Ladri d’ufficio: la storia di Bruno e Fiamma al centro INPS di Milano
Milano – Era il 1987 quando Bruno Varisco, impiegato neo-assunto presso la sede INPS di piazza Missori, incontrò per la prima volta Fiamma Rizzo, la donna che avrebbe cambiato per sempre la sua vita e quella di centinaia di utenti dell’Istituto di Previdenza Sociale.
L’incontro al centro INPS di Milano
La seconda puntata della rubrica “Storie di Remo” ricostruisce l’incredibile vicenda di due giovani impiegati che, dal 1987 al 1992, gestirono un’organizzazione dedita alle truffe previdenziali nel cuore della capitale economica italiana.
Bruno aveva 23 anni quando conobbe Fiamma, una collega di 21 anni con “l’aria insolente da guapa”, come la definì anni dopo agli inquirenti. Entrambi vivevano a Milano, avevano ottenuto il medesimo punteggio al concorso pubblico e furono assunti nello stesso giorno. Il destino volle che venissero assegnati allo stesso ufficio reclami, condividendo una scrivania “a due piazze” nell’open space del secondo piano del palazzo di vetro e acciaio che domina piazza Missori.
Il modus operandi nel ventre dell’INPS
La coppia, insieme a un terzo impiegato – Remo Colombo, ex vigile urbano – si specializzò nell’identificare pratiche sospese o dimenticate: pensioni di invalidità mai liquidate, arretrati fermi da anni, domande di disoccupazione bloccate per cavilli burocratici. Documenti che, grazie alla loro posizione all’interno dell’ente, potevano “riattivare” in modo rapido.
Le statistiche ufficiali dell’INPS indicano che nel quinquennio 1987-1992 furono evase circa 1.200 pratiche in modo anomalo, per un valore complessivo stimato in 3,8 miliardi di lire (circa 2 milioni di euro attuali). L’indagine, coordinata dal PM di Milano Dott.ssa Lucia Musti, portò all’arresto di sette persone e al sequestro di beni per oltre 5 miliardi di lire.
Le vittime della truffa previdenziale
I malcapitati erano per lo più anziani e disoccupati: lavoratori in difficoltà disposti a pagare il 20-30% della somma ricevuta in cambio di un’accelerazione burocratica. Il meccanismo era raffinato: Fiamma contattava i destinatari, Remo falsificava i documenti, Bruno li inseriva nei sistemi informatici.
La caduta del sistema
L’11 settembre 1992 un’auditor interna dell’INPS scoprì discrepanze in una pratica di invalidità. Le successive verifiche portarono all’identificazione di 47 casi sospetti nel giro di tre mesi. L’inchiesta, denominata “Occhi di ghiaccio” – dal soprannome di Fiamma – si concluse con la condanna definitiva dei tre protagonisti nel 1997:
- Bruno Varisco: 4 anni e 8 mesi per concussione e falso
- Fiamma Rizzo: 5 anni e 6 mesi, capo dell’organizzazione
- Remo Colombo: 3 anni e 4 mesi, falsità materiale
Il lato umano della vicenda
Agli atti del processo compare una lettera scritta da Bruno nel 1993: “Credevamo di aiutare la gente, di fare giustizia. In realtà abbiamo solo nutrito il mostro della nostra ambizione”. Fiamma, intercettata poco prima dell’arresto, confidò a una amica: “Non è solo colpa nostra, il sistema è lento e ingiusto. Noi abbiamo solo dato una scorciatoia”.
Oggi la sede INPS di piazza Missori è un fortino digitale: password doppie, badge biometrici, controlli incrociati. I 2.200 impiegati milanesi gestiscono oltre 1,3 milioni di posizioni previdenziali con procedure digitali che renderebbero impossibile un’escalation simile. Resta però la lezione: la corruzione nasce dove c’è il buio della lentezza e la sete di potere.
La storia di Bruno e Fiamma è un monito per chiunque lavori nel pubblico impiego: il servizio al cittadino non può mai diventare merce di scambio.
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