Protocollo INPS-ASL per invalidità detenuti Salerno: agevolate le certificazioni
Protocollo INPS-ASL per invalidità detenuti Salerno: agevolate le certificazioni
Accordo triangolare per semplificare le pratiche di invalidità civile nelle carceri salernitane
Salerno – Un nuovo protocollo d’intesa, siglato presso la Direzione regionale INPS Campania, promette di ridisegnare i tempi e le modalità di accesso ai benefici previdenziali e assistenziali per la popolazione detenuta negli istituti penitenziari della provincia di Salerno. L’accordo coinvolge il Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, la stessa INPS Campania e l’ASL Salerno: obiettivo dichiarato è “regolamentare e semplificare il flusso degli accertamenti di invalidità civile e disabilità” per i reclusi salernitani, eliminando lungaggini burocratiche e garantendo il diritto alla salute e alla tutela sociale.
Le tre istituzioni firmatarie e i rispettivi ruoli
Grazie a questa collaborazione, i detenuti potranno ottenere il riconoscimento di invalidità civile, handicap o infermità che comportano diritto a pensione, indennità di accompagnamento, agevolazioni fiscali e sanitarie, senza dover effettuare uscite extramuraria o ricorrere a pratiche cartacee complesse.
Prima dell’accordo, la condizione carceraria rendeva quasi impossibile completare l’iter di accertamento: le commissioni mediche INPS preposte operano normalmente in ospedali o ambulatori esterni, mentre i detenuti possono uscire solo con provvedimento dell’autorità giudiziaria. Ne conseguivano:
Il protocollo, quindi, interviene su un vuoto normativo operativo: la legge garantisce agli ospiti degli istituti penitenziari gli stessi diritti previdenziali dei cittadini liberi, ma il loro esercizio richiede procedure ad hoc.
Il nuovo iter: tempistiche ridotte e digitale
Le parti hanno concordato un flusso “a sportello interno” articolato in quattro fasi:
Il sistema è già stato testato in via sperimentale nel carcere “Fuorni” di Salerno: su 120 domande trasmesse tra dicembre e febbraio, 95 hanno ottenuto risposta positiva entro la fine di marzo, con un tasso di accoglimento superiore al 79%.
Secondo i dati del DAP (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria), negli istituti di Salerno, Battipaglia e Nocera Inferiore sono ospitate circa 1.800 persone, di cui almeno il 30% con patologie invalidanti (problemi psichiatrici, diabete complicato, cardiopatie, neoplasie). Riconoscere l’invalidità civile significa:
In termini di risparmio per lo Stato, si stima una riduzione dei costi di scorta e trasporto pari a circa 250.000 euro annui solo per la provincia di Salerno.
“Con questo protocollo si realizza un principio di civiltà: il diritto alla salute non si sospende con la reclusione”, ha dichiarato il Provveditore regionale Antonino Fullone.
Per il direttore regionale INPS Campania, Salvatore Zuccaro, “la digitalizzazione e la sinergia con l’ASL permetteranno di estendere il modello anche ad altre province campane, a partire da Napoli e Caserta”.
Il direttore generale dell’ASL Salerno, Giuseppe Francesco Bortoletti, ha sottolineato “l’impegno a formare nuove commissioni mediche composte anche da psichiatri e neurologi, per affrontare le patologie più frequenti nel contesto carcerario”.
Entro il 30 giugno 2024, il protocollo sarà sottoposto a prima verifica dei risultati: l’obiettivo è raddoppiare il numero di accertamenti e ridurre ulteriormente i tempi a 60 giori dal deposito della domanda. Se l’esperimento sarà ritenuto positivo, il Ministero della Giustizia e l’INPS nazionale valuteranno un’implementazione su scala nazionale, coinvolgendo le 189 carceri italiane con più di 300 detenuti.
Intanto, le associazioni di tutela dei diritti umani, come Antigone e Amnesty International, hanno accolto con favore l’iniziativa, invitando però a estendere il meccanismo anche alle patologie di competenza INAIL (invalidità da lavoro) e a prevedere momenti di formazione per gli operatori penitenziari sulle norme previdenziali.
Il protocollo, in sintesi, non è solo una mossa di efficientamento burocratico: è un passo concreto verso l’equità sociale, perché il diritto alla salute e alla sicurezza economica non finisce alle porte del carcere. E la Campania, con questo accordo, si candida a diventare laboratorio nazionale di una giustizia che guarda anche ai diritti sociali.
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