Guerra in Iran, Confesercenti Campania: «Rincari su carburanti, voli e spesa già in atto»
L’escalation militare in Medio Oriente sta già traducendosi in un’ondata di rincari che colpisce direttamente le tasche dei campani. A lanciare l’allarme è Confesercenti Campania, secondo cui il conflitto tra Iran e Stati Uniti sta determinando un aumento di prezzi su più fronti: dalla benzina al carrello della spesa, fino alle bollette energetiche.
Le prime stangate: carburanti, voli e spesa al centro
«La guerra in Iran sta già producendo effetti negativi sull’economia delle famiglie dei cittadini campani» dichiara Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Campania e vicepresidente nazionale con delega al Mezzogiorno. «Sensibili aumenti sono già verificabili sui carburanti, sul costo dei voli, sul carrello della spesa e conseguentemente sulle bollette».
Il timore è che la tensione nel Golfo Persico – crocevia strategico per il trasporto di petrolio e gas – possa mantenere alti i prezzi delle materie prime per diversi mesi. Secondo gli analisti, ogni barile di petrolio che supera la soglia degli 80 dollari si traduce in un incremento di circa 5-7 centesimi al litro della benzina in Italia.
L’impatto sulle imprese del turismo e del trasporto
La Campania, regione a forte vocazione turistica, rischia di subire un doppio colpo. Da un lato, il rincaro del gasolio e del kerosene aumenta i costi operativi di compagnie aeree, autotrasportatori e operatori marittimi; dall’altro, la diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie potrebbe ridurre la domanda di viaggi e vacanze.
- Trasporto aereo: le compagnie low-cost hanno già applicato un sovrapprezzo di 10-15 euro sulle tariffe medio-lunghe verso l’Asia e il Medio Oriente.
- Autotrasporto merci: il costo del gasolio è salito del 12% rispetto a dicembre, con un impatto di circa 200 euro mensili per un mezzo medio.
- Shipping: i supplementi “fuel surcharge” sulle rotte Mediterraneo–Medio Oriente sono cresciuti del 18%.
Rincari a catena: dal carrello alla bolletta
L’effetto domino non si ferma al pieno di benzina. Il rialzo del costo del petrolio si riflette anche sui prodotti di largo consumo: plastica, concimi, imballaggi e trasporti agricoli. Secondo le stime di Confesercenti, nel solo mese di gennaio il carrello della spesa medio campano è aumentato del 3,2%, con picchi del 6% su oli, semilavorati e prodotti confezionati.
«Le famiglie stanno già riducendo la frequenza di acquisti non essenziali» spiega Schiavo. «Questo penalizza soprattutto i piccoli negozi di vicinato, già in affanno dopo due anni di pandemia e crisi energetica».
Quali strategie per le imprese campane?
Confesercenti Campania ha avviato un tavolo tecnico con associazioni di categoria, istituzioni e ordini professionali per elaborare un piano di contrasto agli effetti della guerra in Iran. Le principali proposte in campo:
- Riduzione temporanea delle accise su carburanti per usi professionali.
- Credito d’imposta per le aziende che investono in veicoli ecosostenibili o sistemi di logistica integrata.
- Negoziati con le compagnie aeree per bloccare l’aumento delle tariffe sui voli charter verso le destinazioni turistiche campane.
- Campagna di comunicazione “Compra in Campania” per incentivare il turismo di prossimità.
Il punto della situazione: emergenza o nuova normalità?
Secondo l’ultimo bollettino di Standard & Poor’s, il rischio geopolitico resterà elevato per almeno i prossimi 12-18 mesi. «Se il conflitto si prolunga, i rincari non saranno un’emergenza passeggera ma una nuova normalità» avverte Schiavo. «Serve una strategia nazionale che metta al centro la competitività del Sud, pena il rischio di un’ulteriore fuga di imprese e consumi verso Nord e estero».
Confesercenti chiede al governo un intervento immediato: «Non possiamo permetterci un’altra stagione di rialzi senza misure di compensazione. Le PMI campane hanno già dato» conclude il presidente.
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