontano per la prima volta la notte del 2-3 febbraio, quando una pallottola ha spezzato la vita del padre e la serenità di un’intera comunità. L’assassino, secondo l’accusa, è Andrea Sirica, 34enne già noto alle forze dell’ordine, attualmente detenuto nel carcere di Salerno con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Il movente resta un enigma investigativo su cui la Procura di Nocera Inferiore continua a lavorare a ritroso, analizzando rapporti economici, messaggi e frequentazioni.
La testimonianza choc della figlia: «Papà mi disse di fuggire»
In un’intervista esclusiva rilasciata ieri sera a Canale 5, Maria Russo, 28 anni, ha ricostruito i secondi drammatici che hanno preceduto la morte del padre. «Erano le 23:30 circa – ha raccontato con la voce rotta dal pianto –, stavamo chiudendo il negozio quando un uomo con il volto coperto da un passamontagna è entrato urlando. Papà mi ha spinto verso la porta posteriore e mi ha sussurrato: “Scappa, chiama i carabinieri”. Io mi sono voltata un attimo e ho sentito il colpo di pistola».
Maria ha anche descritto l’immediato dopo: «Mi sono rifugiata in panetteria, tremavo come una foglia. Quando sono tornata indietro, l’assassino era già fuggito. Papà era a terra, in una pozza di sangue. Ho cercato di fermare l’emorragia con gli stracci da forno, ma il proiettile gli aveva trapassato il cuore».
La vicenda giudiziaria: Sirica in isolamento, il mistero del movente
Andrea Sirica, disoccupato e con precedenti per reati contro il patrimonio, è stato arrestato il 5 febbraio dopo un’intensa attività di ricerca condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Salerno, coordinato dal sostituto procuratore Rosanna Esposito. Le indagini hanno portato al sequestro di un’arma clandestina, una pistola calibro 9×21, e di un giubbotto con tracce di polvere da sparo trovato nell’abitazione dell’indagato. Malgrado questi elementi, manca ancora il movente: né un regolamento di conti, né una vendetta personale, né un tentativo di estorsione sono stati al momento confermati.
Secondo quanto emerso dalle carte processuali, Sirica e la famiglia Russo non avevano rapporti commerciali o personali. L’ipotesi più accreditata al momento è quella di un folle gesto impulsivo, forse legato a questioni di droga o a un dissidio mai denunciato. Il pm ha disposto l’isolamento di Sirica per evitereche possa inquinare le prove o entrare in contatto con altri detenuti.
Sarno in lutto: il forno resta chiuso, i clienti portano fiori
Da quel maledetto 3 febbraio il panificio “Da Gaetano”, storico punto di riferimento del quartiere San Michele, ha abbassato per sempre le saracinesche. In vetrina sono apparse centinaia di rose rosse, biglietti e messaggi: “Non sei solo”, “Sarno non dimentica”, “Un angelo in cielo”. Il sindaco, Giuseppe Canzanella, ha proclamato il lutto cittadino per il 10 febbraio e ha indetto una fiaccolata che ha raccolto oltre 3 mila persone.
«Gaetano era un uomo mite – dice la sorella Anna –, lavorava 16 ore al giorno per dare il pane a tutti. Non aveva nemici, solo clienti riconoscenti». I colleghi panettieri della provincia di Salerno hanno organizzato una colletta fondi per sostenere la vedova e i tre figli: sono già stati raccolti oltre 45 mila euro, destinati a coprire le spese legali e a garantire la prosecuzione degli studi di Maria, iscritta alla facoltà di Medicina.
Le indagini future: telecamere e DNA sotto la lente
I prossimi passi dell’inchiesta saranno concentrati sull’analisi dei filmati del sistema di videosorveglianza comunale e sul confronto del DNA trovato sulle mani dell’accusato con quello presente sull’arma del delitto. Gli investigatori hanno anche acquisito i tabulati telefonici di entrambi i protagonisti per verificare eventuali contatti precedenti al 2 febbraio. Intanto la famiglia Russo ha nominato l’avvocato Lucia Romano per costituirsi parte civile nel processo che, salto ritardi, potrebbe celebrarsi davanti alla Corte d’Assise di Salerno già nel 2025.
La comunità di Sarno continua a chiedere giustizia e a ricordare Gaetano come il “panettiere del cuore”, colui che ogni mattina scalandava il pane per i più bisognosi. Un mese dopo il delitto, la città vive ancora nel terrore e nel dolore, ma la testimonianza coraggiosa della figlia Maria ha ridato voce a una famiglia che non vuole che il nome del padre cada nel dimenticatoio.
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