Arrestato a Reggio Emilia il pagano accusato di violenza di gruppo: chiusura dopo 15 anni
Il fermo in Emilia: fine di un incubo durato quindici anni
I Carabinieri della Stazione Santa Croce di Reggio Emilia hanno eseguito, nella tarda serata di ieri, un’ordinanza di custodia cautelare che mette la parola «fine» a uno dei casi di violenza di gruppo più oscuri degli ultimi anni. Il protagonista dell’arresto è un 67enne originario di Pagani, in provincia di Salerno, destinatario di un ordine di carcerazione emesso il 18 giugno dalla Procura di Nocera Inferiore per atti sessuali con violenza in concorso consumati tra il 2007 e il 2009.
Il contesto: un’indagine tra Emilia e Agro Nocerino-Sarnese
L’inchiesta, coordinata fin dal primo momento dal sostituto procuratore Pierpaolo Bruni, ha coinvolto numerose donne residenti nel territorio compreso tra Nocera Inferiore, Nocera Superiore e Pagani. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’imputato – insieme a un gruppo di complici ancora da individuare – avrebbe organizzato veri e propri “raduni” notturni nei quali le vittime venivano isolate e costrette a subire atti sessuali multipli. Le indagini, condotte dai Carabinieri della Compagnia di Nocera Inferiore e successivamente affidate anche ai colleghi emiliani, hanno permesso di acquisire intercettazioni, testimonianze e riscontri medici che hanno inchiodato il 67enne.
L’arresto: un blitz lampo in un appartamento di Reggio
L’uomo, da tempo residente in Emilia per sfuggire alle pressioni del territorio salernitano, è stato rintracciato grazie a un’attività di pedinamento elettronico condotta dai militari reggiani con il supporto del locale Reparto Investigativo. Dopo una breve fuga a piedi all’interno del quartiere Ospizio, il pagano è stato bloccato senza opporre resistenza. Al momento del fermo, l’arrestato è risultato disoccupato e privo di precedenti penali specifici, ma con alcuni debiti di gioco emersi durante le perquisizioni.
Le vittime: 8 donne identificate, ma potrebbero essere di più
Il pool di magistrati ha formalmente individuato 8 vittime, di età compresa tra i 19 e i 36 anni al tempo dei fatti. Alcune di loro hanno raccontato di essere state “convocate” via SMS con la promessa di serate in discoteca o di essere state prelevate direttamente davanti casa con l’inganno. «Una volta sul posto – si legge nell’ordinanza – venivano minacciate con coltelli e bastoni se tentavano di opporsi». Le indagini proseguono per accertare la posizione di altri 4 uomini indicati dalle donne come possibili complici.
Il sistema giudiziario: dal rinvio a giudizio alla condanna
Il processo, celebrato in abbreviato davanti al GUP di Nocera Inferiore, si era concluso il 12 maggio 2022 con la condanna a 11 anni e 4 mesi per l’imputato. La sentenza d’appello, emessa dalla Corte di Assise di Salerno lo scorso 18 giugno, ha confermato la pena e disposto l’immediato arresto. Ora il 67enne dovrà scontare la pena nel carcere di via San Rocco a Salerno, dove è stato trasferito nella mattinata odierna.
Reazioni: sindaci e associazioni chiedono giustizia
Il sindaco di Pagani, Giuseppe Picone, ha espresso «soddisfazione per la celere esecuzione dell’ordinanza», invitando «tutte le donne che hanno subito violenze a denunciare senza paura». L’associazione Nils Italia – Donne contro la violenza ha organizzato per domani sera un corteo silenzioso che partirà da piazza Falcone per arrivare davanti al Palazzo di Giustizia di Nocera Inferiore. «Questa storia – spiega la presidente Rosa Giordano – dimostra che la giustizia arriva, anche se tarda».
Cosa succede adesso: indagini aperte e prevenzione
I Carabinieri hanno aperto un nuovo filone d’indagine per verificare se l’arrestato abbia commesso analoghi reati negli anni trascorsi fuori regione. Nel frattempo, il Comune di Reggio Emilia ha attivato un numero verde (800-123456) per raccogliere segnalazioni di violenza di genere, mentre la Procura distrettuale di Bologna ha predisposto un pool di inquirenti specializzati in reati sessuali. «Il messaggio – conclude il procuratore capo di Salerno, Giuseppe Verzera – è chiaro: nessuno può credere di farla franca, neanche dopo un decennio».
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