Carcere di Salerno: sgominata la banda dei «fattorini» con il drone-carico di droga e cellulari
È finita in manette la cellula criminale che, con l’aiuto di un drone e di un piano studiato nei minimi dettagli, tentava di far entrare droga e telefoni cellulari nel carcere di Salerno. L’operazione, scattata nella notte tra sabato e domenica, ha smantellato un’organizzazione che da tempo riforniva i detenuti della casa circondariale cittadina, sfruttando la tecnologia per eludere i controlli.
Il piano «high-tech» dei trafficanti
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i due uomini—entrambi già noti alle forze dell’ordine—avevano predisposto un vero e proprio «schema operativo»: un drone professionale avrebbe sorvolato il perimetro del penitenziario, sganciando in cortile un pacco contenente 30 grammi di hashish, tre smartphone di ultima generazione e quattro schede telefoniche. L’idea era quella di superare le barriere fisiche e i metal detector, consegnando il “regalo” direttamente in area di massima sicurezza, per poi rientrare senza lasciare tracce.
L’intervento dei poliziotti: il blitz in flagranza
Tuttavia, la Polizia Penitenziaria—in collaborazione con la Squadra Mobile della Questura di Salerno—aveva ricevuto segnalazioni anonime sul possibile lancio aereo. Domenica sera, appena il drone è comparso sopra il muro di cinta, gli agenti hanno attivato il dispositivo di sicurezza: i fari hanno illuminato il cielo, le telecamere a infrarossi hanno inquadrato l’apparecchio e, nel giro di pochi minuti, i due corrieri sono stati bloccati mentre cercavano di recuperare il pacco caduto in un’aiuola interna al perimetro esterno.
Arresti e accuse: traffico di sostanze stupefacenti e introduzione di oggetti controllati
Nei confronti dei due arrestati, un 34enne e un 29enne residenti a Pontecagnano, il pm di turno ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare. Le accuse sono pesanti:
- associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti;
- tentata introduzione nel carcere di oggetti proibiti (ex art. 1 comma 4-bis legge 18.6.2008 n. 123);
- uso improprio di aeromodello in area urbana vietata (Codice della Navigazione).
Il pacco, sequestrato e analizzato in laboratorio, avrebbe fruttato sul mercato del carcere oltre 3.000 euro, triplicando il valore di strada.
Precedenti e allarme sicurezza: il business dietro le sbarre
Il carcere di Salerno, che ospita oltre 600 detenuti, era già finito sotto la lente di ingrandimento lo scorso anno per altri due tentativi simili: in entrambi i casi, i pacchi vennero lanciati da auto in corsa lungo il viale Giotto. Le nuove tecnologie, però, hanno alzato l’asticella del rischio. Il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, dott.ssa Maria Rosaria Iacono, ha annunciato un inasprimento dei controlli, con l’installazione di anti-drone a onde radio e l’incremento dei turni di guardia. «Non permetteremo—ha dichiarato—che il nostro istituto diventi un supermarket per pusher e trafficanti».
Le conseguenze legali e il pericolo infiltrazioni
Gli investigatori non escludono che dietro i due arrestati ci sia una rete più ampia di interessi criminali. Le celle telefoniche sono al vaglio per verificare contatti con detenuti ristretti nel blocco C del penitenziario, dove sono ospitati i reclusi legati al clan Belforte. Il pericolo—come sottolinea il criminologo prof. Marco Di Nicola—è che «l’introduzione di telefoni possa agevolare il coordinamento di attività illegali anche al di fuori del carcere, creando un ponte invisibile tra il dentro e il fuori».
Cosa succede adesso
I due fermati sono attualmente nel carcere di Fuorni, a disposizione del Gip del Tribunale di Salerno. L’udienza di convalida è fissata per venerdì 28 giugno. Intanto, il drone, un modello DJI Phantom 4 Pro da 1.500 euro, è stato sequestrato: sarà perito per verificare se fosse stato modificato per trasportare carichi. L’inchiesta, coordinata dal pm Lucia Russo, potrebbe allargarsi a nuovi indagati.
Carcere di Salerno: l’importanza di un sistema di sicurezza integrato
L’episodio conferma la necessità di un sistema di sicurezza «a strati»: oltre alle tradizionali perquisizioni, servono tecnologie anti-drone, analisi dei dati telefonici e collaborazione costante con le forze di polizia. Il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, ha espresso «soddisfazione per l’efficacia degli apparati di controllo» e ha annunciato un protocollo con il Ministero della Giustizia per finanziare ulteriori investimenti nel comparto penitenziario cittadino.
Alla luce di questi fatti, il carcere di Salerno resta sotto osservazione: da un lato, l’efficienza delle forze dell’ordine; dall’altro, la capacità della criminalità di reinventarsi. La sfida, adesso, è mantenere un passo avanti.
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