Mattarella convoca il Consiglio Supremo di Difesa: crisi Iran al centro
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato in via straordinaria il Consiglio Supremo di Difesa per venerdì 13 marzo 2026 alle ore 10 presso il Palazzo del Quirinale. La riunione – anticipata da una nota ufficiale della Presidenza – sarà interamente dedicata all’analisi della guerra in Iran e alla ricaduta della crisi mediorientale sulla sicurezza nazionale ed europea.
Perché il vertice è stato anticipato
Normalmente il Consiglio si riunisce due volte l’anno, ma l’escalation militare nel Golfo Persico e i recenti attacchi missilistici hanno imposto un’accelerazione. Palazzo Quirinale sottolinea che «le mutate condizioni di minaccia richiedono una valutazione tempestiva degli scenari di rischio e delle linee di difesa da adottare». L’ultimo appello straordinario risale al 2020, in piena pandemia.
Chi parteciperà al vertice
Oltre al Capo dello Stato, saranno presenti:
- Il presidente del Consiglio e ministri competenti (Difesa, Esteri, Interno, Economia)
- I vertici militari: capo di Stato Maggiore della Difesa, comandanti interforze e servizi segreti
- Il consigliere diplomatico di Mattarella e il rappresentante dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (AISE)
La platea ristretta garantisce riservatezza sugli intelligence briefing e sui piani di emergenza.
Cosa è sul tavolo: i dossier caldi
1. Instabilità nel Golfo e rotte energetiche
L’Iran controlla lo stretto di Hormuz, passaggio obbligato per il 20% del petrolio mondiale. Un blocco navale determinerebbe un’impennata dei listini, con la benzina italiana stimata +0,35 €/l secondo l’ufficio studi di un’importante banca d’affari.
2. Minacce ibride e cyber
Nei giorni scorsi l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha registrato un’ondata di attacchi DDoS provenienti da reti proxy iraniane contro server pubblici e aziende della Difesa. Il timore è un’offensiva di disinformazione in vista delle elezioni europee del 2027.
3. Flussi migratori e pressione umanitaria
Le Nazioni Unite stimano 600.000 sfollati verso Turchia e Grecia. Roma valuta piani di emergenza per eventuali sbarchi nelle coste pugliesi e protocolli di ricollocamento rapido verso altri Stati Ue.
Le opzioni italiane sul tavolo
Secondo fonti parlamentari, il governo esaminerà:
- Rafforzamento della missione “Prima Parthica”: possibile invio di una seconda fregata classe FREMM e un sottomarino per monitorare i corsi d’acqua strategici.
- Incremento della quota Nato: Roma valuta di portare dal 4% al 6% il contributo di spesa per la Difesa entro il 2028, anticipando l’obiettivo del 2% del Pil richiesto dall’Alleanza.
- Crisis cabinet interministeriale: creazione di una task-force permanente che unisca Viminale, Farnesina ed Economia per gestire sanzioni, export controllati e sicurezza infrastrutturale.
Cosa cambierà per i cittadini
L’attenzione massima resta sulla sicurezza interna. Nelle scorse settimane è già aumentato il livello di allerta antiterrorismo a 2 (su 4) e sono previsti controlli straordinari nelle grandi stazioni e negli scali aeroportuali. Il Ministro dell’Interno ha assicurato che «non è in vista alcun allarme immediato, ma servono prudenza e collaborazione dei cittadini».
Il ruolo dell’Italia nell’Europa della difesa
La riunione di venerdì sarà anche un banco di prova per il nuovo Governo Meloni, chiamato a conciliare la vocazione atlantista con la spinta europeista di alcuni partner. Il premier, secondo quanto trapela da Palazzo Chigi, porterà due dossier: un piano di protezione civile comune per fronteggiare eventuali calamità energetiche e una proposta di “European Maritime Shield” condivisa con Francia e Spagna per pattugliare il Mediterraneo meridionale.
La convocazione del Consiglio Supremo di Difesa segna così l’ingresso dell’Italia in una fase di massima allerta, con l’obiettivo di tutelare non solo i confini nazionali, ma anche l’approvvigionamento energetico e la stabilità economica di tutto il continente. Le decisioni che emergeranno venerdì avranno un impatto diretto su tasse, prezzi alla pompa e, potenzialmente, sulle missioni militari di pace nel corso dei prossimi anni.
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