18 marzo 1990: la Germania dell’Est vota per la prima volta in libertà – Storia di un cambiamento epocale
Il 18 marzo 1990 la Repubblica Democratica Tedesca (RDT) compì un passo irreversibile verso la democrazia: per la prima volta dopo 40 anni di regime socialista, i cittadini della Germania dell’Est furono chiamati a scegliere liberamente i rappresentanti della Volkskammer, il parlamento monocamerale di Berlino Est. Fu la sola elezione libera nella storia della RDT e il viatico formale per l’unificazione con la Germania Ovest, avvenuta il 3 ottobre dello stesso anno.
Il contesto: caduta del Muro e transizione democratica
Il voto del 18 marzo 1990 si inserì nel clima di euforia e incerteza che seguì la caduta del Muro di Berlino il 9 novembre 1989. La SED (Socialistische Einheitspartei Deutschlands), che per decenni aveva monopolizzato il potere tramite il Fronte Nazionale, si era trovata isolata dopo le massicce proteste di Lipsia e Dresda. Il governo di Hans Modrow, ultimo capo del regime comunista, era un esecutivo di transizione che aveva già approvato una nuova legge elettorale e l’istituzione di una commissione elettorale indipendente.
Competizione pluripartitica: i protagonisti della campagna
Per la prima volta nella storia della RDT, oltre 20 partiti e coalizioni scesero in campo. I principali attori furono:
- CDU-DA-DSU (coalizione di centro-destra guidata dalla Cristiano-Democratica Est), che prometteva rapida unificazione e introduzione del marco tedesco;
- SPD (Socialdemocrazia Est), favorita nei sondaggi, che chiedeva un processo di convergenza più graduale;
- PDS (erede della SED), che cercava di reinventarsi come forza riformista di sinistra;
- Alleanza 90/Libera Democrazia (gruppo di attivisti civici e ambientalisti nato durante le proteste).
Affluenza record e vittoria della coalizione “Alleanza per la Germania”
L’affluenza toccò il 93,3% dei 12,5 milioni di aventi diritto, cifra mai registrata in precedenza. La sorpresa fu la netta vittoria della coalizione “Alianz für Deutschland” (CDU-DA-DSU) con il 48,1% dei voti, pari a 193 seggi su 400. La SPD si fermò al 21,9% (88 seggi), la PDS ottenne il 16,4% (66 seggi) e i liberali dell’Alleanza 90 il 5,3% (21 seggi).
Dalla Volkskammer al Bundestag: il governo Lothar de Maizière
Il 12 aprile 1990 la nuova Volkskammer eleggeva Lothar de Maizière (CDU) primo (e ultimo) premier democratico della RDT. Il suo esecutivo guidò la negoziazione del Trattato di unificazione economica, sociale e monetaria (1° luglio 1990) e poi quello politico (3 ottobre 1990), sciogliendo formalmente la Repubblica Democratica Tedesca all’interno della Repubblica Federale di Germania.
Perché quel voto cambiò l’Europa
Le elezioni del 18 marzo 1990 non furono solo un evento nazionale: segnarono la fine definitiva della divisione europea in blocchi e aprirono la strada all’allargamento della NATO e dell’Unione Europea verso Est. Il risultato fu salutato da Mosca con cautela, da Washington e Bonn con entusiasmo, mentre Parigi e Londra temevano un eccessivo rafforzamento tedesco. Tuttavia, il diritto all’autodeterminazione dei tedeschi dell’Est prevalse, trasformando la «rivoluzione dei candelotti» di Lipsia in un capitolo fondamentale della storia continentale.
A trentaquattro anni di distanza, il 18 marzo 1990 resta una lezione di civiltà: in sole sei settimane la Germania dell’Est passò dal comunismo autoritario alla democrazia parlamentare, dimostrando che popoli interi possono cambiare rotta quando la libertà diventa bene supremo condiviso.
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