Processo d’appello per il femminicidio Anna Borsa: ergastolo di Alfredo Erra nuovamente in discussione a Salerno
È iniziata oggi davanti alla Corte d’Assise d’Appello del Tribunale di Salerno la seconda fase del processo per il femminicidio di Anna Borsa, la giovane parrucchiera di 31 anni assassinata il 1° marzo 2022 all’interno del salone di bellezza dove lavorava a Pontecagnano Faiano, in provincia di Salerno. A rispondere nuovamente di omicidio volontario è Alfredo Erra, 44 anni, ex compagno della vittima, già condannato all’ergastolo in primo grado dalla Corte d’Assise dello scorso anno.
Il dramma del 1° marzo 2022: l’omicidio nel parrucchiere
Anna Borsa fu uccisa con colpi di pistola mentre si trovava nel suo negozio di acconciature, un luogo che rappresentava la sua passione e il suo futuro professionale. Secondo l’accusa, Alfredo Erra – con cui la donna aveva appena interrotto una relazione tormentata – la raggiunse sul posto, armato di una pistola calibro 7,65, e le sparò tre colpi letali. L’omicidio scosse l’intera comunità di Pontecagnano Faiano e riaccese il dibattito nazionale sulla violenza di genere.
La condanna in primo grado e le motivazioni dei giudici
Nel giugno 2023 la Corte d’Assise di Salerno condannò Alfredo Erra all’ergastolo, riconoscendo aggravanti specifiche quali la premeditazione, il rapporto di convivenza precedente e la crudeltà del gesto. I giudici rilevarono che l’uomo pianificò l’aggressione dopo mesi di stalking e minacce, culminati in un vero e proprio femminicidio maturato nella furia del rifiuto. Le motivazioni sottolinearero inoltre che Anna Borsa aveva denunciato più volte l’ex partner, ma senza ottenere tutele efficaci.
Cosa chiede la difesa di Erra
L’avvocato difensore, Avv. Luca Esposito, ha presentato ricorso contestando l’entità della pena e alcuni rilievi probatori. Tra i motivi d’appello figurano:
- la mancanza di prove tecniche univoche sulla premeditazione;
- l’eventuale atenuante dello stato emotivo del cliente al momento del delitto;
- la richiesta di riesame del quadro psichiatrico per valutare la capacità di intendere e volere.
Obiettivo della difesa: ottenere una riduzione della pena o, in alternativa, la trasformazione dell’ergastolo in 30 anni di reclusione.
Il calendario dei prossimi udienze e le parti civili
Il processo si articolerà in quattro udienze fino a dicembre 2024. Questi i passaggi chiave:
- Audizione dei testimoni di accusa (inclusa la titolare del salone che assistette alla scena).
- Esame dei periti di parte sulle tracce balistiche e sul profilo delittuoso.
- Deposizione dei consulenti di parte civile: Avvocatura dello Stato e Associazione “Casa delle Donne” di Salerno.
- Conclusioni della Procura generale e arringhe difensive.
Il pubblico ministero d’appello, dott.ssa Valentina Miele, ha già ribadito la richiesta di conferma dell’ergastolo, sottolineando il valore simbolico della sentenza per tutte le vittime di violenza domestica.
Femminicidio e numeri in Italia: il caso Borsa fa discutere
Secondo il report 2023 del Viminale, 106 donne sono state uccise in ambito familiare o affettivo (+3% sul 2022). Il femminicidio Anna Borsa è divenuto un caso-emblema per le associazioni che chiedono:
- maggiori fondi per i centri antiviolenza;
- introduzione di braccialetti elettronici per gli stalker recidivi;
- insegnamento dell’educazione affettiva nelle scuole.
Il presidente di Telefono Rosa Campania, Avv. Marianna Lettieri, ha annunciato una manifestazione davanti al Tribunale di Salerno il giorno dell’arringa finale: Non arretreremo finché le donne non avranno piena sicurezza giuridica.
Attese per la sentenza finale
La Corte d’Assise d’Appello, presieduta dal giudice Vincenzo Paternesi, ha fissato la camera di consiglio per il 15 gennaio 2025, quando verrà depositata la sentenza che potrebbe confermare o rivedere il verdetto di ergastolo. Intanto, la famiglia Borsa ha lanciato la petizione “Giustizia per Anna” per sensibilizzare l’opinione pubblica e raccogliere fondi da devolvere a progetti contro la violenza maschile.
Se la condanna dovesse essere confermata, il caso potrebbe diventare precedente giurisprudenziale per i processi futuri di femminicidio, rafforzando il principio di tutela assoluta delle donne che denunciano il proprio aguzzino. Restiamo in attesa del verdetto definitivo.
Lascia un commento