Processo Ruggi: pm chiede assoluzione per i chirurghi nella morte di Lucia Ferrara
La Procura di Salerno ha chiesto l’assoluzione per i due cardiochirurghi imputati per la morte di Lucia Ferrara, la 17enne di Cava de’ Tirreni deceduta nel 2019 dopo un intervento al Ruggi. Il pm Morris Saba ha parlato di “lieve imperizia” ma non di reato.
I fatti: l’intervento e la tragedia
Il 19 settembre 2019 Lucia Ferrara, studentessa cavese appena diciassettenne, veniva ricoverata presso l’ospedale universitario San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno per un’insufficienza cardiaca severa. La giovane, affetta da una malformazione congenita della valvola aortica, era candidata a un intervento di sostituzione valvolare. L’equipe era composta dal dott. Enrico Coscioni e dal dott. Antonio Longobardi, entrambi specialisti di cardiochirurgia.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, durante l’intervento si sarebbe verificato un errore nel posizionamento della protesi, che avrebbe causato un’emorragia massiva e l’arresto cardiologico irreversibile. La ragazza morì in sala operatoria dopo otto ore di tentativi di rianimazione.
L’indagine e il processo
Nel 2020 la Procura aprice un’inchiesta per omicidio colposo. I periti nominati dal tribunale ravvisarono una “lieve imperizia” nella scelta della taglia del dispositivo, ma evidenziarono anche che la malformazione congenita di Lucia rendeva l’intervento ad altissimo rischio comunque. Le parti civili – genitori e Avvocatura dello Stato – chiesero un risarcimento di 1,2 milioni di euro, contestando la mancanza di adeguate procedure di backup e il fatto che la giovane non fosse stata informata dei rischi supplementari.
La richiesta di assoluzione
Nella requisitoria del 14 giugno 2023, il pm Morris Saba ha ribaltato la prospettiva accusatoria: “La condotta dei sanitari non integra il concorso colposo necessario per affermare la responsabilità penale”. Ha quindi chiesto l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato, pur riconoscendo che l’esito “è stato tragico e inspiegabilmente doloroso per la famiglia”.
La motivazione si fonda su tre pilastri:
- Rischio intrinseco: la cardiopatia congenita della paziente rendeva l’intervento “a rischio estremo” anche in centri di eccellenza internazionale.
- Protocolli rispettati: le linee guida internazionali non prevedono l’obbligo di una seconda valutazione intraoperatoria se la misura della valvola è conforme agli standard.
- Mancanza di nesso causale: il comitato scientifico nominato dal ministero ha chiarito che l’esito fatale è stato determinato da “una sequenza di eventi imprevedibili” legati alla risposta individuale del tessuto cardiaco.
Le reazioni e il futuro del caso
L’Avvocato Franco Corvino, legale di parte civile, ha annunciato ricorso in appello qualora la sentenza – attesa il 12 luglio – segua le richieste del pm: “Vogliamo che venga riconosciuta la responsabilità civile e che il nosocomio migliori le procedure di consenso informato.”
La Fondazione Ruggi, tramite una nota, ha espresso “vicinanza alla famiglia Ferrara e massima fiducia nell’operato dei propri professionisti”, confermando l’introduzione di un protocollo di doppio check per gli interventi su pazienti pediatrici e giovani adulti.
Il verdetto del tribunale collegiale, presieduto dal giudice Maria Luisa Mazzarella, potrebbe aprire un nuovo capitolo giudiziario: la Corte di Cassazione ha infatti recentemente ribadito che la lieve imperizia medica può essere esente da accusa penale se correlata a rischi operatori elevate e consapevolmente accettati dal paziente.
Implicazioni nazionali
Il caso Ferrara è finito nei manuali di cardiochirurgia come esempio di risk management: la Società Italiana di Cardiochirurgia ha emanato nuove raccomandazioni per il consenso informato mirato negli interventi su pazienti under-18, prevedendo colloqui multidisciplinari e registrazione video delle procedure. Il ministero della Salute, dal canto suo, ha avviato una task force nazionale sulle “death in catherization lab” per ridurre la mortalità legata a procedure ad alto rischio.
Il processo riprenderà il 12 luglio con le arringhe della difesa e le conclusioni del tribunale. La famiglia Ferrara ha già annunciato che, qualunque sia l’esito, istituirà una borsa di studio in memoria di Lucia per giovani specializzandi in cardiochirurgia pediatrica.
Lascia un commento