Caso di malattia della “mucca pazza” all’ospedale di Eboli: cosa è successo e quali rischi corre la comunità
Un nuovo caso di encefalopatia spongiforme umana – nota alla cronaca come “malattia della mucca pazza” – è stato confermato pochi giorni fa all’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Eboli. Il paziente, la cui identità è naturalmente coperta dal segreto professionale, è attualmente ricoverato nel reparto di Medicina interna mentre si attende il trasferimento in una struttura neurologica di riferimento.
Cosa è accaduto: il caso clinico emerso per “un caso fortuito”
Secondo quanto appreso da fonti sanitarie interne, la diagnosi è stata formulata quasi per caso, nel corso di accertamenti più ampi avviati per una sintomatologia inizialmente generica: progressiva perdita di coordinamento motorio, crisi confusionale e disturbi della memoria. L’equipe medica ha disposto una batteria di esami neurodiagnostici – fra cui risonanza magnetica, elettroencefalogramma e soprattutto la determinazione del biomarcatore 14-3-3 nel liquido cerebro-spinale – che ha evidenziato la presenza di proteina prionica patologica, responsabile della cosiddetta variante Creutzfeldt-Jakob (vCJD), la forma umana trasmissibile dell’encefalopatia spongiforme bovina.
Perché il paziente finisce in un reparto di Medicina
Il primo problema che ha dovuto affrontare l’Azienda Sanitaria Salernitana è di natura organizzativa: ad Eboli non esiste un reparto di Neurologia. La carenza, nota da anni a sindacati e cittadini, costringe gli operatori a ricoverare i pazienti con patologie neuro-degenerative in un’area di Medicina interna che, per definizione, non dispone di personale specializzato né delle apparecchiature di sorveglianza clinica necessarie per affrontare le complicanze di una malattia prionica.
“Stiamo assistendo a un corto-circuito ospediero che si trascina da troppo tempo”, denuncia il segretario provinciale della Fials Salerno, Antonio Gagliano. “Un paziente affetto da vCJD richiede isolamento rigoroso, ventilazione controllata e smaltimento dei materiali bio-pericolosi secondo protocolli specifici. Qui invece stiamo semplicemente ‘accontentando’ il letto che c’è”.
Il piano di intervento: il reparto di Medicina diventerà un cantiere
Per evitare il rischio di contaminazione ambientale e garantire la sicurezza degli altri degenti, la direzione medica ha disposto l’immediata cantierizzazione del reparto di Medicina. I lavori – che inizieranno entro dieci giorni – prevedono:
- la realizzazione di un reparto isolato con pressione differenziata;
- l’installazione di filtri HEPA per il ricircolo dell’aria;
- la creazione di un percorso dedicato per il personale, con obbligo di mascheramento FFP3 e tute di protezione;
- la messa in sicurezza dello smaltimento di bisturi, siringhe e tessuti biologici secondo la normativa per i rifiuti speciali pericolosi.
L’intervento, finanziato con fondi regionali straordinari per un importo complessivo di circa 450.000 euro, dovrebbe concludersi entro 45 giorni lavorativi.
Quali rischi corre la popolazione
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) la variante Creutzfeldt-Jakob non si trasmette per via aerea né per contatto casuale: il contagio interumano è possibile solo attraverso l’esposizione diretta a tessuti nervosi o cornee del paziente, oppure tramite strumenti chirurgici non sterilizzati in modo adeguato. “Il rischio per i compaesani è praticamente nullo”, spiega il dottor Vincenzo Caporale, direttore del dipartimento di Malattie Infettive della ASL Salerno. “È però fondamentale che vengano rispettate le procedure di biosicurezza per proteggere operatori e pazienti ospedalieri”.
Cronologia dei casi in Campania: numeri e controlli
Dal 2001 ad oggi in Campania sono stati segnalati all’ISS sette casi confermati di vCJD, di cui il più recente proprio quello di Eboli. Le indagini epidemiologiche hanno sempre escluso collegamenti fra i pazienti, confermando che si tratta di infezioni sporadiche legate al consumo – negli anni ’90 – di carne bovina contaminata prima dell’introduzione del divieto di utilizzo di farine di origine animale nell’alimentazione del bestiame.
La regione ha rafforzato la sorveglianza con:
- un sistema di registrazione telematica dei casi sospetti;
- l’invio obbligatorio di campioni al laboratorio di riferimento nazionale dell’ISS;
- audit trimestrali negli ospedali per verificare la corretta applicazione dei protocolli di disinfezione.
Prospettive future: la richiesta di un reparto di Neurologia
Il caso ha riacceso il dibattito sulla rete ospedaliera dell’Agro e del Cilento. Il consigliere regionale di opposizione, Luigi Ciro Santillo, annuncia un’interrogazione urgente: “È inaccettabile che un bacino di 200.000 abitanti non abbia un punto di riferimento neurologico. Oltre al rischi per i pazienti, manca anche la possibilità di avviare studi clinici sulle malattie prioniche, fondamentali per la comunità scientifica internazionale”.
Intanto la famiglia del paziente ha ottenuto dal Tribunale di Salerno un accesso anticipato ai trattamenti sperimentali con anticorpi anti-PrP che verranno somministrati sotto controllo dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Le speranze sono residue – la mortalità della vCJD supera il 90% entro 18 mesi – ma ogni settimana di sopravvivenza offre materiale prezioso per la ricerca.
Conclusione
L’emergenza “mucca pazza” ad Eboli è prima di tutto una storia di emergenza territoriale: una carenza strutturale che ha trasformato un caso clinico raro in un problema di sanità pubblica. Se la cantierizzazione del reparto resterà un epitaffio isolato, senza investimenti stabili su specialità e personale, il prossimo paziente neurologico dovrà ancora una volta accontentarsi del “letto che c’è”.
Lascia un commento